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Livorno

Gol, corsa e più grinta: la chiave è il centrocampo

di Fabrizio Pucci
Gol, corsa e più grinta: la chiave è il centrocampo

Per la prima volta il Livorno ha trovato la rete non solo con gli attaccanti Jelenic può essere l’uomo in più, Luci adesso sarà il nuovo regista

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LIVORNO. Dieci gol segnati in undici giornate. Poi la tempesta perfetta. In un’ora di gioco contro il povero Prato è arrivata la metà esatta delle reti realizzate in due mesi e mezzo di campionato. Insomma: dopo essersi nutrito con le flebo da agosto, il Livorno si è accomodato a tavola e ha lasciato solo le briciole divorandosi tutto: dall’antipasto all’ammazzacaffè. E dire che appena quattro giorni prima gli amaranto avevano prolungato il digiuno contro i ragazzini della Carrarese in Coppa Italia.

DETERMINAZIONE. A caldo Foscarini ha parlato di “spirito giusto” e in effetti quello è il primo dato sensibile che è saltato agli occhi. Sarà stata la lavata di capo a cui ha sottoposto il gruppo dopo la figuraccia con la Carrarese che ha punto nell’orgoglio i giocatori ma andate a rivedervi i primissimi minuti di Livorno-Prato. Al netto del rigore solare non concesso per il sandwich su Cellini, gli amaranto hanno aggredito l’avversario fin dall’inizio e hanno tirato il fiato per una manciata di minuti solo sul 3-0.

Attenzione, però. Proprio in quel frangente il Prato ha accorciato le distanze e ha pure provato a rientrare in partita. Questo significa che come si allenta la valvola della concentrazione anche l’avversario più debole può creare qualche grattacapo.

TUTTI PRESENTI. Il Livorno aveva un solo modo per togliere il suo allenatore dalla graticola: vincere e convincere. Ha centrato entrambi gli obiettivi con buona disinvoltura nel giorno in cui Foscarini per la prima volta aveva a disposizione il 90% dell’organico e con i soli Toninelli, Maritato e Venitucci fuori.

Da quando è alla guida del Livorno il tecnico veneto infatti non aveva ancora sperimentato la piacevole sensazione di girarsi verso la panchina e trovare valide alternative.

E proprio quelle alternative hanno permesso alla squadra di mettere continuare ad azzannare la partita anche dopo l’infortunio di Giandonato. Ko l’ex Lanciano, Luci è andato a fare il playmaker basso, Jelenic si è spostato in mezzo per far posto sulla corsia destra al neoentrato e straripante Morelli. In sostanza è cambiato l’assetto, ma non ci sono stati sbandamenti e il Livorno è andato dritto alla meta.

INCANTESIMO ROTTO. Appena una settimana fa sul giornale avevamo puntualizzato come il 100% dei gol segnati nelle prime undici gare portassero la firma degli attaccanti. Domenica è caduto anche questo tabù. Due gol su azione per Jelenic, uno su punizione della bandiera Lambrughi e quello – dopo una sgroppata vincente – di Morelli. Dei cinque gol solo quello di Cellini è arrivato dalle punte: ottimo. Vuol dire che questa squadra può accompagnare la fase di possesso anche con difensori e centrocampisti e non vive solo dei guizzi di chi è attaccante di mestiere.

LA RIPROVA. Asfaltato il Prato, ora per fare il salto di qualità servono due cose. Primo: l’equilibrio. Il Livorno non era così scarso prima di domenica e non è diventato il Real Madrid per aver rifilato la manita alla peggior squadra vista fin qui. Secondo: la continuità. Sabato con la Lupa Roma, poi all’Ardenza con Pro Piacenza e Pontedera capiremo se sulla cartella clinica amaranto sarà possibile scrivere “il paziente è guarito”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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