Gioco
Il Livorno regala una delusione: subito eliminato
Tre gol e un rigore sbagliato per la Juve Stabia Per gli amaranto a segno Cellini su penalty
LIVORNO. La ferita è ancora aperta, il sangue esce e non si ferma. Il ritorno di Igor Protti e le mosse sul mercato avevano tamponato lo squarcio della retrocessione, ma ieri sono arrivate altre pugnalate. E l’inizio è stato un incubo. L’ultima volta al Picchi ci aveva spedito in Lega Pro, ieri l’abbiamo conosciuta tra l’imbarazzo di circa 2mila tifosi, anche se attraverso la Coppa Italia. Il primo Livorno di Foscarini si è infatti sciolto subito davanti alla Juve Stabia, squadra concreta e organizzata: 1-3, con due gol nel giro di due minuti (tra il 19’ e il 21’) a spezzare subito il primo timido entusiasmo estivo. E così gli amaranto sono subito fuori. Ed è partita la prima contestazione della curva Nord, tra cori e striscioni contro Aldo Spinelli, assente al debutto. “In tre anni due retrocessioni, Spinelli fuori dai cogl…”. Insomma, un filo che ha unito la serata con il Lanciano e quella di ieri, non solo per il gigante Amenta nella difesa delle Vespe.
IL PRIMO 3-5-2. Squadra sperimentale, ok, ma in campo c’erano 6-7 probabili titolari: Falcone in porta (scelta a sorpresa, la gerarchia non è ancora chiara), Lambrughi e Gonnelli dietro, Toninelli, Marchi e Grillo in mezzo e Cellini in attacco. Insomma, giusto aspettarsi di più. Nonostante l’emergenza in ogni reparto, nonostante il forfait in extremis di Moscati, nonostante i mille giovani in panchina.
In difesa, a completare il quadro, Foscarini ha scelto Pirrello, schierato sul centro-destra e sempre in crisi: è calcio d’agosto, è verissimo, ma la sua partita è stata alla Vergara. E i fantasmi del passato sono tornati guardando anche Ferchichi, in formato Palazzi, e Di Curzio, un altro Comi. Per ora appunti sparsi, nessuna vera bocciatura, anche perché siamo davanti a tre ragazzini al debutto nel calcio dei big. Come il baby Gemmi, 19 anni, che però non ha tradito: promosso dalla Primavera, si è messo sulla sedia da regista in attesa del grande nome e ha passato l’esame.
L’INCUBO. L’inizio è da film horror, anche senza Pinsoglio e Nasca. Zibert sfiora subito il vantaggio entrando sul centro-destra della difesa amaranto, che si trasforma presto in un corpo fertile per le punture delle Vespe. Cellini risponde e trova Russo, tra l’altro nel mirino amaranto quest’estate prima della virata su Vono. Poi le prime scene del film: Liotti, solo in area piccola sugli sviluppi di un corner, e Del Sante, dopo un batti e ribatti, girano lo 0-2 dopo poco più di 20 minuti. Ed ecco i primi fischi, mentre lo stesso Del Sante manca il tris. È il trattore Marchi, il migliore del Livorno, a combinare qualcosa: prima sfiora il gol da fuori area, poi conquista il rigore (fallo di Izzillo) che Cellini trasforma di prepotenza. Di paura, invece, la girata di Di Curzio davanti a Russo, un’occasione incredibile per il pari.
Approccio molle e confusione tattica anche nella ripresa, nonostante il tentativo del solito Cellini dopo pochi minuti. Poi continua il disastro: Falcone tiene in vita gli amaranto parando il rigore di Zibert (ingenuità di Lambrughi), poi la pugnalata finale di Del Sante. E il ritorno in campo di Vantaggiato è solo una speranza per il futuro, legata anche alle mille assenze, un alibi da considerare.
SOLO UN REGISTA? È questa la domanda che ora si stanno facendo tutti. Il play è la priorità, ma resta qualche perplessità anche sulla difesa, nonostante la presenza nel pacchetto di Gasbarro e Borghese. Basteranno? Forse sì, ma sicuramente non basterà la qualità. Poca, pochissima tra centrocampo e attacco. Mancava qualche pezzo importante, è vero, ma su un paio di punizioni si è presentato Lambrughi... Il problema è che, escluso Murilo, nessuno sembra avere l’uno contro uno, il colpo di genio: la Lega Pro è altro, però a volte bisogna anche accendere la luce. E oggi è spenta, mentre la ferita sanguina ancora.
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