Gioco
Nadi e Chechi portabandiera In cinque per l’oro del calcio
di MASSIMO GUIDI Centosessantadue medaglie (sessantatrè d'oro) in quindici discipline. Centoquattro atleti sul podio. E' il contributo che gli atleti toscani (in rappresentanza di tutte le province...
di MASSIMO GUIDI
Centosessantadue medaglie (sessantatrè d'oro) in quindici discipline. Centoquattro atleti sul podio. E' il contributo che gli atleti toscani (in rappresentanza di tutte le province del Granducato) hanno portato al medagliere olimpico dell'Italia: quasi il trenta per cento. Numeri che non possono vantare nemmeno nazioni coma Spagna e Grecia, per rimanere in Europa.
Record. Numeri anche da record. Come quelli del leggendario livornese Nedo Nadi che nelle sei finali raggiunte, in tutte le armi della scherma, ha vinto altrettanti ori, cinque di quali ad Anversa nel 1920 che rappresentano un record tra gli atleti italiani come medaglie d'oro vinte in una sola edizione.O come le sette medaglie (due d'oro) dell'altro schermitore labronico cresciuto al Circolo Fides di Livorno, Gustavo Marzi, quinto nella graduatoria guidata da Mangiarotti (13). Tre medaglie d'oro in tre Olimpiadi diverse (e tutte nelle prove a squadre) per Oreste Puliti compagno d'armi dei fratelli Nadi capace di vincere due ori ad Anversa, uno a Parigi ed uno ad Amsterdam. Il record di longevità olimpica tra gli atleti del Granducato spetta invece al tiratore fiorentino Andrea Benelli presente in sei edizioni consecutive (con un bronzo ad Atlanta ed un oro ad Atene nello skeet) da Seul 1988 a Pechino 2008.
E tra gli atleti da record non poteva mancare una donna, Alessandra Sensini, salita quattro di fila sul podio tra Atlanta 1996 (bronzo) a Pechino 2008 (argento) passando per l'oro di Sydney 2000 e il bronzo di Atene 2004.
Un record che la windsurfista grossetana deve dividere con lo schermitore livornese Manlio De Rosa sempre sul podio (due su quello più alto) da Berlino 1936 a Melbourne 1956.
Donne. Ma la Sensini non è l'unica donna toscana ad avere arricchito il medagliere azzurro. Le prime furono due rappresenti della squadra di fioretto a Seul 1988: la senese-viareggina Margherita Zalaffi (oro quattro anni dopo a Barcellona nella stessa specialità) e la pisana Annapia Gandolfi.
Ad Atene 2004 sale sul gradino più alto del podio Elena Gigli, empolese, portiere della squadra di pallanuoto che diventa anche l'atleta azzurro più giovane (diciannove anni e quarantotto giorni) nella storia delle Olimpiadi strappando il record alla mitica Ondina Valla. Quattro anni dopo a Pechino oro anche per la judoka livornese Giulia Quintavalle, prima donna italiana a vincere un oro nella storia del judo. Ultima in ordine di tempo (Londra 2012) Marta Pagnini pluri medagliata capitana della nazionale di ginnastica ritmica che aggiunge a titoli mondiali ed europei il bronzo a squadre.
Livornesi. Della pattuglia dei medagliati quella più folta è degli atleti livornesi: quarantanove.
Scherma. Tra le quindici discipline nelle quali gli atleti toscani sono saliti sul podio la parte del leone la fa, neanche a dirlo, la scherma con settantanovemedaglie.
Prima medaglia. Essere campione olimpico senza mai saperlo. E' l'incredibile storia di Enrico Brusoni, secondo italiano nella storia delle olimpiadi (dopo Gian Giorgio Trissino nell'equitazione) e primo toscano a vincere una medaglia d'o. ro.
L'aretino Brusoni, specialista nelle gare di ciclismo su pista, partecipa alle olimpiadi di Parigi nel 1900, ricordate in negativo perché il governo francese estromise dall'organizzazione il barone De Coubertin, ideatore dei Giochi, ma soprattutto per le poche risorse da destinare alla manifestazione. Tanto che le gare sono inserite come attrazioni all'interno dell'Esposizione Universale. Di conseguenza c'è molta incertezza su quali fossero o meno le gare olimpiche. Brusoni vince da dominatore la "corsa delle volate", come viene definita la futura corsa a punti, imponendosi in quattro volate più quella finale. Riceverà il giusto tributo alla sua impresa solo nel 1999, cinquanta anni dopo la sua morte, quando il Coni riconoscerà all'atleta aretino lo status di campione olimpico sulla scorta degli studi di Bill Mallon, fondatore dell'Associazione Internazionale degli storici olimpici , che inserì la "corsa delle volate" tra le gare olimpiche in virtù di quattro criteri: gare aperte a tutti, gare per dilettanti, gare senza partenza ad handicap, gare senza premi in denaro.
Portabandiera. Due toscani hanno avuto l'onore. Due miti dei rispettivi sport: Nedo Nadi nel 1920 ad Anversa, e Jury Chechi nel 2004 ad Atene.
Unica. Proprio ottanta anni fa, a Berlino, la Nazionale di calcio conquistò l'unico titolo olimpico nella storia del calcio azzurro. Protagonisti della cavalcata della formazione allenata da Pozzo cinque calciatori toscani: il centrocampista viareggino Carlo Biagi, primo nella storia degli azzurri a segnare quattro reti nella stessa gara (al Giappone); i carraresi Bruno Venturini (portiere) ed Achille Piccini (difensore); il lucchese Lamberto Lippi (difensore) e l'attaccante pisano Sergio Bertoni che assieme a Foni e Rava è l'unico ad avere vinto Olimpiadi e Mondiale (1938).
Famiglie . Le più famose sono quelle dei Nadi con Nedo e Aldo capaci di portare a casa nove ori ed un argento e dei Montano (tre ori sei argento e due bronzi), dal capo stirpe Aldo (argento a Berlino nel 1936) al figlio Mario Aldo, primo in famiglia a conquistare un oro (Monaco 1972) con il cugino Marco Tullio. Sul podio (argento) a Montreal 1976 anche due fratelli di Marco Tullio, Carlo (unico non sciabolatore della famiglia) e Tommaso quest ultimo nella prova di sciabola a squadre con Mario Aldo e Marco Tullio. Per arrivare all'altro Aldo, oro nella sciabola individuale ad Atene 2004 (spezzando un digiuno che nell'ara durava dalle olimpiadi di Anversa) e che vanta altri tre podi olimpici. Un titolo anche per i pallanuotisti fiorentini Gianfranco e Tullio Pandolfini.
Campionissimi. Nella lista dei campioni olimpici toscani ci sono poi altri atleti che hanno scritto pagine indelebili nella storia dei rispettivi sport. Tra questi Paolo Bettini (Atene 2004), Jury Chechi (Atlanta 1996), Luciano Giovannetti (Mosca 194 e Los Angeles quattro anni dopo).
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