Il Tirreno

Livorno

Basket, il volo di Iba Thiam in Legadue: «Io nero fortunato»

di Andrea Masini
Basket, il volo di Iba Thiam in Legadue: «Io nero fortunato»

Livorno, il diciottenne arrivato dal Senegal ha firmato per Forlì: «Al Don Bosco sono cresciuto, grazie»

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LIVORNO. Storia bella, particolare e affascinante... anche rara, se calcoliamo quanti ragazzi - giornalmente - dal nord Africa migrano verso le coste italiane e l'Europa sognando una vita migliore. Vita e adolescenza che è riuscito a godersi Iba Thiam - 18enne, originario di Dakar (Senegal) - in forza alla Pallacanestro Don Bosco fino a qualche giorno fa, quando in via Allende è giunta la richiesta ufficiale di Forlì (A2).

Iba vive a Livorno dall'età di 13 anni, e infatti è considerato dalla Fip (Federazione Italiana Pallacanestro) un giocatore italiano a tutti gli effetti, avendo sulle spalle quattro stagioni di formazione nel Bel Paese. Prima di iniziare la sua avventura tra i Pro, Iba è volato di nuovo a casa. «Dopo quasi cinque anni - ha scritto sulla pagina Facebook il 4 luglio scorso - finalmente in Senegal». Tra pochi giorni il ritorno, l’ultimo saluto alla città che lo ha fatto crescere e il trasferimento in Emilia Romagna.

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Thiam, cosa le rimarrà dei bellissimi anni trascorsi a Livorno?

«È la città dove sono cresciuto non solo come giocatore, ma anche come uomo e la considero casa mia; non dimenticherò mai le ore di allenamento al PalaMacchia, quanto sudore e sangue ho tirato fuori dentro a quel palazzetto per difendere i colori del Don Bosco. E grazie al Don Bosco, da ottobre, potrò giocare in A2».

Molti dei suoi connazionali raggiungono l'Italia, ma lei lo ha fatto per amore del basket. Si sente fortunato?

«Tra l'America e altre richieste in Europa, scelsi l'Italia e Livorno perché volevo avvicinarmi a mia sorella (vive in Toscana); per giunta il Don Bosco è una realtà molto importante e sapevo che qua avrei imparato l'educazione e il comportamento che deve tenere un professionista».

C'è qualche persona in particolare che vuole ringraziare?

«Sono tante: presidenti, dirigenti, allenatori, medici, cuochi e compagni. Ma cito Massimo Faraoni, perché la mia crescita è anche merito suo, e Fabio Poggianti (oggi alla Labronica Basket) che ha sempre creduto in me e in un mio futuro ad alto livello».

Dalla Serie B alla A2 con Forlì: qual è il sogno di Iba Thiam?

«Il primo l'ho appena realizzato: giocare in A2 è una stupenda opportunità e un ulteriore traguardo; confrontarmi ad un livello più alto mi aiuterà a migliorare i difetti e tanti altri aspetti, ovviamente coltivando il desiderio di far emergere le mie qualità in un contesto di assoluto valore».

Cosa le mancherà della città di Livorno?

«I tifosi e i bimbi del minibasket. Ma anche andare in giro sul lungo mare, i compagni, mancherà proprio la città».

La scorsa stagione cosa non ha funzionato?

«Non è semplice trovare una spiegazione, ma nei momenti di difficoltà abbiamo sempre condiviso tutto; eravamo una squadra e una famiglia. Uno per tutti, tutti per uno»

È carico per la nuova avventura?

«A molla, non vedo l'ora di conoscere Forlì e iniziare la preparazione».

Da cinque anni non tornava in Senegal, le ha fatto piacere rivedere parenti e amici?

«Era il prezzo e il sacrificio da pagare per lavorare seriamente e arrivare a questo punto; ora, però, sono al settimo cielo, trascorrere le vacanze in famiglia e rivedere le persone care fa sempre un grandissimo piacere. Sono felice, davvero».

 

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