Italia
la SESTA giornata
INVIATO A OLBIA. Qui il mare d'inverno non è solo un film in bianco e nero visto alla tv. Ti aspetti il sole e invece trovi nuvole, pioggia, spiagge desolate, turisti tedeschi che vagano cercando un'e...
INVIATO A OLBIA. Qui il mare d'inverno non è solo un film in bianco e nero visto alla tv. Ti aspetti il sole e invece trovi nuvole, pioggia, spiagge desolate, turisti tedeschi che vagano cercando un'estate ormai al capolinea. IL Livorno fa rifinitura qui nel pomeriggio e si porta dietro sprazzi di luce che squarciano il grigio. Speriamo sia di buon auspicio. L'ultimo grigio avvistato è stato quello delle maglie dell'Alessandria, e non fu una bella domenica.
Si torna sull'isola, ma stavolta i famosi non ci sono. Cagliari è distante 280 chilometri, il presente si chiama Olbia e uno stadio piccolo ma fatto su misura per intimorire. Qui c’è uno strano mix tra tradizione (coi tifosi sardi storicamente caldi) e innovazione (la società è stata rilevata da un emiro del Qatar) che per ora ha dato vita a un ibrido interessante: la squadra non è da vertice ma sino a oggi se l’è giocata con tutti e si affida alla stella Cossu (36 anni, 246 presenze nel Cagliari) per puntare ai playoff.
Il Livorno per la verità i playoff sperava di evitarli, ma a oggi l’impresa pare ardua perché davanti l’Alessandria viaggia come un treno (magari se il Como ci facesse oggi un regalino...). Foscarini invece ha mezza squadra fuori uso, al punto che è stato costretto a inserire nei convocati il 17enne attaccante Gabriel Folegnani. L’attacco è da inventare: il punto fermo è Maritato, mentre sarà staffetta da Murilo e Dell’Agnello. A proposito: ma quanto vale questo Murilo Mendes? Oggi forse ne sapremo di più.
Come anticipato ieri, nei convocati ci sono anche Marchi e Bergvold. Il primo potrebbe anche farcela, stamani è previsto un ultimo provino: in caso di forfait, tocca a Ferchichi. Il danese invece sarà un’alternativa in panchina.
C’è poco da inventare insomma per Foscarini, che si affida ancora all’estro di Venitucci e a una difesa che tutto sommato ha sempre fatto il suo dovere tranne che ad Alessandria. Ecco, per far risultato il Livorno oggi ha una strada quasi obbligata: proteggere bene Mazzoni e non prendere gol. Perché diventa complesso immaginare che gli amaranto segnino a raffica.
Di questi tempi il vecchio motto “primo, non prenderle” non è una scelta. Ma una necessità.
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