Gioco
Per il Livorno in crisi l’ultima spiaggia è un Prato di spine
Dopo l’eliminazione in Coppa Italia il quadro è a tinte fosche: presidente contestato e anche l’allenatore in discussione
LIVORNO. Un quadro a tinte fosche: presidente contestato, allenatore in discussione - per lui sarà fondamentale la partita di domenica con il Prato - e tifosi per tre quarti lontani e per il resto sul piede di guerra.
Fuori anche dalla Coppa Italia e per mano di una squadra della cifra tecnica modesta e per di più farcita di giovani. Siamo al 4 novembre e la stagione del Livorno è triste come un giorno di pioggia. Il primo posto infatti è lontano chilometri e la prospettiva di vivacchiare fino a maggio nella speranza di ottenere un buon piazzamento in chiave playoff non scalda nessuno. Questa mediocrità soffoca le ambizioni, mortifica i tifosi.
CAUSE ED EFFETTO. Inutile girarci attorno. Le maggiori responsabilità di questo sfacelo sono del presidente Spinelli. Se solo avesse voluto, avrebbe davvero allestito la Juventus della Lega Pro senza che quello fosse solo uno spot estivo, un titolo senza contenuto.
Quanto a disponibilità economiche lui in effetti ha la potenza della Juventus perché in questa categoria non ha rivali. E invece la sua filosofia risparmiosa ha colpito ancora. Quella parsimonia, quell'atteggiamento da provinciale poteva andare bene in serie A dove il Livorno era una delle realtà più piccole. Meno in B. Per nulla in serie C. Si perché diciamocelo. Il mercato non è stato da Juventus della Lega Pro, ma nemmeno da Chievo o Empoli. E così ora si soffre per il presente, ma anche per il futuro che al momento è un'ipotesi.
GLI UOMINI DEL PRES. Qualche responsabilità ce l'ha anche il direttore sportivo Franco Ceravolo, ma le sue 'colpe' sono molto sfumate. Dopo tutto lui è andato al mercato con un budget assai limitato e siccome è nato a Cirò Marina e non a Betlemme, miracoli non ne ha fatti. Certo. Il rendimento di qualche giocatore è inferiore alle attese, ma può succedere e le probabilità che questo accada aumentano quando si è costretti a pescare tra gli svincolati. Nelle ultime settimane, la penuria di risultati e anche l'evidente mancanza di una fisionomia tattica ben delineata, ha finito per mettere sulla graticola anche l'allenatore.
LE ANGUSTIE DEL 'FOSCA'. L'eliminazione dalla Coppa Italia è stato solo l'ultimo capitolo di un libro fin qui noiosetto, privo di colpi di scena e nel quale i protagonisti soccombono spesso anche perché fanno poco per vincere. Anche in questo caso non mancano le giustificazioni.
La messe di infortuni - prodotta comunque anche da una preparazione estiva mal digerita dai ragazzi - oltre ad essere da Guinness dei primati ha pesantemente condizionato le scelte di Foscarini. Così - oggi - doppiata la boa di metà girone d'andata, se uno ci chiede 'come gioca il Livorno' possiamo rispondere in un solo modo: male. E male fa ammetterlo, ma è così. Mister Claudio le ha provate tutte: difesa a tre, a quattro, formula con il tre quartista.
Eppure c'è la sensazione che il Livorno sia una squadra piatta, prevedibile e che solo a sprazzi segua un canovaccio tattico chiaro. La situazione, insomma, si è fatta progressivamente pesante anche per il tecnico veneto. Lui stesso - da settimane - è in attesa di una svolta che non arriva mai e ora le lancette del suo orologio amaranto rischiano di fermarsi.
È chiaro che il match casalingo con il Prato costituisce uno spartiacque fondamentale per il futuro di Foscarini chiamato non solo a vincere, ma anche a convincere. In mezzo a questa desolazione ci sono i tifosi. Tristi, arrabbiati, amareggiati. Meritano rispetto. Non questo panorama desolante.
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