Gioco
Ecco il quinto Moro La mente alle spalle di Greg&Gabriele
Stefano Morini, maestro livornese di mezzofondo Paltrinieri e Detti sono cresciuti nella sua «bottega»
di Andrea Masini
Il quinto Moro labronico, l'architetto del centro federale di Ostia. Semplicemente, Stefano Morini. Il mentore di Gregorio Paltrinieri e di Gabriele Detti (il nipote). C'è anche il suo timbro nelle meraviglie azzurre dei "gemelli diversi". Ci sono la sua esperienza, i suoi allenamenti scritti a matita in maniera pignola. Bloc-notes che il Moro conserva da almeno trenta primavere e che rappresentano una vera e proprio Bibbia del nuoto. Raccolte di segreti che il mondo intero c'invidia, al pari di due diamanti del valore di Paltrinieri e Detti. Morini ha seguito la gara dagli spalti, isolato dalle tribune riservate ai team.
Di solito se la gode alla tv in vasca di riscaldamento, ma stavolta desiderava «nuotare» insieme ai suoi ragazzi, cronometri alla mano: «Ero più rilassato del solito - dichiara - ho dormito più di un'ora e mezzo dopo pranzo, non capitava da anni nelle giornate di cartello; la nostra strada è tracciata sulla serietà e sul lavoro quotidiano. Gregorio e Gabriele mi hanno reso orgoglioso e lì per lì ho pensato alle Olimpiadi vissute al fianco di Castagnetti, tutte le emozioni e i progetti condivisi. Risultati tanto prestigiosi ripagano il lavoro di una vita, svolto fin dai tempi di Seul 1988». Storia più unica che rara, quella del Moro: una vita da vice di Alberto Castagnetti, a Verona, poi nel 2009 guida di Federica Pellegrini (sodalizio durato una stagione); una vita da caposaldo dello staff azzurro sin dai tempi in cui firmava medaglie europee con la delfinista livornese Ilaria Tocchini e successivamente con Alessandra Cappa e Paola Cavallino. Ora è il terzo allenatore italiano campione olimpico, dopo Castagnetti (nel 2000 con Fioravanti e nel 2008 con Federica) e Riccardo Siniscalco (nel 2000 con Rosolino): «Gregorio e Gabriele sono due bravi ragazzi, che non protestano mai». Il massimo per un allenatore, due atleti che vorresti sempre avere in rosa e che da gennaio hanno effettuato 54 controlli antidoping. Campioni che convivono con la fatica e non si tirano mai indietro. Lavorano quando c'è da lavorare, scherzano quando è il momento di scherzare. Seguendo per filo e per segno la filosofia del loro coach attraverso carichi che nessuno al mondo riesce a reggere. D'inverno, a Ostia, si fa durissima: camera-piscina, piscina-camera, due volte al giorno, ma poi capisci che ne vale la pena. Da tifoso dell'Inter, adesso anche il Moro può festeggiare il suo personalissimo "triplete". Un omaggio alla carriera. Al percorso di un professionista che non vede l'ora di godersi un po' il suo mare e un bel piatto di crudo in barca alla Meloria: «L'importante sarà arrivare al Vigorelli...», ha ripetuto durante tutto l'anno, consapevole di avere nell'arco due frecce letali. Sabato sera Stefano Morini ha toccato il cielo con un dito: ha vinto l'oro olimpico e due bronzi col nipote, figlio della sorella Paola. Roba da libro cuore. Che dopo le vacanze ricomincerà dal centro federale di Ostia, «dove la Federazione ci mette a disposizione tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Colgo, infatti, l'occasione per ringraziare il preparatore atletico Marco Lancissi, il biomeccanico Ivo Ferretti, il fisioterapista Stefano Amirante, tutti i miei collaboratori, gli altri atleti e naturalmente Gregorio e Gabriele. Grazie, ragazzi. Siete e siamo saliti sull'olimpo».
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