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Mazzoni: «Fidatevi: è un Livorno di gente che lotta»

di Alessandro Bernini
Mazzoni: «Fidatevi: è un Livorno di gente che lotta»

Il portiere amaranto a 360 gradi: la scelta di tornare, la sua nuova vita, i tifosi, Aldo Spinelli e la voglia di tornare in serie B

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LIVORNO. L’amore, gli errori, la speranza: c’è tutto nelle parole di Luca Mazzoni. C’è la maturità di un ragazzo che a 32 anni ha scelto Livorno in uno dei momenti storici più difficili. E va fiero di questa scelta.

Luca Mazzoni, con questa maglia hai vissuto ogni tipo di emozione: dal dolore più profondo per Morosini, alle gioie sportive. Adesso che sensazioni senti sulla pelle?

«È una stagione particolare, siamo tornati in serie C dopo tanti anni e per certi versi è dura da digerire».

Soprattutto per i tifosi.

«Li capisco. E in questo momento non sarebbe giusto chiedere loro più di quanto stanno dando. La Curva Nord ha subito tante diffide, adesso devono resettare e ripartire trovando loro la strada migliore. Comunque i tifosi ci stanno vicini. Torneranno tempi migliori».

Magari una squadra costruita per salire subito su, avrebbe creato un altro clima.

«Credo che ci sia bisogno di parlare con onestà. Quest’anno è difficile poter sperare di tornare in serie B, forse bisognerebbe creare delle basi solide per il futuro. Perché una risalita va programmata».

Oggi parlare di programmazione è difficile.

«Ma bisogna farlo. Guardiamo ad esempio Alessandria e soprattutto Cremonese: sono anni che investono per tornare su. Oggi per noi è complesso pensare di arrivare davanti a loro. Anche se una cosa la garantisco io».

Che cosa?

«Che in questo gruppo non c’è nessuno che tira indietro la gamba o non lotta. Forse abbiamo dei limiti tecnici, forse ci sono squadre più forti, ma vi garantisco che sotto il profilo dell’impegno non siamo secondi a nessuno. Questa è una squadra che lotta, combatte e cerca di arrivare un metro sopra al suo limite».

Qui c’è tanta gente che viene da una retrocessione, se non due. Molti sostengono che l’alone di negatività sia difficile da scacciare anche per questo.

«Può essere. Quando fai 3 retrocessioni in 4 anni, non puoi non essere segnato. Il gruppo magari è sano ma la mentalità non è quella giusta».

Oltre al fatto che tanti degli attuali infortunati, si portano dietro vecchi problemi.

«Su questo concordo di meno. Toninelli e Cellini ad esempio stavano bene, Vantaggiato ha comunque finito la stagione giocando sempre. Comunque col gruppo al completo credo che vedremo un altro Livorno».

Dicono che Mazzoni sia cambiato.

«In che senso?».

Uomo-spogliatoio ma senza più gli eccessi del passato.

«La scelta di lasciare Livorno è stata sbagliata dal punto di vista calcistico, ma inevitabile dal punto di vista umano. Ma stare un anno fuori mi ha aiutato a riflettere. Mi chiedevo: ma perché qualcuno ce l’ha con me? Perché sento una situazione di insofferenza nei confronti dei miei comportamenti? Eppure questa è la mia gente e io soffro per questa maglia. Non è che forse sbaglio io?»

E...?

«E ho capito che a 32 anni dovevo limare qualcosa del mio carattere. Non mi posso cambiare, ma posso migliore. E ci sto lavorando. Posso dire che sto vivendo molto meglio questa nuova avventura nella mia città e con la mia maglia».

Quindi, sinceramente, non è che ti sei pentito di essere tornato?

«Pentito? Assolutamente no. È stata una scelta felice, sono un giocatore e un uomo contento».

Quanto influisce tra voi giocatori questa situazione societaria, tra trattative e un presidente che non si vede più?

«Dire che siamo estranei sarebbe una bugia. È chiaro che tutti noi leggiamo, ci informiamo, cerchiamo di capire. Però questa situazione non deve essere un alibi per noi giocatori. Io sono stato in diverse società, e vi garantisco che comunque a noi non manca niente. Il discorso su Spinelli è più ampio, è chiaro che dopo 17 anni non può avere lo stesso entusiasmo. Al di là di tutto, l’importante è che in questo momento a Livorno si pensi a un progetto per riportare la squadra in serie B».

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