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Il ritorno di Mazzoni: «Ho sbagliato e ho pagato, ora felice di essere a casa»

Fabrizio Pucci
Il ritorno di Mazzoni: «Ho sbagliato e ho pagato, ora felice di essere a casa»

Il portiere è di nuovo in amaranto dopo un anno alla Ternana: "È stata una trattativa difficile, a un certo punto pensavo fosse sfumata"

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LIVORNO. Dove eravamo rimasti? Al buffetto rifilato al vicentino Brighenti nel concitato dopopartita con i biancorossi nella penultima giornata di due campionati fa. A una squalifica monstre di cinque giornate e alla rescissione del contratto con il Livorno firmata con il magone e gli occhi lucidi. Quegli stessi occhi che adesso a Luca Mazzoni, 32 anni di sangue amaranto nelle vene, brillano di una gioia intensa, quasi inattesa perché – diciamo la verità – durante il suo esilio dorato a Terni erano in molti a pensare che il suo cordone con il Livorno si fosse spezzato per sempre. E invece lui è tornato.

Che effetto le fa tutto questo?

«È tutto molto strano. Anche essere presentato alla stampa è qualcosa di particolare. Io, presentato a voi che mi conoscete così bene».

Da lei la società si attende molto in termini di prestazioni sul campo e di presenza nello spogliatoio. Che ne pensa?

«Io vengo per fare il portiere. La prima cosa che conta è far bene in campo. Quanto al resto sono dell’idea che all’interno del gruppo ci sono già personaggi che rappresentano molto degnamente la piazza. Ci sono delle gerarchie ben precise: abbiamo un capitano e un suo vice. Tutti uomini che giocano qui da tanti anni e che hanno onorato la maglia. Poi, essendo uno dei più vecchi, porterò il mio contributo d’esperienza e di conoscenza della città e della tifoseria».

Possiamo dire che con il suo ritorno fa pace con il suo passato?

«Sono fatto a modo mio. Non è che a 32 anni si cambia. In passato ho fatto cose buone, ma ho anche sbagliato. Ci tengo a dirlo. Ora mi sono state riaperte le porte di casa e sono molto felice. Devo ringraziare Paolo Armenia, Igor Protti, Franco Ceravolo, e anche il presidente Spinelli con cui non mi ero lasciato bene».

Già. Spinelli: come avete ricomposto il rapporto?

«Non è stato difficile. Il presidente è così: se vuole raggiungere un obiettivo passa sopra anche un certo tipo di comportamenti che ho tenuto in passato e che sicuramente ho sbagliato».

Da dove deve ripartire il suo Livorno?

«Cercheremo di costruire un gruppo importante in cui la città deve indentificarsi di nuovo perché proveniamo dalla retrocessione che ha lasciato scorie in tutti noi. Sono convinto che ce la faremo».

Può raccontarci qualche retroscena della trattativa che l’ha riportata a casa?

«Qualche settimana fa c’era stato un avvicinamento. Poi la possibilità fu bloccata dalla Ternana che al momento aveva un allenatore che mi voleva (Panucci ndc). Tutto è rimasto fermo fino all’ultima settimana. Nel frattempo a Terni erano cambiate alcune dinamiche e il direttore Ceravolo che è sempre molto attento a queste cose è venuto a saperlo. Diciamo che tutti abbiamo lavorato nel miglior modo possibile per risolvere la situazione, ma senza il placet più importante, quello del presidente Spinelli non sarei mai tornato. So che il mio arrivo mette fuori lista un ragazzo che stava lavorando bene fino a ieri (Vono ndc). Toccherà anche a me dargli una mano. Insieme a Falcone compone una coppia di portieri molto validi per la categoria. Il calcio, però è fatto anche di momenti e episodi. Conosco e stimo il ragazzo. Ci può dare contributo all’interno dello spogliatoio».

A Terni era un idolo, e in tanti gli hanno riconosciuto molti meriti nella salvezza dello scorso anno...

«Io – se non fosse capitata questa occasione – sarei rimasto là perché è un posto dove mi sono trovato molto bene. Ma di fronte alla possibilità di tornare a casa in un anno molto importante e difficile come questo, non potevo che fare questa scelta che mi rende felicissimo».

Un anno lontano da casa che cosa le ha insegnato?

«Mi sono disintossicato la testa. Ho avuto la possibilità di riflettere su riflettuto su ciò che era successo a Livorno. Ora mi sento bene e sono sereno. L’ultimo periodo della mia carriera – diciamo negli ultimi due o tre anni – è molto positivo sul piano personale. Poi a Livorno è successo un episodio che mi sono andato a cercare e sono dovuto andare via. In effetti sì, un anno lontano da casa mi è servito».

E il primo giorno in amaranto che sensazioni le ha dato?

«Mi pareva di non essere andato via. Mi fa piacere averi ritrovato Igor, il direttore e anche aver conosciuto i ragazzi nuovi».

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