Gioco
I Vettel del futuro si allenano a Livorno: «È il camp Ferrari»
I segreti dei campioni svelati dal team manager di Maranello Tra loro anche il figlio di Jean Alesi venuto a cena da Oscar
LIVORNO. Che Livorno fosse una città dalla spiccata vocazione sportiva questo già lo sapevamo. Che per tre giorni diventasse la base per un camp della Ferrari Driver Academy però non l'avremmo mai immaginato. Da qualche giorno a questa parte in città si aggira l'Academy di Maranello nata nel 2010 con lo scopo di formare futuri piloti della Formula Uno, capeggiata dal direttore sportivo Massimo Rivola, ex team manager della scuderia Minardi e Toro Rosso. «La maggior parte del tempo la passiamo a Maranello - ci spiega lo stesso Rivola - ogni tanto però ci spostiamo per permettere ai nostri piloti di fare attività fisica anche in altre città: qualche mese fa siamo stati a Montecarlo e ora ci troviamo qui».
Sì, ma perché proprio Livorno?
«Siamo venuti qui anche in virtù dell'amicizia che mi lega a Giovanni Pasquini, (fondatore della app Italian Gesture, nonché sviluppatore del brand di abbigliamento tecnico sportivo del team PremaPowerTeam dove corre tra l'altro il figlio di Michael Schumacher Mick ndc). Qui abbiamo trovato il posto ideale per gli allenamenti dei nostri piloti: hanno fatto la classica corsa -a piedi- verso il santuario di Montenero, l'arrampicata, il cross fit, le arti marziali, sono stati al poligono di tiro: le nostre sono attività sia fisiche sia mentali e servono a forgiare i ragazzi non solo dal punto di vista fisico».
Chi sono questi giovani piloti?
«Si tratta di Antonio Fuoco, Guan Yu Zhou, Charles Leclerc e Giuliano Alesi: sono ragazzi che hanno dai diciassette ai vent'anni, giovani talenti destinati un giorno a correre in Formula Uno ma che già adesso stanno facendo vedere grandi cose: Fuoco e Leclerc stanno brillando nella GP3, una corsa che sta acquisendo una sempre maggiore visibilità grazie alla concomitanza delle corse con la Formula Uno».
Non solo insegnare ai giovani piloti a correre insomma, ma una preparazione a tutto tondo.
«Non ci limitiamo a sostenere la loro carriera ma li facciamo partecipare in maniera completa alla vita dell'azienda: dal rapporto con gli ingegneri a quello con gli sponsor, vivendo a Maranello sono diventati ferraristi fino al midollo. Provengono da varie parti del mondo (Cina, Principato di Monaco, Italia e Francia) ma adorano fare queste esperienze che gli consentono di girare e conoscere nuove realtà».
Giornata speciale quella di martedì per Giuliano Alesì...
«Era il compleanno di Giuliano, che ha compiuto diciassette anni: siamo stati tutti a cena da Oscar e a fargli una sorpresa è stato il padre Jean Alesì che ha mangiato con noi».
Che impressione vi ha dato una città come Livorno?
«Purtroppo l'abbiamo vista poco perché gli allenamenti ci tengono occupati un sacco di tempo e stando solo tre giorni non abbiamo avuto modo di visitare il centro. Però la vostra costa, il vostro mare sono incantevoli. Io sono di Faenza e sono abituato alla riviera romagnola che è molto diversa, ha più offerta turistica ma è di sicuro più bella la vostra».
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