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Lo sbarco a Lecce, poi la rottura

Lo sbarco a Lecce, poi la rottura

La Ferrari doveva rilevare il 30% con Bonetti come direttore sportivo

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LIVORNO. Non è una novizia nel mondo del calcio, Emanuela Ferrari. O quantomeno, non è la prima trattativa che porta avanti. In estate sembrava sul punto di affondare il colpo per comprare il Livorno Calcio, poi ci fu un cambio di rotta che la portò al sud, direzione Lecce.

Qui doveva rilevare il 30% della società, sborsando una cifra intorno a 1,5 milioni di euro. A coinvolgerla nel progetto, il vicepresidente del Lecce ovvero Saverio Sticchi Damiani. Strani incroci: presidente del Lecce era (ed è) Vincenzo Tundo che ha rilevato il Lecce da quel Tesoro che nel 2010 provò a comprare il Livorno salvo poi defilarsi.

Ma torniamo a bomba. A Lecce sembrava tutto fatto per l’ingresso in società di Emanuela Ferrari. Addirittura era stata organizzata una conferenza stampa, nella quale sarebbe stato presentato il nuovo assetto societario della società salentina. Poi però iniziarono i problemi, non legati a questioni economiche ma tecniche. Da Lecce si sostiene che la Ferrari volesse inserire nell’organico dirigenziale del Lecce l’ex giocatore Dario Bonetti, una mossa che i dirigenti non accettarono perché per quel ruolo era già stato designato Mauro Meluso, ex Pisa. Si provò a mediare proponendo a Meluso il ruolo di consulente dell’area tecnica, ma saltò anche questa ipotesi.

A quanto pare, la Ferrari non si arrese tanto facilmente. Anzi. Rilanciò. E si presentò a Lecce con la volontà di rilevare non più il 30% ma addirittura il 51%, dunque la maggioranza della società. A quel punto le decisioni le avrebbe prese lei.

Tentativo senza successo, perché Tundo non voleva mollare il comando della società. Ecco cosa dichiarò qualche giorno dopo il presidente giallorosso: «Gli accordi con la Ferrari erano scritti da tempo, purtroppo nei giorni scorsi ho ricevuto una chiamata personale in cui mi è stato chiesto il 51%. Se non avessi accettato l’operazione non si sarebbe conclusa. Ma io non me la sono sentita di accettare, la maggioranza deve rimanere nelle nostre mani. Potremmo anche cedere il 49% ad una società esterna ma non il 51%. Da quel momento in poi, i contatti si sono raffreddati. Bonetti? Negli accordi era previsto un ruolo per lui, ma era marginale».

Da quel giorno la Ferrari si è tirata fuori. Dario Bonetti, 55 anni, ex giocatore anche di Juventus, Milan e Roma, nonché allenatore di Gallipoli, Juve Stabia e diversi club stranieri, nel frattempo è andato al Târgu Muré, serie A rumena dove si è dimesso dopo tre giornate per motivi personali. (al.ber.)

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