Il Tirreno

Livorno

PIERGIUSEPPE MARITATO

Il ragazzo di Calabria e la voglia di riemergere

LIVORNO. L’amuleto Maritato ha colpito ancora. Due gol in campionato – contro Carrarese e Renate - per sei punti in classifica. Non è un bomber da 20 reti a stagione, ma quanto la mette, i suoi sono...

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LIVORNO. L’amuleto Maritato ha colpito ancora. Due gol in campionato – contro Carrarese e Renate - per sei punti in classifica. Non è un bomber da 20 reti a stagione, ma quanto la mette, i suoi sono gol pesanti: «Tra l’altro – dice sorridendo - quest’anno sono già a metà di quelli segnati nella scorsa stagione tra Sudtirol e Lucchese quando mi fermai a quattro».

RAGAZZO DI CALABRIA. Partito da casa, molto presto per cercar fortuna nel calcio (nel suo passato ci sono le giovanili della Juventus) Maritato ha quasi perso l’accento calabrese, ma dentro porta i profumi e i sapori della sua terra: «Appena posso torno a casa, nella mia Cetraro, la stessa città di Mondello». Già e domenica sugli spalti c’era Veronica, la figlia del ‘mitico’ Dondolo: «Mi ha mandato un po’ di sms. E’ la mia tifosa ad personam».

Figlio unico, il diploma di perito elettronico in tasca («Ma di elettronica non so praticamente nulla»), è un ragazzo tranquillo: «Quando vado a casa faccio lunghe passeggiate sul mare con i miei due cani e poi ci sono le prelibatezze di mamma: le polpette di melanzane e i fiori di zucca in pastella».

VICENZA. Una tappa fondamentale della sua carriera è colorata di biancorosso: «Sono stato un anno e mezzo in Veneto. Lì – dice – sono cresciuto come calciatore e come uomo. In quel periodo ho conosciuto uno dei miei migliori amici, Brighenti, con il quale sono ancora in contatto». E dire che proprio Brighenti un anno e mezzo fa, qui a Livorno si prese un buffetto in faccia da Mazzoni nell’incandescente finale del match tra amaranto e vicentini.

LIVORNO. Dopo tanto girovagare, finalmente, l’amaranto: «Sono felice di essere qui e non sono parole di circostanza. Il Livorno deve essere il mio trampolino di lancio». Alle ambizioni personali, però antepone gli obiettivi della squadra: «Dobbiamo crescere e lavorare a livello mentale. I tanti infortuni ci hanno condizionato. Ad esempio domenica l’assenza iniziale di Venitucci ci ha costretto a cambiare un’altra volta modulo, ma sono certo che faremo bene».(f.p.)

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