Gioco
Mingazzini tira il freno al Livorno
Venitucci-gol ma nella ripresa la Lucchese merita il pari. Cori dei tifosi ospiti contro Ciampi
LIVORNO Stavolta la formula “1 tiro=1 gol=3 punti” non funziona. E il Livorno si inceppa, frenato da una Lucchese che nel secondo tempo prende in mano il derby e con le unghie incassa un punto salvando la panchina di Galderisi.
Il risultato insomma ci sta tutto. Chiaro che sia il Livorno ad avere i maggiori rimpianti perché a una manciata di minuti dalla fine vinceva ancora 1-0. Ma gli amaranto hanno fatto troppo poco per chiuderla e, si sa, in questi casi un episodio si può rivelare fatale. Oltretutto il pari di Mingazzini non è arrivato improvviso, ma dopo un miracolo di Mazzoni e un’occasione d’oro sprecata da Terrani. Dunque era nell’aria. LIVORNO SENZA OSSIGENO. Il calo del Livorno nel secondo tempo è stato vertiginoso. Foscarini avrebbe avuto bisogno di sei cambi ma in questo momento già fatica a trovare tre alternative in panchina. «Più che fisico, il calo è stato mentale» ha detto a fine partita. Può essere. A noi sembrava che qualcuno (tipo Marchi, Toninelli, Maritato) fosse proprio a pezzi. Resta il fatto che il Livorno anche stavolta ha fatto solo un tiro in porta, quello del gol. Eppure per buona parte della ripresa, con le squadre allungate, c’erano spazi per creare pericoli. In questa ottica l’infortunio di Cellini a fine primo tempo ha lasciato un segno profondo.
LUCCHESE CON NANU. La crisi depressiva non ha invece attanagliato la Lucchese. Che pure, già in crisi e sotto di un gol dopo 15 minuti, rischiava di vedersi crollare il mondo addosso. Galderisi è stato bravo nel secondo tempo quando ha rivoltato la sua Lucchese, troppo piatta in quella sorta di 4-1-4-1 (con Mingazzini davanti alla difesa) col quale aveva affrontato il match. Decisivo soprattutto l’innesto di Terrani che a sinistra ha creato lo scompiglio mettendo alle corte Toninelli. Galderisi salva la panchina ed è giusto così. Il gioco c’è, la Lucchese resta comunque la prima squadra ad aver fermato il Livorno al Picchi.
QUEI CORI. Vergogna durante il minuto di raccoglimento per la morte di Carlo Azeglio Ciampi. I tifosi della Lucchese hanno infatti gridato “duce duce” intonando poi “uno di meno, voi siete uno di meno” verso la curva amaranto. «Mi dissocio - ha detto Andrea Bacci, presidente rossonero - e la Lucchese tutta prende le distanze da quei 20 giovani che hanno inteso diventare protagonisti nel momento sbagliato e offendendo la memoria della persona sbagliata. Chiedo scusa ai livornesi, Lucca è stretta all’Italia tutta per la scomparsa del suo Presidente emerito». Nella curva del Livorno invece è apparso uno striscione con su scritto "tre minuti di silenzio per i morti sul lavoro".
BOTTA E RISPOSTA. I gol? Il Livorno è passato in vantaggio dopo che la Lucchese aveva gettato nel cestino una palla d’oro con Forte. Ha fatto tutto Lamburghi: discesa a sinistra e assist per Venitucci che l’ha piazzata sul secondo palo. non si fosse incartato solo dLa reazione della Lucchese è rimasta blanda per tutto il primo tempo. Si è continuato a giochicchiare a centrocampo, quasi fosse un assalto di scherma nel quale nessuno parte per la stoccata. Il che, chiaramente, faceva il gioco del Livorno. Altra storia nel secondo tempo. Anche perché le squadre si sono subito allungate. Ma il Livorno, costretto a rinunciare a Cellini per un problema muscolare, ha perso profondità diventando quasi innocuo negli ultimi 18 metri. La Lucchese è rimasta sorniona per una ventina di minuti, poi ha alzato una marcia proprio nel momento in cui il Livorno è calato fisicamente. Foscarini ha provato a reggere l’urto togliendo Venitucci e inserendo Borghese, passando dal 4-3-1-2 al 5-3-2. In realtà cambiare modulo a prendere gol è stato tutt’uno, perché nel giro di un minuto Terrani ha asfaltato due volte Toninelli creando lo scompiglio, e sulla seconda occasione è arrivata la palla giusta che Mingazzini ha spedito in porta. E così al fischio finale la festa è stata rossonera. Al Livorno resta la rabbia e la consapevolezza che per stare ai vertici della classifica senza qualcosa in più. E lo sa bene anche Foscarini.
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