Gioco
Calci, pugni e trecce ai Mondiali di kick boxing: Cipriani lotta per l'oro
L'atleta livornese, 16 anni, è stata convocata per i campionati di agosto a Dublino: «Ho iniziato a combattere seguendo mio fratello maggiore»
LIVORNO. Irene Cipriani ha 16 anni e a fine agosto volerà a Dublino per i mondiali di kick boxing. No, nessun errore di battitura, Irene è una femmina e questo per lei sarà il terzo appuntamento internazionale (di bronzo il primo, d'argento il secondo...) con una disciplina che più anti-femminile di così non si può.
Un amore sbocciato a soli tre anni, quando lei guardava il fratello più grande Manuele che lo praticava e con mamma Silvia lo andava a prendere dopo gli allenamenti. Gambe incrociate e trecce alla Pippi Calzelunghe, lei era a bordo ring e vedeva i ragazzi che si allenavano e rimase presto abbagliata da questo sport. «Mi piaceva tanto vedere mio fratello che si allenava, è uno sport che mi è sempre piaciuto, non saprei dire nemmeno io il perché, sta di fatto che da quando ho iniziato non sono più riuscita a smettere».
Il primo approccio è stato in realtà col jujitsu?
«Il Jujitsu è fatto di tecniche in piedi e a terra, non solo colpi o calci, il kick è solo colpi o calci».
Altro che tutù e treccine... Ma come hanno preso in casa babbo e mamma la tua decisione di praticare questo sport?
«In realtà erano contenti che lo facessi, non mi hanno mai detto di smettere o di cambiare. Devo molto a loro, anche perché mi accompagnano da tutte le parti quando devo combattere. Avere un fratello che faceva questo sport è stato un punto a mio favore».
Avete mai combattuto fra di voi, anche solo per scherzo?
«Quando eravamo più piccoli sì, poi lui ha cambiato palestra...»
Da circa dieci anni è sotto l'ala protettrice del maestro Massimo Rizzoli della palestra Rendoki Dojo, quasi un secondo padre per lei, che la segue e la allena con amore e dedizione filiale da quando si è accostata al tatami, rimasto incantato anche lui dalla bravura e da quello sguardo scorbutico, divenuto un marchio di fabbrica di Irene. Una vita abbastanza impegnativa per una sedicenne che invece di dedicarsi al mare passerà l'estate a preparare l'appuntamento di Dublino. Quanto ti alleni?
«Mi alleno tutti i pomeriggi e anche il sabato e la domenica lavoro sulla tecnica per prepararmi al meglio ai mondiali».
Rispetto ai colleghi maschi le ragazze che praticano kick sono meno considerate o discriminate?
«Il problema è che anche a livello internazionale siamo poche, sempre le solite e ci conosciamo a memoria».
Meno concorrenza per te in fondo, non è meglio?
«Io invece vorrei combattere con molte più persone, è l'unico modo per imparare di più e migliorarsi ed è anche più divertente».
Quali sono i consigli del tuo maestro quando ti vede in difficoltà nei combattimenti?
«Mi dice sempre di dare il massimo, è una specie di mantra, di dare sempre il 100%, poi quello che succede succede, è più importante quello di vincere o perdere».
Gli ultimi risultati che sono arrivati - la convocazione in nazionale e il riconoscimento nel gala delle benemerenze del Coni - non sembrano bastarti...
«Spero di praticare questo sport ancora a lungo, da grande mi piacerebbe fare l'università ma ho ancora tempo per pensarci».
Chi devi ringraziare di più per quanto sei riuscita a fare finora?
«I miei genitori e mio fratello, i maestri Massimo Rizzoli e Alessio Pastifieri che mi hanno insegnato tanto e mi seguono sempre, oltre ai miei compagni di allenamento che mi aiutano a migliorare». E allora speriamo che dopo un bronzo e un argento ai prossimi mondiali ammiri da vicino la medaglia dal colore più pregiato.
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