Gioco
In fuga anche a Barletta Lombardi vince la Disfida
Il pluripremiato maratoneta livornese racconta la trionfale “6 ore” pugliese «Dicono che sono troppo pesante ma ce l’ho fatta ancora: la dedico a mia figlia»
LIVORNO. Il Forrest Gump made in Livorno centra ancora una volta l’obiettivo. Questa volta in terra pugliese, a Barletta dove Marco Lombardi, 36 anni, sale sul podio per il secondo anno consecutivo della “Disfida”.
«Ho effettuato l'iscrizione il giorno prima della gara, perchè avevo mia figlia Margherita in ospedale, ma per fortuna il giovedì è stata dimessa e valutando le sue condizioni di salute favorevoli, ho deciso di andare a Barletta per cercare di bissare la vittoria dello scorso anno: a lei e alla mia famiglia dedico la vittoria», racconta l’ultramaratoneta. Grandi nomi tra gli iscritti alla seconda edizione della 6 ore della Disfida: quelli più noti erano Alberico Di Cecco (atleta olimpico e nazionale della 100 Km), Francesco Milella, Loris Fanton, Nicolangelo D'Avanzo (campione italiano della 24 ore su strada). «Come al solito in terra di Puglia, vengo accolto in modo particolarmente benevolo, sia dagli gentilissimi organizzatori, che dagli spettatori e atleti presenti», continua. E’ lui a scandire la vittoria.
«Siamo partiti alle 17 sul percorso di 1,500 km, che circonda le mura del castello medioevale dove avvenne la battaglia della Disfida di Barletta», comincia. Alla partenza, c’era una temperatura di circa quaranta con una forte umidità. «Nelle prime 2 ore di gara soffro molto la temperatura e volontarimente decido di dosare le forze e risparmiare energie, rimanendo a ridosso dei primi due, Fanton e Milella. Intorno alla 2° ora di gara vengo affiancato dal campione e amico Alberico Di Cecco atleta olimpico e campione di simpatia ed umiltà. Intorno alla 3° ora mi dicono che sono in 3° posizione, perché alcuni atleti sono stati costretti ad abbandonare la gara a causa del forte caldo o di infortuni muscolari», il resoconto è minuzioso. «Dalla 4° ora, mi ritrovo dopo un anno, a condurre di nuovo la gara, e coscientemente gestisco le forze e cerco di mantenere il vantaggio sul secondo, che allo scoccare della 6° ora sarà di oltre 8 chilometri». Siamo alla fine: c’è il podio che lo aspetta. «Alle 23 del 23 luglio, mi laureo per la 2° volta con 75,801 km, come mi hanno definito gli organizzatori "Campione di Barletta", anche se questa città un campione lo ha avuto davvero: Pietro Mennea. Sono onorato di aver vinto per 2 volte nella città del mio idolo». Dalla gara ai ringraziamenti. Sgorgano anche aneddoti.
«Voglio ringraziare - dice l’atleta della Libertas Runners - tutti quelli che mi sostengono e credono in me, che vanno oltre i pregiudizi, come quello che mi perseguita da sempre riguardo al mio aspetto fisico. Quanti dicono che ho troppa massa muscolare da portare dietro e che il fisico dell'ultramaratonenta non dovrebbe avere tali caratteristiche. Ma ciò che mi fa sorridere e sperare è il fatto che questi pregiudizi gli ha vissuti prima di me, agli inizi della sua carriera Pietro Mennea: quanti gli dicevano che era troppo gracile e che non aveva le caratteristiche del centometrista, ma lui non li ha ascoltati e ha creduto in se stesso e nelle proprie potenzialità; sapeva che ciò che conta è il sacrificio: "la fatica non è mai sprecata: soffri ma sogni". Condivido questo ideale, anche perchè i discorsi li porta via il vento, i fatti rimangono nella memoria».
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