Gioco
Irene, Vecchi ricordi e nuove emozioni «Ho pianto 15 minuti»
La sciabolatrice alla seconda Olimpiade dopo quella di Londra «Una liberazione dopo un periodo difficile, ora sono pronta»
LIVORNO. Una valigia piena di sogni a cinque cerchi. L’appuntamento con la storia, per Irene Vecchi, è sulle pedane olimpiche di Rio De Janeiro: lunedì prossimo con la gara individuale di sciabola, la replica sabato13 nella prova a squadre. Al suo fianco - nel team rosa - ecco Rossella Gregorio, Loreta Gulotta e la veterana della specialità, la pisana Ilaria Bianco. Ed è curiosa proprio la storia di quest’ultima, una 36enne che si allena regolarmente al Fides, nel sacro tempio della scherma mondiale: anche lei è seguita dal super maestro Nicola Zanotti.
Quando giovedì scorso è salita sull’aereo con destinazione Rio, la 27enne Vecchi il suo piccolo record se lo era già conquistato, essendo l’unica delle quattro sciabolatrici ad aver già partecipato a un’edizione dei Giochi Olimpici. Per la cronaca a Londra, 4 anni fa, quando conquistò un onorevolissimo sesto posto nella prova individuale. A stopparla nei quarti di finale fu la sua bestia nera per antonomasia, l’ucraina Olga Kharlan. All’ombra del Big Ben, invece, per la sciabola femminile e anche per la spada maschile, a causa del regolamento del Cio quanto mai discutibile, non era prevista la gara a squadre. Un’assurdità che quest’anno ai Giochi di Rio penalizzerà le corazzate della sciabola maschile e del fioretto femminile, togliendo di fatto un paio di potenziali - per non dire certe - medaglie pregiate alla comitiva azzurra.
CAMMINO IN SALITA. La strada verso la gloria olimpica, per Irene Vecchi, sarà piena di difficoltà, perché la concorrenza è spietata. Scovare nel pacchetto delle qualificate qualche sciabolatrice scarsa è difficile, per non dire quasi impossibile. Quasi tutte, risultati di Coppa del Mondo alla mano, hanno le carte in regola per non sentirsi battute in partenza. E una mezza dozzina ambiscono legittimamente a salire sul gradino più alto del podio. Qualche nome? Al primo posto, tra le super favorite, c’è sicuramente l’americana Mariel Zagunis, la campionessa olimpica uscente. Stesse chance di vittoria hanno la numero uno del ranking mondiale, la russa Sofya Velikaya, e la mina vacante della sciabola in gonnella, l’ucraina Olga Kharlan. Due super campionesse che non hanno bisogno di grandi presentazioni, due atlete che nella loro carriera hanno già vinto da tutte le parti. Ma l’elenco delle favorite non finisce certamente qui e comprende pure la ungherese Marton, la russa Egorian, la cinese Shen Chen, la coreana Kim, l’altra americana Muhammad, la francese Cecilia Berder e la polacca Socha.
Anche nella competizione a squadre, per entrare in zona medaglie, il nostro quartetto rosa dovrà compiere un mezzo miracolo. Russia, Ucraina, Francia e Stati Uniti, negli ultimi mesi - escluso qualche rara eccezione - hanno dimostrato la loro superiorità. Ma la strada non è sbarrata. Meglio quindi pensare positivo ricordando, per esempio, la splendida performance di Irene Vecchi nell’ultima Coppa del Mondo (29 maggio a Mosca), quando è riuscita a salire sul terzo gradino del podio: dopo aver concluso il girone con tutte vittorie, successivamente ha battuto in scioltezza la prima diretta e nell’ordine l’americana Wozniak, la russa Egorian e la ungherese Marton nei quarti di finale, prima di arrendersi alla fuoriclasse Zagunis in semifinale.
Facendo un passo indietro e tornando a febbraio a Gand - o meglio a Sint-Niklaas - nella gara di Coppa del Mondo, le azzurre della sciabola sono state veramente straordinarie: dopo aver vinto il primo match di giornata negli ottavi di finale contro l’Azerbaijan (45-24), hanno compiuto un vero e proprio capolavoro superando gli Stati Uniti (45-38) nell’assalto dei quarti di finale e poi, nonostante la sconfitta in semifinale contro la Russia, per la nostra Irene Vecchi è arrivata la certezza della qualificazione olimpica.
LE EMOZIONI. Legittimo, per la Vecchi, il pianto di gioia dopo aver centrato l’obiettivo olimpico. Un pianto accompagnato, in quel momento, da un fiume di parole. «Giungere all’ultima gara a squadre di Coppa del Mondo e sentirsi dire che ce l’abbiamo fatta - ha detto l’atleta livornese del gruppo sportivo Fiamme Gialle - è stata una liberazione, tanto che ho pianto per una quindicina di minuti di fila. Per me è un sogno che si realizza per la seconda volta dopo Londra». E prima della partenza per il Brasile, sul suo profilo di Facebook, ha pubblicato una selfie con le amiche e gli amici di sempre. «Adesso ci siamo davvero!», ha aggiunto come didascalia.
Per Irene Vecchi, comunque, l’ultima stagione non è stata delle migliori. Complice un calo fisiologico per la prima volta dopo diversi anni, è uscita per un lungo periodo dalla top 16 del ranking mondiale. Adesso, però, si passa dalle parole ai fatti. E lunedì prossimo, a Rio, arriveranno i primi verdetti. Sabato 13, invece, l’eventuale prova d’appello o la ghiotta opportunità di scrivere un altro pezzo indelebile di storia della scherma amaranto. Per la prima volta anche in gonnella.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google