Gioco
De Memme la turca: «Cambio di stato per scalare l’Olimpo»
La campionessa di nuoto ha lasciato Livorno per conquistare il Brasile: «La convocazione è un sogno, sono pronta»
LIVORNO. “Martina De Memme ai Giochi Olimpici”, tratto da una storia vera. Titolo calzante, perfetto per la sceneggiatura scritta dalla stessa Martina, con tanto di lieto fine dopo un periodo fatto di peripezie, scelte dolorose e solitudine: un anno fa è salita su un aereo destinazione Kayseri (estremo sud della Turchia) per coltivare il sogno a cinque cerchi. Decisione coraggiosa, singolare. Tanti nuotatori ficcano il naso all'estero in cerca di fortuna, ma è bene sottolineare che il centro federale di Kayseri non è l'Università di Harvard e la Turchia non è l'America. Ma niente, la De Memme (Nuoto Livorno/C.S. Esercito) ha voluto fare di testa sua. Pronta a tutto, pur di toccare il cielo con un dito. E il primo luglio - finalmente - l'urlo di gioia sfumato da una miriade di pensieri, l'ufficialità di rappresentare l'Italia Team alle Olimpiadi di Rio de Janeiro (6-13 agosto la finestra del nuoto), insieme ad altri otto atleti livornesi, quattro dei quali nuotatori come lei nati e cresciuti nella piscina Camalich .
De Memme, quando ha letto il suo nome sul sito della federazione?
«Ho chiuso, riaperto e aggiornato la pagina web un paio di volte, qualche schiaffetto sulle guance e in quel preciso istante ho capito che era tutto vero. È stata lunga, anche l'attesa dopo il trofeo il Sette Colli; la convocazione non usciva e l'ansia aumentava, fino all'emozione di un giorno che rimarrà per sempre tatuato nel mio cuore».
Quattro anni fa l'Olimpiade sfumò sul più bello, stavolta ce l'ha fatta, e in grande stile...
«Sì, davvero; da allora ho vissuto un quadriennio bello intenso, impreziosito da un 2013 spettacolare (quattro titoli ai Giochi del Mediterraneo, due titoli alle universiadi di Kazan e finale iridata a Barcellona), ma anche minato da alcuni momenti bui. Ora, però, me la godo».
Dal maggio 2015 si è trasferita in Turchia alla corte dell'ex tecnico del Nuoto Livorno, Corrado Rosso. Quanto è stato difficile, vivere e allenarsi, in una città (Kayseri) con una popolazione di maggioranza islamica?
«Abbastanza, e infatti tante volte ho creduto di non farcela. Kayseri è una città di circa un milione di abitanti, di cui il 98% islamici praticanti. Non è solo una religione, per loro è un vero e proprio stile di vita e sono dediti all'Islam. Immaginate, dunque, quanto sia complicata la vita per una ragazza occidentale (che peraltro non pratica neanche la propria di religione...), abituata nel periodo estivo a indossare canottiere, shorts e pantaloni aderenti. Se passeggi un po' “scoperta”, la prendono sul personale ed è come se tu lanciassi un guanto di sfida; di conseguenza t-shirt a maniche lunghe, colori scuri e nessuna parte del corpo in vista. Il burka? Non esageriamo, a quello mi sarei rifiutata».
Ma ne è valsa la pena, giusto?
«Direi di sì, assolutamente».
Dell'attuale situazione turca cosa pensa?
«Si tratta di un popolo in larga parte sottomesso sia alla religione, sia al controllo di Erdogan. Il governo è stato eletto democraticamente, ma poi il sistema somiglia più a una tirannia. E i giovani hanno provato a ribellarsi, ma senza fortuna».
Le è mancata la sua città nell'ultimo anno?
«Un monte (sorride); si sente spesso dire che a Livorno non c'è nulla, il turismo funziona male ect. Ma quando stai lontana per mesi e mesi ne senti la mancanza, vedi i tramonti su Facebook e la sera pagheresti per uscire con gli amici. Senza contare che siamo gente socievole e solare, in Turchia è capitato di trascorrere weekend in camera, da sola».
Dopo la finale iridata a Barcellona, due anni senza nazionale fino al pass europeo per Londra...
«Non è stato semplice, addirittura ho meditato di abbandonare il nuoto. Ma per fortuna, ragionandoci a mente fredda, la determinazione ha prevalso sui cattivi pensieri e stamani sono atterrata a Santos per il collegiale pre-olimpico».
Cosa si aspetta dall'Olimpiade?
«Un’esperienza unica, la gara più importante nella carriera di uno sportivo; gareggerò con la 4X200 Stile Libero, mentre negli 800 individuali migliorare il record personale sarebbe a dir poco meraviglioso. A quel punto sì, tornerei in Italia soddisfatta».
A chi dedica questa convocazione?
«A me stessa, perché chi si è messa in gioco è Martina. Punto. L'affetto e il sostegno di famiglia e amici non è mai mancato, ma in Turchia sono andata io».
Adesso il gioco si fa duro: la 4X200 è vice campione mondiale in carica, ma a Rio sarà tutta un'altra storia. In che veste si presenterà l'Italnuoto?
«Abbiamo una buonissima staffetta, anche se agli Europei non è andata bene; daremo il cento per cento, nella speranza di cogliere il miglior risultato possibile nel bel mezzo del gotha mondiale».
L'emozione d'indossare il kit olimpico?
«Il materiale è fantastico - dalla tuta, all'abito per la cerimonia - ma non poteva essere altrimenti: Armani è uno dei migliori stilisti al mondo».
E a Gimbo Tamberi - da atleta olimpionica - quale consiglio darebbe?
«Nei giorni scorsi, davanti alla tv, ho pianto con lui; so cosa vuol dire guadagnarsi un'Olimpiade e lui avrebbe anche lottato per una medaglia. Troppo spavaldo? No, se la sentiva così e ha fatto bene. Tornerà più forte di prima, è un grande».
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