Il Tirreno

Livorno

Conte sulla scia di Ranieri La nostra Premier in panchina

di GIANNI TACCHI

L’ex ct azzurro ha già conquistato i Blues, le Foxes si sono riprese ma il bis è utopia Guidolin cerca conferme, Mazzarri è già a rischio. E in Championship occhio a Zenga

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di GIANNI TACCHI

Si vantano di aver inventato quasi tutto, gli inglesi. A volte è vero, hanno ragione e ci tocca sopportare la loro presunzione tipicamente british. Ma altre no, proprio non ci siamo. Rivendicano di aver inventato il computer, la ferrovia, il motore a vapore, l’asfalto, il termosifone… E anche, of course, il gioco del calcio. Qualcosa sarà pur vero, ma alcune scoperte le avranno rubate a qualcuno in giro per il mondo e spacciate come uscite dal forno di casa. Tanto chi se ne frega, Internet non c’era. Già, anche quello l’hanno inventato loro… Fatto sta che nel calcio, comunque sia, non è stato un successo così eclatante come immaginavano. Alla Nazionale, giusto per esempio, per vincere è servito un Mondiale in casa con tanti aiutini. Era il ’66, cinquant’anni fa, poi da quel momento le maglie british sono sparite dai radar. E così gli inglesi, anche se non lo ammetteranno mai, hanno capito di aver bisogno di ripetizioni da maestri. A chi rivolgersi? Agli italiani, ovviamente. E oggi in Premier League ci sono quattro allenatori azzurri (Conte, Ranieri, Guidolin e Mazzarri), oltre a Zenga e a Di Matteo, che sono ripartiti dalla Championship, la B inglese. Senza dimenticare gli esempi e i successi del passato, a partire da Carlo Ancelotti e Roberto Mancini. E ovviamente Sir Fabio Capello, ex ct della Nazionale inglese.

Ci ha messo poche settimane, Antonio Conte, a conquistare il Chelsea. Le tre vittorie su tre, il primo posto a punteggio pieno, l'entusiasmo ritrovato dopo una stagione disastrosa… E ai tifosi sono bastate poche immagini per digerire il tradimento di Mourinho, passato allo United, e dedicare un coro all’ex ct azzurro, un privilegio riservato a pochi. “Antonio Conte does it better, makes me happy, makes me feel this way”, cantano per le vie di Londra. E anche in metropolitana, tra un mind the gap e l’altro. Sì, “Antonio Conte allena meglio di tutti, mi rende felice e mi fa sentire così esaltati”. Con un possesso palla impressionante, come la sua prima Juve, e una pressione continua sugli avversari: 61% di possesso palla e 22 tiri complessivi nel 3-0 al Burnley di sabato scorso. Senza dimenticare gli show in panchina, che hanno già invaso i social network. Poi Hazard e Diego Costa sono rinati, il mercato ha portato i giocatori giusti e Conte ha trovato anche il nuovo Giaccherini: è Victor Moses, jolly nigeriano che si sta rivelando prezioso e che ha avuto finalmente una chance dopo una serie di prestiti. Insomma, c’è anche il Chelsea per il titolo. E non poteva essere altrimenti.

Sarà invece durissima, forse quasi impossibile, per Claudio Ranieriripetere l’impresa della scorsa stagione. Le Foxes si sono sbloccate nell’ultimo weekend dopo un inizio timido, ma stavolta sarà un’altra storia: lo United di Mou, il City di Guardiola, lo stesso Chelsea di Conte... Quest’anno sulle panchine di Premier c’è la crème de la crème, ci sono decine di trofei. «Noi di nuovo campioni? Ci sono più chance di vedere ET a Piccadilly Circus», ha scherzato Ranieri prima del via. La filosofia dello scorso anno, che poi ha portato al miracolo, non prevedeva stelle. E anche quest’estate non sono arrivate, ma adesso la partenza dell’extraterrestre Kanté (al Chelsea...) si inizia a sentire. «Vardy e Mahrez sono stati straordinari - disse qualche mese fa Paolo Di Canio, uno che in Inghilterra ha lasciato il segno - ma il valore aggiunto è Kantè, l’unico che giocherebbe titolare in qualsiasi squadra del mondo». E aveva ragione, ma in realtà bastava guardare mezz’ora di quel Leicester. Fatto sta che Ranieri ha ripreso il cammino con la sua 100esima vittoria in Premier League, quella di sabato (2-1 firmato Vardy e Morgan) sullo Swansea di Francesco Guidolin. Sì, due panchine azzurre nel teatro del Leicester, uno dei tanti derby italiani nella Premier League di quest’anno, forse mai così affascinante.

Nonostante un atteggiamento tutt’altro che british, Guidolin è riuscito a conquistare il Galles nel giro di pochi mesi. Chiamato lo scorso gennaio dallo Swansea, prima ha centrato l’obiettivo salvezza - con le soddisfazioni per aver battuto anche l’Arsenal e il Liverpool - e poi si è meritato il rinnovo fino al 2018. Il secondo inizio? Il blitz al debutto sul green del Burnley, poi le sconfitte con l’Hull e con i campioni in carica. Ma con Llorente, il vero colpo del mercato gallese, sarà più semplice salire a metà classifica e dormire sonni tranquilli.

Non è partito bene, invece, Walter Mazzarri. Il WM, il famoso sistema che adottarono tutti tra gli anni ’30 e ’50, ha origini inglesi (sì, questo è vero...). Ma WM, dopo l’esonero nerazzurro, non si è ancora ripreso: l’alibi è quello di un calendario complicato, tra il pareggio esterno con il Southampton e le sconfitte in casa con il Chelsea (altro derby italiano) e l’Arsenal, ma il clamoroso ko nella Efl Cup con il Gillingham - squadra di terza serie - ha messo in guardia la famiglia Pozzo. E la panchina dell’ex tecnico del Livorno inizia già a tremare.

Ma non soltanto la Premier è azzurra, perchè in Championship navigano Walter Zenga (Wolverhampton) e Roberto Di Matteo (Aston Villa). Entrambi senza chance in Italia (l’Uomo Ragno è stato esonerato dalla Sampdoria e ha quasi sempre lavorato all’estero, l’ex Lazio invece non ha mai allenato qui), hanno accettato le proposte inglesi. Zenga è partito bene e i tifosi del Wolves gli hanno già dedicato un coro, esattamente come a Londra per Conte, mentre Di Matteo ha incontrato qualche problemino, ma ormai l’Inghilterra è la sua seconda casa (Champions League nel 2012 col Chelsea) e troverà presto la soluzione per uscire dal tunnel.

Ma quella tra i tecnici italiani e la Premier League non è una storia nuova, è il frutto di un legame ricco e pieno di successi, nonostante qualche problemino con la lingua davanti alle telecamere. Ad aprire la strada fu Gianluca Vialli, che nel ’98 accettò il doppio ruolo di allenatore-giocatore al Chelsea e iniziò un cammino straordinario: Fa Cup, Coppa delle Coppe, Coppa di Lega, Supercoppa europea e la prima qualificazione in Champions League nella storia dei Blues, tutto prima dell’era Abramovich. Sono tre, invece, i manager che hanno portato la Premier League in Italia: Carlo Ancelotti (Chelsea, 2009/10), Roberto Mancini (Manchester City, 2011/12) e ovviamente Claudio Ranieri (Leicester), il trionfo della scorsa stagione che nessuno dimenticherà mai. E un tris che nessun Paese può vantare all’interno dei confini inglesi. Già, solo l’Italia è riuscita a conquistare il campionato inglese con tre allenatori diversi. E il poker, con questo Chelsea, può essere servito presto...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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