Gioco
Giù la maschera campioni Aldo&Baldo hanno deluso
Montano e Baldini sotto le aspettative nelle gare di fioretto e spada andate in scena alle Olimpiadi brasiliane. E adesso è l’ora delle riflessioni
di GIORGIO BILLERI
Se la scherma fosse una scienza esatta, se il talento puro fosse l’unico, vero discrimine loro, Aldo & il Baldo, avrebbero preso la residenza sul podio, anche a Rio. Invece il loro ritorno a casa è triste come il Cristo del Corcovado in una giornata di pioggia. Zero medaglie, ma anche la sensazione di impotenza, di qualcosa che poteva essere e non è stato. E siccome la scherma non è una scienza esatta ma questione di testa, tranquillità, perfetta sintonia tra fisico e mente, ecco spiegato (in parte) il flop olimpico delle due lame livornesi più attese. Che si sposa con la crisi complessiva di un movimento, solo parzialmente coperta ed addolcita dalle grandi prestazioni individuali di Fiamingo, Garozzo e Di Francisca.
Il crac di Baldini ha fatto più notizia. Perchè il fioretto a squadre da vent’anni non scendeva dal podio ed era gelosamente custodito nel personalissimo caveau del presidente del Coni Malagò, che nelle sue previsioni aveva assegnato, se non l’oro, almeno l’argento ai quattro boys di Cipressa. No, qua si è rotto qualcosa, mai in passato ci siamo consegnati così, senza lottare, a gente che avevamo regolarmente battuto come Francia e Stati Uniti. I parziali del Baldo fanno rumore e non hanno pietà: due saldi passivi da 9 stoccate che hanno indirizzato la contesa verso altri lidi. Eppure Andrea, a 31 anni, era riuscito a ricostruirsi, ad uscire da un tunnel di risultati e di fiducia che sembrava esiziale: l’impegno negli studi universitari, qualche infortunio, perfino l’impegno in campo umanitario avevano appannato quello sfolgorante talento mancino che ci aveva fatto godere a Londra e tante, tantissime volte a livello di Mondiali, Europei e Coppa del Mondo. Il Baldo, ragazzo serio e intelligente, ne era venuto fuori con il lavoro duro, indefesso, quotidiano. In Primavera si era rivisto sul podio in Coppa, poi aveva faticato agli Europei tanto da indurre i tecnici federali ad escluderlo - insieme a Cassarà - dalla competizione individuale. Sulla pedana della Carioca 3, poi, è accaduto ancora qualcosa. Il peggior volto del Baldo. Lento, indeciso, quasi intimorito. Gli assalti contro Le Pechoux, Lefort, Cadot sono stati un bagno di sangue. Contro gli Usa di Massialas qualcosa di meglio, poi ancora un tracollo. E Grand’Italia a trasformarsi in Italietta. Triste epilogo a cinque cerchi per Andrea, che adesso dovrà ripensarsi ancora una volta: ci sarà ancora la scherma nel duo domani? I livornesi, ma non solo, si augurano che come l’araba fenice il Baldo riesca ancora a risorgere.
Di Aldo Montano si sapeva quasi tutto. L’infortunio, l’0intervento chirurgico, il recupero in extremis. Le speranze di medaglia, diciamocela tutta, erano legate all’esilissimo filo dello smisurato talento del D’Artagnan livornese. Ma era durissima. Anche se il primo assalto contro il tunisino Fellouli ha regalato sprazzi dell’Aldo che fu, grandissima carica agonistica, un pizzico di guasconeria e soprattutto la tecnica inimitabile gli hanno permesso di salvare la pellaccia sul 15-11. Quando però dall’altra parte della pedana si è mate. ralizzato il russo Kovalev, sotto i piedi di Aldone si è alzato una sorta di Mortirolo. Con la classe, però, si può fare tutto e il miracolo non era lontano: solo la stanchezza e qualche decisione della giuria non impeccabile hanno buttato fuor Montano dal suo sogno. Con tanto di polemica finale, perchè altrimento Aldo non sarebbe Aldo: «Finisce così e fa male. Volevo regalare un sogno a me stesso e all'Italia, anche a quelli che nei palazzi ultimamente hanno dimenticato tante cose. Mi hanno negato platealmente due stoccate, la potenza della Russia è innegabile, ma anche qui esistono due pesi e due misure e nemmeno il Cio ha avuto il coraggio di prendere posizioni nette sulla faccenda doping. Malgrado tutto torno in Italia triste ma sereno, perché ho dato il massimo, senza rimorsi.
Ho visto sbocciare tanti giovani campioni che spero capiscano che non finisce tutto con una medaglia. Quello è solo un inizio. È stato bello lottare insieme». Già, è stato davvero bello, Aldo & Baldo. Adesso è l’ora delle riflessioni, la vita va avanti. Un flop non cancella gratitudine ed ammirazione per due grandi campioni.
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