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Livorno

Samba Cassani «Un tracciato che bacia Nibali»

di STEFANO FIORI
Samba Cassani «Un tracciato che bacia Nibali»

«Vincenzo ha lavorato benissimo al Tour Ci sono tante salite, servirà una squadra super»

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di STEFANO FIORI

Il Tour de France più noioso della storia se n'è andato finalmente in archivio con il terzo successo dell'indecifrabile Chris Froome che, a differenza di Vincenzo Nibali e Fabio Aru, prepara i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro partecipando ai ricchi criterium post-Tour in Belgio e Olanda, spesso disputati in notturna. Il capitano del Team Sky ha vinto ad Aalst in Belgio, indossando a mò di corona del vincitore una feluca di foggia Napoleonica che la dice lunga sullo stato attuale del suo ego, e sono in tanti a chiedersi cosa potrà combinare nella prova a cronometro individuale olimpica, nella quale è indicato come il favorito numero uno, mentre qualche dubbio ancora sussiste circa la sua partecipazione alla prova su strada, in programma sabato 6 agosto con l'arrivo previsto nella celeberrima località di Copacabana attorno alle 22, ora italiana. Anche se nelle ultime ore il campione britannico di nascita keniana ha aperto alla possibilità di presentarsi al via, anche se dovrebbe correre soltanto per rifinire la preparazione per la prova contro in tempo di mercoledì 10.

Il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo professionisti, Davide Cassani, sta preparando le valigie e sabato volerà verso Rio de Janeiro con un pieno di ottimismo e con i cinque azzurri che ha convocato: Vincenzo Nibali, Fabio Aru, Alessandro De Marchi, Damiano Caruso e Diego Rosa.

E' dunque imprescindibile un'intervista con l'ex-ciclista di Solarolo, anche per capire lo stato di forma della squadra italiana dopo un Tour de France avaro di risultati per i nostri atleti.

Com'è il morale dei cinque azzurri?

«Buono, siamo fiduciosi anche se non sottovalutiamo gli avversari e la difficoltà della competizione olimpica. Le squadre saranno composte da un massimo di cinque corridori ciascuna, i concorrenti saranno la bellezza di 140 e perciò controllare la gara potrebbe risultare assai difficile».

Può farci una radiografia del percorso di Rio?

«Non cambio la mia opinione, maturata dopo la ricognizione che abbiamo effettuatoa gennaio. E' un tracciato molto duro, secondo me molto adatto agli scalatori. Chi inserisce tra i favoriti Van Avermaet e Gilbert, che scalatori proprio non sono, forse non ha valutato il percorso nel modo giusto. La prima parte prevede il circuito Grumari da ripetere quattro volte, non è un anello durissimo ma comprende due strappi impegnativi, di uno e due chilometri, ogni giro. Negli ultimi 80 chilometri di gara si dovrà invece affrontare per tre volte la difficile salita di Vista Chinesa: 8 chilometri e 700 metri con i primi quattromila metri che presentano pendenze oltre il 10 per cento e che dovrebbero risultare decisivi per l'esito della gara. Dopo una breve discesa si tornerà a salire in maniera più regolare, quindi seguiranno una discesa molto tecnica di 6 chilometri e gli 11 chilometri pianeggianti che condurranno al traguardo di Copacabana».

Quali saranno gli avversari più pericolosi per le nostre ambizioni di podio?

«Tanti, almeno una ventina. Cito, in ordine sparso, quelli che reputo più pericolosi: Valverde e Purito Rodriguez che vorrebbe chiudere la sua splendida carriera con un grande acuto, "vendicando" così l'argento ai mondiali di Firenze; poi Daniel Martin, Bardet, Adam Yates e Wouter Poels più del connazionale Kruijswijk».

E Froome?

«A mio avviso punterà a vincere la crono, anche perché in una gara su strada di 241 chilometri come quella di Rio, paragonabile ad una Classica, non lo vedo come un possibile vincente».

Come stanno le nostre punte, Nibali e Aru?

«Vincenzo sta molto bene, anche sotto l'aspetto psicologico. E' assai motivato ed ha svolto al Tour nel migliore dei modi il programma che si era imposto già da inizio stagione. Chi lo ha criticato durante la corsa francese è andato decisamente fuori tema, non ha capito quali erano i suoi obiettivi stagionali e a Rio sarà lui il nostro leader. Fabio sta recuperando dopo la battuta d'arresto sull'ultima salita del Tour. E' giovane, ha talento da vendere e va incoraggiato. A Rio mi aspetto una sua impennata d'orgoglio».

Gli altri azzurri? Quale compito dovranno svolgere e che chances possono avere?

«Mi fido ciecamente di De Marchi e valuto come essenziale il lavoro che saprà e dovrà svolgere a Rio. Caruso e Rosa sono usciti benissimo dal Tour de France, addirittura in crescendo e su di un tracciato come quello brasiliano sono in grado di fare la differenza rispetto alle altre squadre nazionali».

Che tattica adotterete a Rio?

«Occorrerà non farsi sorprendere, soprattutto nei primi 100 chilometri, quando potrebbe andare via una fuga pericolosa con qualche outsider dentro. Non deve accedere quello che è accaduto spesso al Tour, con gruppi di attaccanti pieni di grinta che sono poi stati rivisti solo al traguardo. A rigor di logica, dopo una gara molto selettiva, l'ultima tornata da Vista Chinesa dovrebbe essere quella decisiva e credo che potrebbe arrivare a giocarsi la medaglia d'oro un gruppo molto ristretto di concorrenti».

Altri dettagli riguardanti la nazionale italiana?

Nei prossimi giorni effettueremo varie uscite sul circuito olimpico. Annuncio che Nibali gareggerà nella prova a cronometro individuale, anche se i favoriti restano Froome e Dumoulin».

Un tuo pronostico secco?

«A Rio vincerà un reduce dal Tour de France e alla portata di Nibali vedo una medaglia, magari d'oro».

Il tuo giudizio, in retrospettiva, sul Tour 2016?

«Non mi è piaciuto, il Giro d'Italia è risultato molto più avvincente, ma lo strapotere di Froome e del Team Sky è stato innegabile. Nessuno ha avuto le gambe e nemmeno il coraggio di attaccare la maglia gialla. Non è stato un Tour positivo per gli italiani, ma il lavoro svolto da Nibali dovrebbe dare i suoi frutti proprio a Rio»"

Da segnalare il forfait di Niro Quintana, con il ruolo di leader nella temibile squadra nazionale colombiana che sarà rivestito da Esteban Chaves, grande protagonista al Giro d'Italia 2016.

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