Gioco
Ore 7.40, la scossa e la fuga dalle camere
Il risveglio choc della squadra, l’ipotesi rinvio e la decisione del prefetto di giocare
VITERBO. La colazione è programmata alle 8.30, come sempre quando si gioca alle 14.30. Ma Claudio Foscarini è mattiniero, lui prima delle 7 è già nella hall dell’albergo Aquila coi suoi collaboratori.
Sembra un pre-partita come gli altri. Sembra. D’improvviso, alle 7.40, quando i giocatori sono ancora nelle loro camere a dormire, la terra inizia a tremare. È il terremoto. L’ennesimo. Un’altra di quelle scosse che da settimane sta mettendo in ginocchio le Marche e l’Umbria. Sono attimi di terrore.
I giocatori del Livorno si precipitano fuori dalle camere. Uno dietro l’altro. Luci, Ferchichi, Cellini, Mazzoni, Gemmi, qualcuno trova un attimo di lucida follia per mettersi qualcosa indosso, altri no. La scossa è infinita, dura quasi un minuto. Scappano tutti dalle camere, anche Armenia, Bini, i magazzinieri.
Il tempo di arrivare nella hall e la situazione torna alla normalità. Ma sono stati 60” tremendi, infiniti. L’addetto alla reception cerca di tranquillizzare un po’ tutti. I ragazzi restano tutti all’interno dell’albergo ma l’angoscia è tanta. Pochi attimi e tutti hanno già gli smartphone in mano per inviare messaggi a casa, ai parenti, per tranquillizzare chi a centinaia di chilometri ancora non sa.
Intorno alle 7.50 i notiziari di Sky lanciano i primi aggiornamenti, adesso si cerca di capire. Foscarini tranquillizza i suoi ragazzi ma non è facile. Le prime telefonate, le prime perplessità. Ma la partita si gioca? Intorno alle 9.30 sembra che il rinvio sia la soluzione più probabile ma poi la Prefettura dà l’ok per far svolgere la partita.
«La paura è stata davvero tanta - confida il dg Paolo Armenia - avevo vissuto anche altri terremoti, ma una scossa così forte e così lunga ti lascia davvero il segno». «Ora che tutto è finito - rivela Foscarini - posso fare una battuta: non mi era mai capitato di vedere tutti i giocatori già svegli un’ora prima del ritrovo. È stata dura, inevitabile un po’di panico. Ma i ragazzi si sono fatti coraggio a vicenda».(al.ber.)
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