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Pontedera bello ma incompiuto: manca il gol

Pontedera bello ma incompiuto: manca il gol

Con l’Olbia la squadra ha giocato bene però la fase realizzativa non ha funzionato

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PONTEDERA. Come un'opera d'arte suggestiva, ma a cui manca ancora qualcosa per diventare un capolavoro. Il "qualcosa" del Pontedera si chiama gol e ieri, contro l'Olbia, non è arrivato. I granata, nonostante l'età media di poco sopra i 18 anni, giocano con sicurezza, sciorinando sul rettangolo verde la filosofia di gioco del saggio mister Indiani. Pochi fronzoli in fase difensiva, tocchi ridotti al minimo in ripartenza: uno, due e subito a cercare l'estro e la velocità degli attaccanti. Un quadro armonioso, dai colori sgargianti, ma che necessita di un'ultima, fondamentale, pennellata. Perché nello spietato gioco del calcio, contano i gol. Fase realizzativa a parte, il Pontedera ha dimostrato buone cose anche dal punto di vista della condizione fisica. Lo 0-0 di ieri è un bicchiere pieno a metà.

Le "nuove frecce". Lori, Kabashi e Santini non erano presenti alla prima di campionato contro il Siena, il 28 agosto. I primi due non avevano ancora detto "sì" al direttore generale Paolo Giovannini, Santini, invece, doveva finire di scontare una squalifica rimediata nella scorsa stagione. Indiani ieri li ha messi dentro tutti e tre. E loro hanno fatto vedere che in campo vogliono starci spesso: tra i titolari. Dopo un avvio di gara da Coca Cola e popcorn, Lori si è alzato dal divano nei minuti finali del primo tempo. Prima una smanacciata all'incrocio dei pali su tiro cross di Feola, poi un miracolo sulla zuccata da due passi di Geroni. L'estremo difensore originario di San Severino Marche, angolo di Italia popolato da 12mila anime in provincia di Macerata, è stato provvidenziale anche nel finale, usando tutti i suoi 181 centimetri per deviare il tiro rasoterra di Piredda, reso insidiosissimo dal tocco ravvicinato di Murgia. La coppia Santini-Kabashi, alle spalle di un impalpabile Cais, ha fatto divertire il pubblico con spunti di fantasia a ripetizione. Santini, in particolare, ha infiammato gli spalti con un paio di accelerazioni palla al piede da stropicciarsi gli occhi. Le nuove frecce hanno viaggiato forte, ma non hanno colpito. Di tempo per migliorare, ce n'è ancora tanto. Chissà che qualche scintilla in più non si veda già mercoledì a Pistoia nel turno infrasettimanale, alle 20,30.

Tempismo. Quando non arriva la vittoria, la domanda viene quasi spontanea: «Poteva essere fatto qualcosa di più?». Sì, il Pontedera qualcosa in più avrebbe potuto farlo, anche se, dopo una ventina di minuti della ripresa, la sensazione era che bastasse soltanto inserire energie fresche per far male all'Olbia. Indiani ha scelto di aspettare, poi ha cambiato totalmente il tridente offensivo in dodici minuti. Dal 35' al 47' dentro Disanto, Bonaventura e Udoh per Kabashi, Santni e Cais. Forse le sostituzioni avrebbero potuto essere effettuate qualche minuto prima, magari meno ravvicinate. Indiani ha preferito l'equilibrio al rischio. E se lo chiamano "il maestro", sicuramente avrà avuto le sue buone ragioni.

La visita di Gravina. In tribuna al Mannucci c'era anche il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, che prima del match ha speso un paio di battute sul Pontedera: «Una realtà che ricalca perfettamente lo spirito della Lega Pro, composta da una società allargata e forte di un sistema di impianti sportivi all'avanguardia. Sono questi ingredienti che, nel calcio, favoriscono la longevità delle società».

Tommaso Silvi

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di Redazione web