Gioco
Totti segna il gol n. 250, ma la sua Roma non c’è
Giallorossi travolti a Torino e Spalletti s’arrabbia: «Poca determinazione, ora basta con gli alti e bassi»
TORINO. Un Torino bello e combattivo stende la Roma. Allo stadio Olimpico Grande Torino i granata hanno mostrato una migliore organizzazione e più cattiveria, contro i confusi e disorientati giallorossi. Decisivi Belotti, autore del primo gol del match, e l'ex Iago Falque, che ha firmato una doppietta. Per la Roma inutile la rete numero 250 nel massimo campionato dell'ormai quarantenne Totti.
Nei padroni di casa, orfani degli squalificati Acquah e Vives e degli infortunati Ajeti, Molinaro e Maxi Lopez, Sinisa Mihajlovic ha confermato il modulo 4-3-3, inserendo in avvio De Silvestri, Rossettini, Castan e Barreca a protezione di Hart; Benassi, Valdifiori e Obi (sostituito al 22' da Baselli) a centrocampo; con Iago Falque, Belotti e Boyè nel tridente offensivo. Relegato in panchina, invece, il rientrante Ljajic.
Negli ospiti, privi degli indisponibili Rudiger, Mario Rui, Nura e Vermaelen, Luciano Spalletti ha puntato sul 4-2-3-1, schierando dal primo minuto Florenzi, Manolas, Fazio e Bruno Peres davanti a Szczesny; De Rossi e Strootman nella zona nevralgica; con Salah, Nainggolan e Perotti alle spalle di Dzeko. In scena dopo l'intervallo (al posto di De Rossi) Totti, voglioso di festeggiare al meglio il suo quarantesimo compleanno ( martedì), applaudito da tutto il pubblico presente allo stadio.
Ma la Roma non c’era, e alla fine Spalletti non la manda a dire: «Oggi in diverse occasioni ci siamo allungati un po’ troppo, per cui la difesa ha dovuto agire da reparto, giocando da sola. Probabilmente ci manca un po’ di determinazione in più in avanti. A inizio gara, per esempio, abbiamo avuto le nostre occasioni e potevamo cambiare il volto della sfida. Poi, invece, abbiamo subito il gol dell'1-0 sulla loro prima azione d'attacco».
«Non mi interessa - continua Spalletti - fare un'analisi sul breve periodo; mi concentro al contrario sul lungo periodo e sinceramente devo ammettere che da diverso tempo subiamo troppe volte questi alti e bassi. Appena non andiamo alla ricerca dello sforzo ulteriore e gli avversari invece fanno all'opposto subiamo contraccolpi bruschi come quello odierno. Le cose non accadono solo per le qualità in campo o per il blasone della maglia che si indossa: serve qualche cosa in più. Serve migliorare nella testa».
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