Gioco
Gori: «Abbiamo lavorato sognando questo»
Una tripletta per il bomber: lo aspettavamo da sette anni. Siamo i migliori, in Italia e in Europa
RICCIONE. «È uno dei forti più al mondo. Lo dico io e lo dice quello». "Jeky" Valenti punta l'indice verso il campo della spiaggia di Riccione. Dietro c'è il mare. Lì in sole sorge, non tramonta. Parla del suo amico Gabriele Gori, da tutti soprannominato affettuosamente "Tin-Tin". Lui, per nulla incline ad attirare su di sé le luci della ribalta, sceglie come da abitudine un profilo più basso. Ragazzo con la testa sulle spalle, poco scenografico (fa eccezione il video divertente girato sabato in cui sfida Bobo Vieri mettendo in palio chupiti e piadine) e molto concreto. Dentro e fuori il rettangolo di gioco. Ne ha segnati tre di gol nella finale che ha consegnato il Viareggio alla leggenda del beach soccer, supporto determinante in una partita spigolosa, contro la Lazio. I bianconeri hanno pure rischiato di finire con la testa sott'acqua, cestinando un vantaggio (6-2) rassicurante solo all'apparenza. Dopo la punizione vincente di capitan Marinai, via le nuvole. «È stata una liberazione, aspettavamo questo momento da sette anni ed ora possiamo gridarlo forte: siamo i migliori. In Italia e in Europa». Azzardato anche solo pensare di contraddirlo, perché la squadra che lui stesso ha trascinato con coriandoli di reti (sono 229 col bianconero addosso) ha stretto Euro Winners Cup e Coppa Italia e non mollerà, almeno sino all'estate prossima. «Trionfi come questo lasciano una soddisfazione enorme, sono il coronamento di un lavoro estenuante, di tenacia, di sangue sputato per la maglia. Io sento di aver dato il mio contributo, è il periodo più gratificante della mia carriera». Il settimo anno è quello che - si dice - mette in crisi i rapporti di coppia, talvolta al punto di sgretolarli. A chi gravita attorno all'orbita viareggina è accaduto l'esatto opposto. C'è la mano, grossissima, di Stefano Santini. Non solo un allenatore, non solo uno scrupoloso conoscitore del beach soccer, ma una guida carismatica a cui il gruppo si è affidato per invertire la rotta dopo stagioni chiuse con i pugni battuti sulla sabbia e gli occhi gonfi di lacrime: «A lui dobbiamo tutto, ci ha presi e ci ha cresciuti, ci ha insegnato a vincere. È stato la nostra chioccia, so quanto possa aver sofferto ad aver vissuto la partita dalla tribuna». Già, perché qualche espressione di troppo rivolta all'indirizzo degli arbitri al termine della semifinale col Pisa gli è costata due giornate di squalifica, con a corredo un'ammenda di 250 euro inflitta alla società. In panchina a sostituirlo c'era Massimo Belluomini, un vice di cui ci si può fidare ciecamente, anello di congiunzione tra Santini e chi era in campo. Gori non si è aggiudicato il titolo di capocannoniere nonostante numeri da mani nei capelli solo perché Zurlo (Catania) ha fatto meglio. Non è un neo, di questo titolo ne fa anche volentieri a meno. Adesso c'è una Nazionale a cui dedicarsi anima e corpo. E gol.
g.n.
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