Gioco
Renate zero, il Livorno canticchia
Brutta partita e poco gioco, ma un rigore di Maritato a 10’ dalla fine regala i tre punti
LIVORNO. “E poi, di colpo eccomi qua”, cantava Renato Zero. Il Renate invece a zero ci rimane e il colpo l’ha preso al 35’ del secondo tempo quando dal buio più assoluto è spuntato un rigore per il Livorno. “Più su” resta un titolo adatto alla classifica visti i tre punti incassati, non alla prestazione degli amaranto. Ma oggi, onestamente, non possiamo chiedere molto di più.
CHE SOFFERENZA. Il Livorno vince 1-0 e soffre come al solito in tutto: nel far gioco, nel non rischiare dietro, nel creare occasioni da gol.
Siamo distanti da una “squadra” degna di tale nome. Resta da capire se questo è dovuto a problemi strutturali di organico, oppure ai tanti infortuni che senza dubbio stanno condizionando questo inizio di stagione. La sensazione nostra, è che la verità sia nel mezzo: questo Livorno può giocare meglio, crescerà quando la rosa sarà al completo, ma non è stata costruita in modo abbastanza solido (spendendo...) per lottare per il vertice.
CLIMA E CONTESTAZIONE. In questo quadro, già abbastanza complicato, ci si mette poi uno stadio che ispira tristezza. Andrebbe fatto un monumento a quei 4000 che continuano a tenere alta la bandiera amaranto ogni domenica, alla faccia di tutto e di tutti.
Ieri c’è stata di nuovo contestazione nei confronti del presidente Aldo Spinelli, con cori e uno striscione gigante sotto la curva. Ma Spinelli non c’era, è rimasto a casa, confermando dunque un distacco sempre più profondo dalle vicende amaranto.
Chiaro che questo clima non aiuta la squadra. Che pure, a fine partita, è stata applaudita dai tifosi. Giusto così. Che colpe hanno questi giocatori?
I SALTI MORTALI. Tornando alla partita, l’estetica come detto è stata meno di un optional. D’altronde Foscarini aveva a disposizione 12-13 giocatori pronti, e nell’ultimo quarto d’ora è stato costretto addirittura a buttare dentro Venitucci rischiando grosso, visto che il ragazzo aveva accusato un dolore muscolare alla vigilia.
Non c’erano alternative. Assenti Vantaggiato, Cellini, Gonnelli, Lambrughi, Grillo, Jelenic (in panchina ma non pronto) e Ferchichi (idem), è finito ko dopo un amen anche Toninelli, costringendo Foscarini a un disegno tattico impensabile: difesa a tre con Borghese centrale e Rossini a destra, Marchi esterno destro, Bergvold interno sinistro ma non ancora pronto, solo due punte vista l’assenza del trequartista.
Chiaro che in queste condizioni il Livorno è andato in sofferenza. E meno male che Mazzoni con un paio di grandi parate, ci ha consentito di arrivare agli ultimi minuti ancora sullo 0-0. Male invece il centrocampo, statico in Giandonato e Bergvold, poco lucido con Luci, mentre sulle fasce Marchi e Morelli hanno disputato una partita senza infamia e senza lode. E senza centrocampo, è chiaro che in attacco si fatica, nonostante Murilo abbia confermato qualche numero interessante.
MARITATO-GOL. Abbiamo rischiato grosso soprattutto nel primo tempo. Il Renate ha chiesto subito un rigore in apertura per una spinta di Borghese in area, un po’ plateale: di certo Borghese con quella spinta ha salvato un gol già fatto. Come gol quasi fatto, sembrava quello fallito da Murilo nel finale: troppo debole e mal piazzato il suo destro a due passi dal portiere.
Il cambio di marcia nel secondo tempo non c’è stato. Anche perché, chi poteva cambiare marcia? Forse solo Venitucci, che infatti è entrato nell’ultimo quarto d’ora come carta della disperazione di Foscarini.
Il lampo, improvviso, è arrivato a 10 minuti dalla fine. Una puntata offensiva di Gasbarro, il tocco di Anghileri, l’arbitro che indica il dischetto per un rigore che ci sta tutto: Maritato calcia alla destra del portiere che intuisce ma non arriva a toccare. Restavano gli ultimi minuti, il Renate si è gettato in avanti reclamando anche un paio di rigori per presunti tocchi di mano (molto presunti), l’espulsione di Luci ha aumentato la sofferenza, ma alla fine il triplice fischio è arrivato. Insieme ai tre punti. Aspettando tempi migliori.
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