Il Tirreno

Livorno

Il treno Masini Luccetti e il biglietto in extremis «Ma quanta paura...»

di Andrea Masini

La nuotatrice è di Calenzano ma si allena a Livorno da 4 anni «L’infortunio mi ha frenato, ora sogno una super 4X200»

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LIVORNO. A Berlino e Kazan è stata lei - Chiara Masini Luccetti - a lanciare Federica Pellegrini verso le medaglie, d’oro agli Europei tedeschi (2014) e d’argento ai Mondiali in Russia (2015). Poi un inverno così e così e un Assoluto primaverile al di sotto delle aspettative, viziato da una noiosa infiammazione alla spalla. Sfortuna nera, maledetta. E anche un po’ di paura. All’improvviso il sogno olimpico finisce sull’orlo del precipizio. Giorni difficili, infiniti, attesa snervante. La Federnuoto s’interroga: da un lato l’esperienza, la solidità e la condizione in crescita di una delle frecce azzurre in chiave 4X200 stile libero, dall’altro il quinto crono stagionale di Chiara nei 200. Non filtra nessuna notizia, anzi. L’ufficialità è puntualmente rimandata al giorno successivo, fino al 1° luglio. Quando il nome della Masini Luccetti è inserito nella lista dei 35 atleti che parteciperanno alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. È l’ora di pranzo, scende una lacrima. Di gioia, e di liberazione.

Chiara, che “faticaccia” questa convocazione...

«Ma ne è valsa veramente la pena: 4 anni fa non riuscii a qualificarmi per Londra, stavolta non potevo fallire. È stata dura, a tratti durissima, ma adesso sto vivendo una favola, pur consapevole che tra una settimana dovremo rimboccarci le maniche e dimostrare a tutti di che pasta siamo fatte».

Dopo l’oro europeo di Berlino e il podio iridato, un’altra magnifica soddisfazione...

«Nell’ultimo biennio ho vissuto tante, bellissime, sensazioni, ma tutte diverse tra loro: il titolo continentale del 2014 lo considero una specie di rinascita, mentre l’argento ai Mondiali un’autentica sorpresa. Quest’anno desideravo l’Olimpiade, era l’obiettivo minimo da raggiungere ma ripeto, guai accontentarsi. Stati Uniti, Cina, Ungheria, Australia e Svezia dovranno sudare per batterci».

Lei originaria di Calenzano, ma da 4 anni nuota a Livorno sotto la guida di Stefano Franceschi: quanto ha inciso il cambio di casa nella sua carriera?

«Un bel po’. Intanto, apro e chiudo parentesi, a Livorno ci sono il mare e dei tramonti favolosi. Per il resto, da quando vivo qua è cambiato il mio modo di affrontare la quotidianità, faccio l’atleta professionista a tutti gli effetti, ma soprattutto allenarsi in una squadra di alto livello è davvero stimolante».

La Masini Luccetti vola a Rio: diciamo che ha tolto un peso pure al suo fidanzato, Federico Turrini...

«Sì, era felicissimo. Agli Assoluti solo lui aveva strappato il pass per la qualificazione e dunque la missione era completa a metà. Mi ha aiutato un sacco, anche quando credevo che la strada fosse ormai sbarrata. E ora, finalmente, il sogno l’abbiamo realizzato insieme e sarà ancora più emozionante viverlo».

Lei è molto amica di Federica Pellegrini. Che tipo è?

«Un esempio da seguire, determinata, grintosa. Affronta ogni allenamento al massimo e non le manca mai il sorriso. Fuori dall’acqua vi assicuro che è una ragazza normalissima, simpatica e allegra. Spesso si sente dire il contrario: la Pellegrini se la tira, la Pellegrini di qui, la Pellegrini di là. Ma no, niente di tutto questo è vero».

Domanda secca: vincerà la “Divina” i 200 stile libero?

«E chi può dirlo... La concorrenza sarà spietata ma Federica è pur sempre Federica. È la primatista mondiale in carica, da almeno 10 anni è sulla cresta dell’onda. La statunitense Ledecky è la regina indiscussa dei 400 e 800, forte pure nei 200, però non è invincibile. Piuttosto, se li farà, vedo pericolosa la svedese Sjostrom: al momento è sua la miglior prestazione stagionale, ma non mi stupirei se mettesse in cima alla lista dei suoi desideri i 100 farfalla e i 100 stile libero. Una cosa, tuttavia, è certa: Federica lotterà fino all’ultima bracciata».

Quando è nata la sua passione per il nuoto?

«All’età di 4 anni. Dal quel preciso istante ho seguito tutto l’iter dalla scuola nuoto, le categorie Esordienti e poi ovviamente il percorso agonistico».

La Nuoto Livorno per lei è...

«Una grande famiglia, che mi ha accolto a braccia aperte. Non è una frase fatta, potete chiederlo agli altri ragazzi: si contano sulle dita di una mano le società in Italia che ospitano un buon numero di nuotatori provenienti da altre città, segno tangibile che l’ambiente è ideale per crescere e allenarsi».

Non è stata una stagione facile, anche e soprattutto a causa di quel maledetto infortunio alla spalla.

«Dopo due straordinarie annate, non mi sarei mai immaginata di rincorrere la qualificazione a giugno. Ma purtroppo l’infiammazione ha compromesso l’intera preparazione invernale e agli Assoluti non ho nuotato i tempi sperati. A maggio niente Europei di Londra, nella speranza di recuperare, e alla resa dei conti ce l'ho fatta».

Ha mai pensato di non farcela?

«In effetti sì, prima del trofeo Sette Colli visto che le fitte alla spalla si riacutizzavano e io soffrivo psicologicamente. Da qui in avanti dovrò tenere la spalla sotto controllo, ma ora non ci voglio pensare. Dolore o no, adesso conta andare forte».

Ha già preso l'appuntamento per il tatuaggio di rito?

«No, non ancora. Dopo i Giochi di Rio andrò in vacanza e poi, a settembre, provvederò a tatuarmi i cinque cerchi olimpici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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