Gioco
Hallassy, trionfi e tragedia del primo paralimpico
di SIMONE PIEROTTI Se si parla di atleti paralimpici, il primo nome a solleticare la mente è di sicuro Oscar Pistorius. Assai prima di lui, però, un altro amputato aveva compiuto una grande impresa...
di SIMONE PIEROTTI
Se si parla di atleti paralimpici, il primo nome a solleticare la mente è di sicuro Oscar Pistorius. Assai prima di lui, però, un altro amputato aveva compiuto una grande impresa simile. Di più: Olivér Halassy ha vinto medaglie d'oro nella pallanuoto quando le Paraolimpiadi avevano ancora da venire. La sfortuna infierisce su Halassy, nato in realtà con il cognome Haltmayer, già in tenera età: nato nel 1909 a Budapest, a otto anni rimane coinvolto in un brutto incidente stradale. Perde parte della gamba sotto il ginocchio sinistro, non la voglia e la forza di andare avanti cimentandosi nello sport. Il giovane Olivér rimane affascinato dalla pallanuoto e si affilia all'Újpest, polisportiva dell'omonima circoscrizione della capitale ungherese dove è nato. Nel 1928 partecipa ai suoi primi Giochi olimpici ad Amsterdam, dove i magiari conquistano la prima di un'invidiabile striscia di dodici medaglie consecutive: è un bell'argento, arrivato al termine della finale persa soltanto ai supplementari contro la Germania. È il primo atto di un'accesa rivalità che non si spegne nelle successive due edizioni: l'Ungheria vince entrambi i tornei proprio a discapito dei tedeschi e il successo del 1936 è ancor più carico di significati, con due pallanotisti ebrei che trionfano in una Berlino pavesata di simboli nazisti. Halassy è un elemento irrinunciabile di quello zoccolo duro tirato su da Béla Komjádi, uno degli allenatori più innovativi e vincenti nella storia della pallanuoto: pur giocando a centrovasca non fa mancare il suo contributo in fase realizzativa. "È stato il più grande che io abbia mai affrontato", rivelerà in seguito lo statunitense Frank Graham dopo aver giocato contro di lui ai Giochi del 1932. Ma non c'è solo la pallanuoto nel destino di Halassy, pure campione europeo per tre volte e vincitore di dieci scudetti negli anni Trenta: primeggia anche nel nuoto, dove totalizza 25 titoli nazionali. Una volta chiusa la carriera agonistica, Halassy diventa revisore dei conti nell'amministrazione locale e decide di dedicarsi alla famiglia. Ma il destino ha in serbo altro per lui: la sera del 10 settembre 1946 viene freddato in circostanze misteriose a pochi passi da casa e proprio nei giorni in cui sta per venire alla luce uno dei suoi tre figli. Era la tragica fine di un atleta esemplare che aveva saputo superare le avversità della vita.
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