Il Tirreno

Livorno

L’INTERVISTA. PARLA ALESSANDRO MARCHI

«Conosco bene la serie C, fidatevi: questo Livorno vale i primi posti»

di Andrea Masini
«Conosco bene la serie C, fidatevi: questo Livorno vale i primi posti»

LIVORNO. Alessandro Marchi - toccando ferro - è una delle pochissime certezze di questo primo scorcio di stagione: 8 presenze fatte d'impegno, corsa e sudore. Diciamo che nel bel mezzo di tanta...

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LIVORNO. Alessandro Marchi - toccando ferro - è una delle pochissime certezze di questo primo scorcio di stagione: 8 presenze fatte d'impegno, corsa e sudore. Diciamo che nel bel mezzo di tanta sfortuna, Marchi è il jolly del centrocampo amaranto. Ovunque Foscarini lo schieri, lui spunta sangue e strappa applausi.

Domenica, ad esempio, è subentrato al posto di Toninelli ed ha fatto il quinto della linea a 5: «Non è proprio il mio ruolo - confessa - ma in passato è già capitato di presidiare quella zona di campo. Ne ho parlato col mister e sa benissimo che sono a sua completa disposizione».

Marchi, l'infermeria si sta lentamente svuotando?

«Era l'ora (sorride, ndr)... scherzi a parte, sotto questo aspetto non è un periodo felicissimo, abbiamo parecchi assenti ma l'obiettivo è di recuperarne qualcuno per la trasferta di Siena».

Interno di centrocampo, tornante, terzino: lei dove preferisce giocare?

«Mi adatto, e cerco sempre di esprimere le mie qualità. A volte, forse, pago la mia generosità e negli ultimi 10-15 minuti vado in riserva. Devo imparare a gestire meglio le energie ed essere lucido anche al 90esimo o nel recupero».

Il Livorno ha margine di crescita?

«Ampio, ma tutti dobbiamo dare di più. Sul piano del gioco, sia a Gorgonzola che contro il Renate, un piccolo passo in avanti si è visto. Naturalmente allenarsi in 13-14 più alcuni ragazzi della Beretti rallenta un po' il tutto e infatti spero di rivedere presto chi è fuori».

Il mister afferma che oggo il Livorno non può dare più di così. È d'accordo?

«Vero gli infortuni, vero tutto, ma chi fa parte del Livorno significa che merita di stare e giocare nel Livorno. Ovvio che non bisogna mai sentirsi appagati e neppure scoraggiarsi. La situazione non è drammatica, anzi, 14 punti rappresentano un ottimo bottino. Poi se guardiamo l'Alessandria, lo vedo anche io che sta tenendo un passo incredibile...».

Ma almeno sulla carta, il Livorno vale quanto Cremonese e Alessandria. O no?

«Per me sì, assolutamente: "frequento" la Lega Pro da qualche stagione e oramai so riconoscere il valore di una rosa. Le potenzialità per condurre un campionato di vertice ci sono, ma è fondamentale rimanere nella parte alta della classifica e recuperare pian piano gli infortunati. In Serie C non c'è ne Messi, né Maradona. Ogni partita fa storia a sé».

A proposito di assenti, Vantaggiato è tornato a correre?

«La pubalgia è una brutta bestia, però ora è acqua passata. Daniele è un giocatore di capitale importanza, spero rientri il prima possibile».

Come si sta trovando a Livorno?

«Bene, è una piazza prestigiosa ed esigente. Faccio un esempio: se l'anno scorso a Pavia giocavo una partita da 7 e la successiva da 4 nessuno lo metteva in evidenza. Alcuni dei miei compagni stanno soffrendo un po' la pressione, ma sono convinto che riusciranno a gestirla sempre meglio. Avere la testa sgombra è determinante».

E domenica a Siena che partita sarà?

«Un derby, e come tale 90 minuti durissimi. Vincere con il Renate ci ha fatto benissimo, quindi andiamo là con i migliori propositi».

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