Gioco
Livorno si sveglia e calpesta il Prato
Partita a senso unico, Jelenic (doppietta) trascina gli amaranto. Ospiti poco più che spettatori
LIVORNO. Potere della mente. La stessa squadra che appena tre giorni prima aveva perso in Coppa contro una Carrarese con età media da Scuola Calcio, stavolta travolge 5-1 il povero Prato che si mostra davvero allo sbando.
Ma come è possibile? «Tutta una questione di spirito, di mentalità, di come entri in campo», dirà Foscarini a fine partita. Probabile. Ma prima di parlare di “partita della svolta” sarà meglio aspettare.
SEGNALI AMARANTO. I segnali lanciati dalla squadra amaranto sono comunque molto confortanti. Jelenic ha fatto la sua prima vera partita dopo l’infortunio ed è stato devastante, al di là dei due gol segnati; sulle fasce Lambrughi e Morelli hanno finalmente dato alternative di gioco, la difesa schierata a tre (con Vantaggiato centrale, Gonnelli a destra e Gasbarro a sinistra) ha rischiato poco o nulla.
E poi, per la prima volta, Foscarini si è girato per guardare la panchina e ha trovato un attaccante. Perché adesso anche Vantaggiato è pronto, e con Cellini e Murilo il reparto offensivo torna ad avere un senso. Il Livorno aveva segnato 10 gol in 11 partite, ne ha segnati 5 in 90 minuti.
PRATO IN CRISI. Davvero disarmante invece la partita del Prato. A parte gli errori individuali spesso clamorosi (iniziando da quello del portiere Iuliano sull'1-0), il vero problema è che non abbiamo visto una squadra con la voglia di lottare. E questo è un grosso problema se il tuo obiettivo è la salvezza. Certo, a inizio stagione si volava alto, adesso mantenere la categoria sarebbe già tanto. Ma qualcosa va cambiato. Il cambio all'intervallo di un Tavano intristito e quasi immobile, è lo specchio di una squadra che a Livorno è sembrata davvero allo sbando. Un po' in ogni settore del campo, a partire dalla difesa dove Martinelli e Antonini si sono fatti travolgere al pari di Tomi e Romano, per non parlare di Carcuro che in serie C non può essere così anonimo.
LA PARTITA. In campo c’è stato sempre solo il Livorno, dal primo minuto. Tant’è che dopo una manciata di secondi gli amaranto hanno subito reclamato un rigore per atterramento di Cellini.
Ma era solo questione di minuti. Al 9’ il Livorno è passato grazie a Jelenic, bravo ad asfaltare tutti sulla fascia destra per poi lasciar partire un tiro che si è insaccato sul primo palo, con evidenti colpe del portiere Iuliano. Nel giro di un quarto d’ora il Livorno ha praticamente chiusa la partita, prima con Cellini (rigore per atterramento netto du Murilo) e poi con Lambrughi su punizione.
L’unico sussulto del Prato è stato il 3-1 di Danesi, colpo di testa da angolo. Ma un vero lampo nel buio, perché poi Mazzoni non toccherà più palla fino alla fine.
Monologo anche nel secondo tempo. Il Livorno ha dilagato grazie ancora Jelenic e poi al giovane Morelli bravissimo a partire sulla fascia destra per piazzare il diagonale giusto. Ci sarebbe stato tempo e possibilità per segnare altre reti perché il Prato è rimasto pure in 10 dal 32’ (espulsione di Cavagna per un brutto fallo su Morelli) ma il Livorno cavallerescamente ha smesso di giocare, coi giocatori che hanno iniziato a passarsi palla tra loro aspettando la fine. Anche l’arbitro si è adeguato, concedendo solo 1’ di recupero nonostante cambi, infortuni e espulsione. Viva il buonsenso. Non aveva senso prolungare la via crucis del Prato.
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