Gioco
Da storico play Pielle a procuratore, la nuova vita di Claudio Bonaccorsi
Da Rimini con Livorno nel cuore: l’eroe anni ’80 cresciuto in via Cecconi racconta la sfida: con l’avvocato Ruggero abbiamo un’agenzia, ci sono anche Salazar e Maffei
LIVORNO. Una ne pensa, cento ne fa. Come quando distribuiva assist sul parquet e realizzava canestri impossibili. Claudio Bonaccorsi non è cambiato, anzi. E strada facendo il richiamo della palla a spicchi si è fatto talmente forte da convincerlo ad intraprendere la carriera da procuratore: il "Bomba", infatti, è uno dei soci dell'agenzia R&B, costituita insieme all'avvocato Antonio Ruggero, anche lui da decenni operativo sul pianeta pallacanestro. «Incontrai Antonio (Ruggero, ndr) da queste parti (Rimini, ndr) un anno e mezzo fa - confessa Claudio “Bomba” Bonaccorsi - e durante la cena mi disse: Claudio, perché non vai a fare il corso Fip a Roma? Perché non lavoriamo insieme?».
Quindi R&B sta per?
«Ruggero & Bonaccorsi: Antonio è stato uno dei primi a curare gli interessi degli argentini in Italia. Abbiamo Bruno Cerella in Serie A, Chiarastella in A2, e poi una sessantina di ragazzi tra B e C».
A Livorno "segue" nessuno?
«Hector Salazar e Gabriele Maffei: il primo è reduce da un ottimo campionato a Carrara, mentre il secondo è salito in C Gold in maglia Libertas Liburnia».
Lei livornese, oggi vive fuori città. L'esatto contrario di chi, durante la carriera, è sbarcato a Livorno e non l'ha più lasciata.
«Gli affetti - spesso - portano a decisioni rigide; sulla riviera gestivo una boutique d'abbigliamento (in società con la ex moglie, ndr), ma l'attaccamento a questa terra è dettato soprattutto dal fatto che mia figlia è riminese. Stare lontani da Livorno non è affatto semplice, ma appena posso salgo in macchina e corro da genitori, fratelli e amici».
E' sempre in contatto con i suoi ex compagni della Pl?
«Sì certo, in particolare Renato Graziani e Stefano Tosi. I loro figli giocano insieme a mio nipote nella Pallacanestro Don Bosco ed è pure una bella squadretta Under 16; anche Facebook aiuta tanto, qualche mese fa a Bologna - invece - ho rivisto Matteo Lanza».
Bonaccorsi, sincero: quando dalla curva si alzava il coro "metti Diana" le dava noia?
«Secondo voi, se a Cristiano Lucarelli avessero gridato "metti un qualsiasi altro non livornese", lui l'avrebbe presa bene? A Giovanni devo molto, la sua esperienza è stata fondamentale per la mia crescita professionale. Ah, una cosa: perché i libertassini ce l'avevano più con me, piuttosto che con Diana? La risposta è semplice: io ero e sono livornese, cresciuto nella Pallacanestro Livorno. Ma a quei tempi, i livornesi non erano tutelati. Faccio un esempio: a Brindisi, un brindisino, era coccolato dal pubblico, molto più di un giocatore - seppur forte - non brindisino».
A differenza di altri suoi colleghi, lei non ha intrapreso la strada dell'allenatore professionista.
«In realtà ho la qualifica di coach di base e ho allenato 3 anni una squadra di Promozione nel Riminese. Ma al giorno d'oggi, per fare l'allenatore di mestiere devi avere un nome da spendere, oppure raggiungere in tempi brevi eccellenti risultati. Io a Rimini non ho mai giocato, forse alla Pielle avrei avuto un'opportunità. Per il resto, a 40 anni è anche troppo tardi. Ce ne vogliono 6 per ottenere la qualifica di allenatore nazionale e in giro. per l'Italia lavorano già 35enni esperti e vincenti».
A Livorno occorre unire le forze, o investire su una rivalità vecchio stile?
«Bella domanda, che probabilmente non troverà mai un'unica soluzione; il passato racconta che le fusioni hanno portato a scontri e funerali della pallacanestro cittadina. Ma gli anni passano, il quadro cambia e allora svelo un retroscena: in tempi non sospetti, durante l'era di Cosimi sindaco, proponemmo un progetto con Alessandro Fantozzi capo allenatore, Bonaccorsi diesse e l'entrata in società di Michele Martinelli. Come andò a finire? Bocciata (quasi) sul nascere».
Ha visto il torneo preolimpico? Si è fatto un'idea?
«Sono molto dispiaciuto che l'Italia, forte di quattro Nba, non disputerà le Olimpiadi. Tuttavia la sfida contro la Croazia ha evidenziato la politica nostra e come, viceversa, lavorano all'estero, dove si impegnano per lanciare i giovani; nel campionato italiano quando vedo cinque ragazzi stranieri in campo, preferisco il campionato Uisp e un quintetto di cinque appassionati, ma italiani. Ci sarebbero tantissimi aspetti da analizzare e su cui riflettere».
Da livornese, avrebbe candidato il Modigliani Forum per il preolimpico?
«Alla grande».
Andrea Falleni ha lasciato la Pielle dopo 22 anni. Sapeva nulla?
«No, o questa? Per me Andrea è la Pielle: lui all'interno dello staff, Barbara Manna sugli spalti. Chi meglio di loro incarna lo spirito piellino; nei prossimi giorni lo chiamerò per farmi spiegare».
E dei 13 livornesi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro cosa pensa?
«A Livorno vige l'arte dell'arrangiarsi e la cultura del lavoro. Siamo anche bravi a prendere il sole (ride, ndr), ma quando si tratta di sport guai sfidare un atleta labronico. L'effetto calcio e basket sta svanendo e quindi non è un caso che nuoto e scherma abbiano fatto il boom di atleti qualificati».
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