Il Tirreno

Livorno

AMARANTO»LA SOCIETÀ

di Alessandro Bernini
AMARANTO»LA SOCIETÀ

LIVORNO. Dov’è Igor Protti? Perché non parla? Perché non ci fa capire cosa sta succendo? La domanda ci sta e forse è bene chiarire come stanno le cose, anche perché altrimenti il silenzio di Igor...

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Dov’è Igor Protti? Perché non parla? Perché non ci fa capire cosa sta succendo? La domanda ci sta e forse è bene chiarire come stanno le cose, anche perché altrimenti il silenzio di Igor rischia di essere frainteso.

Protti c’è, non è in disparte, lavora sul campo e nello spogliatoio, è un valore aggiunto di inestimabile valore per il Livorno. Ma non può essere lui a dare valutazioni tecniche o morali su questo Livorno per la semplice ragione che non è lui ad aver costruito questa squadra.

Premiamo il tasto rewind. Il giorno della presentazione di Protti come nuovo “club manager”, Igor viene definito una sorta di braccio destro di Franco Ceravolo, col quale dovrà lavorare a fianco in fase di mercato. Operazione facile a dirsi, ma complicata a farsi. Perché Ceravolo è un direttore sportivo vecchio stampo, di quelli che si sceglie i giocatori e si prende le responsabilità nel bene e nel male. Oddio, in realtà anche lui ha potuto scegliere poco, perché soldi a disposizione non ne aveva, quindi non ci sentiamo di addossargli grosse colpe.

Fatto sta che Igor non è entrato nelle dinamiche di mercato. Poteva fare i capricci, magari scontrarsi con Ceravolo, ha scelto invece di lavorare con la squadra e con Foscarini. Ruolo diverso. È entrato in punta di piedi e in punta di piedi è rimasto. Per ora.

C’è pure chi sostiene che Protti dovrebbe dimettersi, perché non può riconoscersi in questo presente. Ma siete sicuri che essere “dentro” oggi sia una colpa? Protti ha avuto due occasioni per tornare in società, una volta in serie A e una volta in serie B. Sarebbe stato più facile per lui. Facilissimo. Non se ne fece di niente. Invece è tornato oggi, nel momento di massima depressione del calcio a Livorno. Nel momento delle macerie. Della serie C, dalla quale lui (insieme a Aldo Spinelli, Osvaldo Jaconi e un manipolo di grandi uomini) ci aveva tirato fuori.

Essere dentro oggi non vuol dire essere complici. Da fuori Igor non potrebbe far niente, da dentro magari non può fare 10 ma può fare 2. E quel 2 è una piccola base per la ricostruzione. Con o senza Spinelli.

Solo chi lo conosce, sa quanto Igor oggi soffre. Per i risultati ma anche per quelle tribune così vuote. Oggi è facile fregarsene, il Livorno non va più di moda. Noi siamo dalla parte di chi, nonostante tutto, sta lì e combatte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web