Gioco
Il giorno dei mancini: Da Diego a Giggs ecco i primi dieci
Il 13 agosto è la giornata mondiale dei mancini. Nel calcio tirare di sinistro vuol dire, molto spesso, essere fantasioni. Esempi illustri: Maradona davanti a Messi. Poi due specialisti delle punizioni: Mario Corso e Rivelino
Oggi è la giornata internazionale dei mancini. E nel calcio, il mancino è sinonimo di fantasia, estro, anche un po’ di anarchia. Se il giocatore destro, bene o male, riesce a calciare di solito anche di sinistro, al contrario, ci sono stati mancini che si vantavano di usare il destro solo - e se capitava - per scendere dal letto. Mancini genio e sregolatezza, ma anche capaci di infiammare le tifoserie. A partire dal numero uno di tutti i tempi, Diego Armando Maradona che il pallone lo teneva incollato al piede e che poi lo indirizzava dove e come voleva, sfidando le leggi della fisica con certe punizioni telecomandate. Diego inarrivabile per il primo posto di una ideale classifica da uno a dieci. Al secondo posto d’obbligo piazzare Leo Messi, straordinario per continuità a livello di club, più fragile e meno determinante di Diego in Nazionale, che prima ha deciso di abbandonare dopo l’ennesima finale persa ma proprio ieri, in un comunicato, ha annunciato che riabbraccerà: «L'amore per il mio Paese e questa maglia è troppo grande», queste le parole di Leo, che ha aggiunto: «Il calcio argentino ha un sacco di problemi ma io preferisco aiutarlo dall'interno che criticarlo dal di fuori». Sospiro di sollievo dei tifosi dell’Argentina.
Un sinistro devastante fu quello di Gigi Riva, Rombo di tuono secondo Gianni Brera. Fedele alla maglia del Cagliari, grande personalità, maglia numero undici sulla schiena. Per la quarta posizione scegliamo un altro italiano, Mario Corso, che qualcuno chiamava anche “Il piede sinistro di Dio”: le sue punizioni a foglia morta hanno fatto scuola, si spegnevano nel “sette” dopo aver lasciato di stucco il portiere avversario. Altro calcio, altri ritmi, ma che spettacolo. Anche per la quinta posizione peschiamo nel passato, un giocatore che i non più giovani ricordano bene, Roberto Rivelino; era la ciliegina di un attacco stratosferico, quello del Brasile ’70 che battè in finale l’Italia 4-1, Jairzinho, Gerson, Tostão, Pelè, Rivelino. Le sue punizioni erano una sentenza; non amava battere i rigori, pare che dicesse: «Troppo facile...».
I nomi sarebbero tanti, le scelte inevitabilmente sono “dolorose”, ma è un gioco. Allora al sesto posto ecco un altro brasiliano, Roberto Carlos, ex galactico del Real, dove approdò dopo una stagione all’Inter (dicevano che non coprisse abbastanza, ed era vero, ma quando spingeva...). Campione del mondo nel 2002, una sua punizione è stata giudicata la più bella di sempre: anno 1997, Brasile-Francia, il tiro fortissimo di esterno sinistro di Roberto Carlos sembra destinato fuori, poi gira e si insacca. A velocità folle. Barthez ha la stessa espressione di tutti gli spettatori: «Come ha fatto?». Roberto Carlos ha smesso di giocare - e divertire - l’anno scorso, a 42 anni, in India.
In settima posizione Alvaro Recoba, el Chino, incostante come molti mancini. Un altro super mancino che non ha ottenuto i successi che il suo enorme talento gli avrebbe consentito è Adriano l’imperatore, molta Inter per lui con tanti gol, ma anche Fiorentina e Roma, una Coppa America in bacheca; carattere difficile, tendenza a ingrassare, malinconico: «Ho perso la felificità di giocare», disse una volta che non rientrò in Italia dopo una partita con la Nazionale. Un mancino tutto d’un pezzo, con pochi fronzoli, e per questo atipico ma efficace è stato Sinisa Mihajlovic, eccellente su punizione, bravo anche come difensore. Resta un posto: le nomination sono tre, Bale, Robben e Giggs. Scegliamo Ryan Giggs, non un genio del calcio ma una leggenda, per capacità, dedizione, classe. Ha giocato fino a 41 anni nel Manchester United.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
