Gioco
Basket, l’Us Livorno riparte da Carella e da un nuovo vivaio
Dopo la promozione in C la vecchia Unione torna a ruggire con Falleni, Tedeschi e Baggiani. Il presidente Vullo: "Avevano bisogno di un posto dove lavorare, gli ho aperto le porte della mia casa, anzi gliene ho dato una parte"
LIVORNO. La vita è fatta a scale, recita il vecchio adagio. C'è chi scende e c'è chi sale e in questo momento l'Us Livorno, la vecchia Unione, quasi 70 anni di storia, sale, eccome se sale. Altro che anno bisesto. Un campionato dominato dalla prima all'ultima giornata e anche dalla pre-season, quando fu l'unica a togliersi la soddisfazione di battere in gare ufficiali sia Libertas che Pielle, le due cugine del piano di sopra. Una promozione ottenuta quando ancora s'andava a giro con il piumino e il ritorno in serie C dopo un purgatorio di tre anni in D, a dispetto di logica e pronostico che avrebbero voluto gli amaranto un gradino più sotto rispetto a Labronica, peraltro poi promossa ugualmente attraverso i play-off.
Una telefonata ti allunga la vita. Ma il tutto non sarebbe bastato a rendere magico questo 2016 anzi, forse la promozione sarebbe rimasta fine a se stessa se un mesetto fa Paolo Vullo, il deus ex machina dell'Unione, non si fosse sentito arrivare una telefonata. Dall'altro capo c'è Eugenio Carella, un dirigente di vecchio corso al momento inattivo. Gli dice che lui e un gruppo di amici avrebbero bisogno di una casa nella quale poter sviluppare un loro progetto legato al minibasket e all'attività giovanile in genere. A Vullo, che è nel basket da una vita e che ne ha viste tante, sembrò di aver vinto un terno al lotto o, parlando in termini più attuali, un gratta e vinci di quelli buoni. Anche perché gli amici di cui parlava Carella erano Falleni, Tedeschi e Baggiani, venuti via dalla Pielle per motivi vari dei quali non è questa la sede per indagare torti e ragioni, ma comunque gente al top come preparatori e istruttori, gente che "sposta", tanto per usare un termine sportivo, secondo parecchi il meglio che c'è sulla piazza o giù di lì. Come se uno staff di grandi cuochi chiedesse di andarsi a occupare della trattoria dietro l'angolo.
La svolta. «Dopo la scomparsa ravvicinata - racconta Vullo - di dirigenti storici dell'Unione come Santerini, Chiarello e Salerno ero rimasto troppo solo, non so per quanto ce l'avrei fatta a andare avanti, anche io comincio a avere una certa età. Venivamo da una stagione vincente, a tutto merito dei ragazzi e di coach Caverni che sono riusciti a costruire un gruppo splendido ma tutto questo non basta se alle spalle non hai qualcosa di solido, destinato a durare nel tempo. Quando mi hanno detto che avevano bisogno di un posto dove lavorare, gli ho aperto le porte della mia casa, anzi gliene ho dato una parte. Falleni, Tedeschi e Baggiani, con Carella nelle vesti di coordinatore organizzativo, avranno carta bianca per tutto quello che riguarda il minibasket e l'attività giovanile con la prospettiva, se lo vorranno, di entrare a breve anche in società».
I tempi duri. Anni di vacche magre, anche quando i risultati del campo della prima squadra erano buoni se non ottimi, l'organico completato dopo Ferragosto grazie alla benevolenza degli altri (Don Bosco in primis) che spedivano all'Unione le eccedenze. Come accaduto nel campionato scorso, per esempio. Partono Sacconi, Giardini e Vaccai, nomi importanti per la categoria, ma arrivano, in extremis, Mariani e Seminara che disputeranno, l'uno e l'altro, una stagione eccellente con il secondo che offre una recita memorabile nel derby di ritorno con Labronica, la partita che sancisce la promozione amaranto. Ora le cose potrebbero cambiare, la vecchia Unione sembra destinata a avere un settore giovanile "suo" al traino dei coach appena arrivati, le voci di un mini-esodo di bambini dalla Pielle circolano già da giorni. Pronti alle inevitabili polemiche? Perchè non è che se una cosa succede a Labronica si può dire impunemente che rubano i bambini e se succede agli altri va tutto bene...
Bambini e palestra. «Noi non abbiamo telefonato - charisce Vullo - a nessun genitore, né lo faremo. E nemmeno i nuovi allenatori sono venuti a chiederci gli spazi promettendoci in cambio che si sarebbero portati al seguito dei ragazzi. Poi si sa, stiamo parlando di ragazzini di 10 anni o giù di lì. A quell'età si crea un legame con l'istruttore che è difficile recidere con un semplice cambio di società o di palestra. Palestra che in tutti questi anni è stato il nostro valore aggiunto, la cosa che ci ha consentito di sopravvivere, oltre all'aiuto di un ristretto gruppo di amici, Brusa su tutti, che ci dà una mano da 16 anni. Il PalaCosmelli lo gestiamo dal 2004 e posso garantire che oggi è in condizioni migliori di quando lo abbiamo preso. Spero che anche questo, oltre alla qualità degli istruttori, possa spingere molte famiglie a sceglierci. Colgo l'occasione per dire che il PalaCosmelli sarà ancora una volta sede del nostro tradizionale Trofeo Città di Livorno, intitolato a Silvio Gatto. Giocheremo il 23 e 24 settembre e parteciperanno Don Bosco e Pielle di C Gold e noi e Labronica di Silver. Quattro squadre di serie C, era una vita che non accadeva».
Assalto alla C. Complimenti? Non più, grazie. Serie C, appunto. C'è da affrontare un campionato di livello tecnico più alto rispetto a quello dell'anno scorso. Ce la farà la vecchia Unione con la stessa squadra? «Questo - ci liquida Vullo - dovete chiederlo al coach». Già, Caverni. Una carriera da ruvido giocatore nelle minors toscane, allenatore da pochi anni, secondo molti i meriti maggiori della promozione vanno ascritti a lui e alla sua bravura di mescolare le capacità tecniche e il saper fare gruppo.
«I complimenti li accetto volentieri - dice - ma ora vorrei che del campionato scorso non si parlasse più. Ci aspetta una stagione difficile, tante contendenti si sono rinforzate e noi siamo rimasti pari pari quelli dell'anno scorso. Ma questa è già una cosa importante: alcuni dei ragazzi hanno avuto offerte da altre squadre, anche di categoria superiore, ma tutti, nessuno escluso, hanno preferito restare qua. Segno che abbiamo creato qualcosa di molto particolare. Ci manca un lungo? Lo sappiamo, ma non è che si possa mettere dentro uno tanto per fare numero o per dire “quello alto ce lo abbiamo anche noi”. Ci fosse stata la possibilità di prendere uno come Venditti, per fare un nome, un ragazzo che oltre alle capacità tecniche è anche un grande personaggio, il vero uomo spogliatoio, lo avremmo fatto ma lui sta bene dove è e è giusto che ci resti. Così dovremo accentuare ancora di più le nostre attitudini difensive. E poi correre, correre il più possibile. Salvezza? Certo, ma è una parola che non mi piace pronunciare a Ferragosto. La C Silver ha una formula difficile, con tre retrocessioni e quattro squadre soltanto ai play-off. Cercheremo di vincere più partite possibile, dove si arriva si mette il segno».
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