Attenzione
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di GIORGIO BILLERI
Cosa chiediamo alla Formula 1? Essenzialmente una cosa: brividi. Di emozione, di rabbia, perfino di paura. Ma senza emozioni il Circus non ha ragione d’essere. Eppure, per tutto il 2016 abbiamo sbadigliato davanti al televisore, seguendo un film già visto, ascoltando un disco rotto: la Mercedes che conquista la pole, parte davanti, va il doppio degli altri, e vince. Con la Ferrari a recitare la malinconica parte dell’utilitaria sfigata e la Red Bull unico raggio di sole, con la giovanile veemenza e insolenza di Verstappen. Insomma: tifosi annoiati, giornalisti frustrati, costretti a raccontare l’acqua calda.
Poi, ieri, è arrivato il Gp del Brasile. Dove il dio della pioggia ha deciso di divertirsi e divertirci. Ed è venuto fuori, finalmente, lo spettacolo che attendevamo, tutto e il contrario di tutto.
La pista che sembrava un furioso torrente di montagna, le monoposto che sollevavano altissimi pinnacoli d’acqua, sorpassi a 250 orari praticamente senza visibilità, la Safety car che per quanto ha tirato il gruppo avrebbe meritato i 25 punti del vincitore. Abbiamo visto più bandiere rosse che ad una festa di Rifondazione Comunista: per due volte stop, non si corre più, l’asfalto zuppo di pioggia, secondo il direttore di corsa Charlie Whiting, metteva a rischio l’incolumità dei piloti.
E qui, il balletto: parte dei piloti voleva andarsene a casa, altri (con interessi pressanti di classifica) volevano correre. E il pubblico brasiliano, che aveva speso fior di soldi per starsene lì, sotto l’acqua battente, a ululare di disapprovazione e mostrare pollice verso ai manovratori del carrrozzone. Finchè ha prevalso la ragion di stato e le macchine sono state ributtate in quell’inferno liquido.
Emozioni loquide. Come le lacrime catturate dalle telecamere sul volto di Felipe Massa, quando è sceso dalla monoposto per l’ultima volta davanti alla sua gente. Emozioni, come la bandiera a scacchi che finalmente si è librata nell’aria, tre ore dopo l’accensione del semaforo verde. Emozione non è stata l’ordine d’arrivo: Hamilton primo, Rosberg secondoi, perchè questi non li ferma nemmeno il dio della pioggia. I gemelli diversi della Mercedes, divisi solo da 12 punti, che si giocheranno tutto nell’ultimo atto della stagione, ad Abu Dhabi. Avrete notato che in questo fiume di emozioni non abbiamo mai citato la Ferrari: non è casuale, ormai la Rossa è una pallida controfigura della grande macchina che fu. Una comparsa, sempre più affannosa e crepuscolare.
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