Il Tirreno

Livorno

Il raggio Laser Marrai veleggia verso il sogno delle Olimpiadi di Rio

Eva Bertolacci
Francesco Marrai
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Francesco Marrai

Il livornese già in Brasile per provare la regata: «Decisive le maree, devo sbagliare meno possibile»

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LIVORNO. Ventitré anni compiuti a febbraio, a dispetto dei suoi natali pisani più livornese di Francesco Marrai non si può, visto che quando non è impegnato a girare il mondo col laser si allena al Circolo Nautico con il tecnico Galli e sempre su Livorno è seguito dal preparatore atletico Alberto Menegazzi. Per lui che ha abbracciato il professionismo da soli quattro anni si tratta della prima Olimpiade, quasi un record a dimostrazione che quando ci sono la passione e il talento tutto è possibile. Francesco è già a Rio, per testare il campo di regata: «Sono arrivato qui il cinque luglio e tornerò a Livorno nei prossimi giorni, poi ripartirò con la spedizione azzurra il 29 luglio. Un fattore che influenza molto il nostro sport è la marea, in questo periodo c'era una marea molto simile a quella che troveremo i giorni dell'Olimpiade per questo ci troviamo qui ora».

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Le acque brasiliane sembrano portarle fortuna

«Ad agosto dell'anno scorso vinsi il Test Event di Rio, una gara ufficiale pre olimpica che mi dette la quasi certezza della qualificazione, però l'ufficializzazione con la delibera del Coni è arrivata a febbraio in base ai risultati che avevo fatto».

Dopo aver conquistato il pass olimpico ha continuato a gareggiare?

«A marzo alle Canarie ho disputato gli Europei e mi sono classificato decimo su centoventi equipaggi, a maggio in Messico ai mondiali sono arrivato quattordicesimo su centoventi».

Possiamo dire che lei sia abituato agli eventi internazionali, l'Olimpade però è tutta un'altra cosa...

«La nostra attività è ciclica, lavoriamo secondo un piano quadriennale in previsione dell'Olimpiade. Non è la regata più difficile perché il numero degli avversari è minore: sono quarantacinque e non centoventi, però è un evento talmente particolare e unico nel suo genere, l'ambiente e le emozioni possono influenzarti come in nessun altra gara. Le circostanze influiscono molto sulla concentrazione e sul rendimento nella gara. Anche a livello fisico è meno faticosa perché ai mondiali le regate durano sette giorni, all'Olimpiade cinque-sei giornate al massimo. La cosa più dura da gestire è la forte carica emotiva su cui stiamo lavorando. Se la mattina della regata non c'è vento rischi di dover aspettare fino a sera per gareggiare e non è facile arrivare in fondo mantenendo alta la concentrazione».

Chi sono i suoi tecnici?

«Gianni Galli del circolo di Livorno, poi da quattro anni mi segue il tecnico federale Alpagut. Il mio preparatore atletico è Alberto Menegazzi che segue anche altri atleti del nuoto come Gabriele e Chiara (Turrini e Masini Luccetti, anche loro parte della spedizione olimpica)».

Figlio d'arte, se così possiamo dire, visto che suo padre Antonio è stato per anni il Logistic Service Manager di Luna Rossa, come si è avvicinato alla vela?

«In realtà da piccolo giocavo a basket nella Libertas Livorno. A cinque anni feci un corso di vela a un camp estivo ma niente di più. Verso i dieci anni poi andai al circolo nautico e l'anno seguente iniziai con le prime regate. Ai tempi c'era gente più brava di me, non ero fra i migliori ma la vela ti permette di avere una carriera più longeva, le tue capacità accrescono con l'esperienza e con la maggiore forza fisica, quindi non è un segreto che si possa diventare campioni anche in tarda età».

C'è anche l'università nella sua vita...

«Studio Ingegneria Nautica a La Spezia, però non è facile perché le regate mi portano a giro per il mondo e essendo in forza alle Fiamme Gialle mi reco spesso anche a Roma».

Dall'Optimist, barca di iniziazione al Laser, ma come si sceglie l'imbarcazione nel vostro sport?

«Diciamo che a Livorno c'è una grandissima scuola di Laser, per cui è difficile che chi si allena dalle nostre parti diventi un campione in equipaggi assai diversi come il catamarano».

Ha già visitato il Villaggio Olimpico?

«Non perché aprirà il 25 luglio, in realtà noi dormiremo fuori dal Villaggio perché il campo di gara è molto lontano da Barra de Tijuca, sede appunto del Villaggio, la base nautica invece è a Marina da Gloria».

Che atmosfera si respira in Brasile?

«Tornando di anno in anno ho notato tanti cambiamenti a livello di infrastrutture e di trasporti. A Rio c'è un nuovo servizio tram, nuovi edifici che difficilmente la città avrebbe visto. È vero, ci sono stati i Mondiali di calcio due anni fa ma lì più che altro si è intervenuti sugli stadi, mentre per l'Olimpiade il cambiamento è evidente. Credo che l'attenzione e le inevitabili polemiche si concentrino su come verranno utilizzate queste strutture una volta finita l'Olimpiade, visti i fondi che sono stati utilizzati».

Nel mondo della vela ha un campione a cui si ispira?

«Robert Scheidt a livello internazionale è un mostro. A parte tutte le medaglie vinte, nel nostro sport se partecipi e vinci un'Olimpiade hai fatto il massimo, lui parteciperà alla sua sesta Olimpiade in casa sua visto che è brasiliano e per cinque volte è andato a medaglia. Ha 43 anni ma per me è come se fosse immortale, ti trasmette una carica incredibile e non esaurisce mai le forze».

Non sarebbe male condividere un podio con lui.

Penso ti possa dare una carica pazzesca. Il mio obiettivo è riuscire ad affrontare ogni giorno esprimendo sempre le massime potenzialità con lucidità e poi vedremo».

Quali chance ha la spedizione velica azzurra?

«Siamo una bella squadra, siamo abbastanza giovani ma due di noi hanno già fatto un'Olimpiade quindi l'esperienza c'é. In questi casi è sempre difficile porsi degli obiettivi, nel laser la flotta è di quarantacinque barche, la più numerosa di tutte le imbarcazioni quindi non sarà un compito facile».

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di Redazione web