Il Tirreno

Livorno

Guglielmo Prima vuole un’altra meta: «In panchina come Conte»

di Dario Serpan
Guglielmo Prima
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Guglielmo Prima

Lo storico allenatore pronto a tornare in campo dopo uno stop: a Livorno poche risorse, ecco perché serve puntare sul settore giovanile 

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LIVORNO. Se vai su Internet e digiti il suo nome su Google escono fuori due imperatori prussiani, Guglielmo II detto il Kaiser e Guglielmo I detto il Grande, e di Guglielmo I d'Inghilterra, detto il Conquistatore. I loro soprannomi sarebbero tutti calzanti per uno che re non è mai stato, ma è sicuramente un volto nobile del suo mondo, quello della palla ovale italiana. È un capitano di lungo corso, un guerriero che non ha mai smesso di lottare per il bene del rugby a Livorno, come in tutte le piazze in cui ha lavorato.

Prima da giocatore, poi da tecnico, vive l'ambiente da circa sessant'anni; stiamo parlando di Guglielmo Prima, colui che, strizzando l'occhio al tecnico della Nazionale italiana di calcio, si definisce «un Conte del rugby».

Guglielmo Prima come Antonio Conte. Perché questo accostamento con il commissario tecnico degli azzurri?

«Per la grinta e la voglia di fare che contraddistinguono lui come me. Ci sono degli allenatori - sostiene Prima - che hanno innata la capacità di tirar fuori il massimo dai loro giocatori. Conte la ha e anche io ho avuto la fortuna di possedere questa caratteristica».

Altrimenti non staremmo ancora oggi a parlare di una figura storica quanto carismatica, che attualmente è fuori dal giro per un problema di salute che lo ha costretto a lasciare, nel corso della stagione appena conclusa, l'incarico di supervisore tecnico del Livorno Rugby.

Ma non vede l'ora di rimettersi in pista e tutto l'ambiente lo aspetta a braccia aperte. Anche perché sessant'anni d'amore per il rugby non si possono cancellare. Siamo andati a incontrare Prima al circolo Tennis Livorno di Banditella, dove è solito intrattenersi con gli amici per una partita a carte. Guglielmo è uno che ha fatto la storia del rugby: a Livorno, innanzi tutto, dove ha cominciato la sua carriera da giocatore e poi è stato allenatore della Prima squadra per quattordici stagioni, non consecutive.

A Cecina ha lanciato il movimento della palla ovale negli anni '70; a Prato, invece, è stato l'artefice della nascita e della scalata fino alla massima categoria dei Cavalieri Prato; è stato inoltre tecnico regionale, mentre in Nazionale ha guidato l'Under 21 quando in rosa c'erano giocatori come Mauro Bergamasco, Ongaro e Perugini, poi saliti nella selezione azzurra maggiore. Insomma una sorta di Re Mida della palla ovale.

Ma quando e come Guglielmo Prima si è avvicinato al rugby?

«Erano gli anni '50 - risponde lui stesso - e alcuni miei amici giocavano a rugby. Io andavo a prenderli in giro, ma piano piano mi sono avvicinato e questo sport mi ha coinvolto sempre di più. Così cominciai anche io a giocare nel Rugby Livorno, che allora non aveva una fissa dimora. Ricordo quando giocavamo le nostre partite a Villa Chayes, e poi ci spostammo alla Rosa, su un campo che oggi neanche esiste più. Nel 1960, a 18 anni, debuttai in Nazionale under 19; ero una terza linea con tanta volontà, ma non ero un campione. Però ho giocato a lungo nel Livorno, ma la mia ultima gara da giocatore l'ho fatta con il Cecina».

E poi fu automatico continuare nelle vesti di allenatore.

«Sì - continua Prima. A Cecina restai cinque anni facendo anche il doppio ruolo e fu un'esperienza molto importante; peraltro, quando salimmo in serie B incontrammo il Livorno e lo battemmo per 70-3 in trasferta».

Gli esordi da coach del Livorno. La stagione 1978/79 è la prima di Guglielmo da coach del Livorno Rugby: la squadra giunge terza in serie B e vince il trofeo Fiamme Oro. Nell'annata successiva, i biancoverdi vincono il campionato e salgono in serie A. È il primo acuto di una carriera che ha portato lui e il Livorno a competere a lungo ai livelli più alti. Nel mezzo, ci sono le parentesi di Prato, con la Nazionale e da tecnico regionale, finché nel 2009/10 Prima guida per l'ultima volta i Seniores biancoverdi, conservando la serie A1. Botta e risposta.

Qual è stato il giocatore più forte che ha allenato?

«Shaun Bell - risponde di getto il trainer livornese. Neozelandese, giocava da mediano di apertura ed è colui chi ricordo maggiormente. È tornato recentemente a trovarci e mi ha fatto molto piacere».

Chi considera, invece, il suo maestro?

«George Coste (storico tecnico francese). Mi ha insegnato tanto e ha un carattere simile al mio».

E il suo più grande rammarico da allenatore?

«L'esonero dalla guida della Nazionale Under 21. Non me la meritavo».

Al fianco di Guglielmo è cresciuto e ha mossi i primi passi da trainer un certo Gianluca Guidi, oggi tecnico delle Zebre in Pro12. Che cosa pensa di lui?

«”Cuca” è il miglior allenatore in Italia. Potrebbe far bene anche all'estero e sarebbe all'altezza della Nazionale».

Veniamo al presente e a Livorno: che momento è per la palla ovale in città?

«Le risorse economiche non sono molte, ma c'è un grande movimento ed è importante che tutte le società esistenti convivano per continuare a crescere, anche attraverso uno scambio naturale e conveniente per tutti».

E il Livorno Rugby come sta?

«Abbiamo chiuso una stagione molto positiva - conclude Prima. Nel settore giovanile sono stati raggiunti gli obiettivi stabiliti. Quanto alla Prima squadra, la serie B è la nostra dimensione attuale. Senza uno sponsor forte non si può creare a Livorno una squadra più forte. È importante, allora, riuscire a trattenere i prodotti del vivaio e continuare a lavorare per il futuro, ricordando sempre che nessuno è padrone del Rugby Livorno: anche io, che per 50 anni ho dato tutto per la causa biancoverde, resto uno dei tanti che deve provare a fare il meglio per il club». Fino alla prossima meta, che per Guglielmo Prima non sarà mai l’ultima.

 

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