Gioco
Quando un pugno è dolce Irene sul tetto mondiale
Impresa della Cipriani, 16 anni, che a Dublino conquista il titolo di kickboxing La gioia dell’allieva di Rizzoli: «Gioia infinita, ma ho voglia di allenarmi subito»
LIVORNO. Irene Cipriani è tornata da Dublino con al collo la medaglia dal colore più pregiato. Dopo un'intensa estate di preparazione la giovane atleta livornese ha affrontato nel migliore dei modi il mondiale in terra irlandese battendo fra lo stupore generale in finale l'atleta di casa, un armadio a due ante sostenuta a gran voce dal suo pubblico, che però alla fine è dovuta soccombere di fronte alla grinta di Irene. Da tre anni nel giro della nazionale e già al suo terzo appuntamento internazionale, la sedicenne di Salviano ha vinto un oro mondiale e data la sua giovane età (sedici anni compiuti lo scorso tre settembre) e la sua determinazione il palmarés è solo all'inizio.
Irene, ti aspettavi questo oro?
«In realtà al primo posto ci pensavo, dopo il bronzo ai mondiali del 2014 sapevo che stavolta potevo puntare più in alto».
Alla tua età, rivivere dopo due anni un appuntamento internazionale come un mondiale come è stato?
«Un po' di paura naturalmente ce l'avevo, la mia avversaria stava molto al centro del quadrato sfruttando la sua maggiore altezza, io mi muovevo intorno a lei cercando di usare la mia agilità e la mia tecnica per avere la meglio».
E così è stato, tant'è che l'irlandese ha più volte perso il carattere, come diciamo dalle nostre parti: dopo i due round da due minuti l'uno i giudici non hanno potuto che decretare la vittoria di Irene, per la gioia dei genitori che la scarrozzano sempre ovunque per assecondare questa sua passione.
Raccontaci come è nato l'amore per questo sport.
«Mio fratello maggiore Manuele lo praticava e quando mia mamma andava a prenderlo dopo gli allenamenti io avevo tre anni e la accompagnavo: mi piaceva tanto vedere Massimo (Rizzoli, campione mondiale di kick boxing, suo attuale allenatore ndc) quando si allenava, colpendo a ripetizione i paou - i cuscini - dello sparring partner». Da questa fascinazione l'amore prima per il jujitsu e poi per la Kick, una passione che coltiva tutti i giorni, allenandosi duramente anche il sabato e la domenica.
Come è stata l'esperienza irlandese?
«Molto bello, siamo partiti domenica e abbiamo avuto una giornata a disposizione per vedere Dublino. Grazie ai miei risultati di quest'anno ho avuto il pass diretto per la semifinale contro una lettone: lei era più lenta e usava molto la pressione, ma la finale è stata senza dubbio più dura, la mia avversaria era grossa e veloce e non era facile superarla».
Alla fine così è stato, ma per far capire l'attaccamento di Irene a questo sport basti dire che appena atterrata in Italia e aver abbracciato il suo allenatore Massimo la prima cosa che gli ha chiesto è stata: «Quando posso tornare ad allenarmi?» Altro che riposo, la vera sfida è tenerla lontana dal tatami -il ring- della palestra Rendoki dove passa il suo tempo libero, quando non è impegnata a studiare «Sono passata in terza all'ITI, tra l'altro voglio ringraziare la mia scuola perché riesco a gestire studi e allenamento anche grazie a loro, ho scelto l'indirizzo chimico perché mi piace quella materia. L'università? Non mi dispiacerebbe farla, però ho ancora un po' di tempo per pensarci, comunque la chimica mi piace molto».
Questione di chimica più che altro con uno sport come la kickboxing che a Livorno ha trovato una giovane e promettente campionessa.
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