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Il Vodz all'attacco: «Protti, Fosca... Sento il profumo del mio Livorno»

di Gianni Tacchi
Il Vodz all'attacco: «Protti, Fosca... Sento il profumo del mio Livorno»

Le emozioni di Osvaldo Jaconi: «Igor è tornato a casa Ora servono uomini veri anche nel gruppo»

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LIVORNO. Quel baffo da leader sovietico, quel sorriso gonfio d’amore, quello sguardo rustico, quella promozione... Se hai il cuore amaranto e pensi a Osvaldo Jaconi, puoi solo arrenderti ai brividi, alle emozioni, ai ricordi. Perché quella Serie B, persa poco più di un mese fa proprio sotto gli occhi del Vodz, era sua. Aveva la sua impronta, aveva il suo Dna, aveva le sue lacrime. Aveva il battito sanguigno di Jaconi. «Che dispiacere - racconta oggi - con il Lanciano ero in tribuna, ho visto tanti livornesi piangere. Ma d’altronde la Serie C mancava da tanto tempo, il calcio è fatto di cicli e bisogna accettare questa retrocessione. Ora mi auguro che il Livorno torni subito in B, l’habitat naturale per questa piazza, che comunque merita anche di affacciarsi in A: questo deve essere il mondo amaranto, non la Lega Pro, che spero sia solo una parentesi di un anno». E per questo Aldo Spinelli ha chiamato Igor Protti, il simbolo non solo di quella promozione con Jaconi, ma anche dell’intera storia amaranto. «Sono proprio contento, è tornato a casa. No, il Livorno non poteva fare una scelta migliore di questa».

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Protti sarà il club manager, colui che curerà i rapporti tra la squadra, la società e la tifoseria: è il ruolo giusto?

«Sì, è quello che ha sempre voluto fare, me ne parlava anche quando giocava... A Igor non è mai interessato fare l’allenatore, credo neanche il direttore sportivo. Il suo lavoro ideale è proprio quello di trait d’union tra le varie componenti di un club, il dialogo con la tifoseria è sempre stato uno dei suoi punti di forza. E fare tutto questo nella sua Livorno è un sogno, sia per lui che per la città».

Che ha interpretato il suo ritorno pensando a un gran progetto di Spinelli.

«Se Protti ha accettato la proposta, significa che ha avuto le giuste garanzie sul futuro. Io credo proprio che uscirà qualcosa di importante, qualcosa di ambizioso».

Eppure la trattativa non era partita con il piede giusto...

«Non lo so e non conosco i dettagli, ma sicuramente alla fine è stato trovato un punto d’incontro. La presenza di Protti all’interno della società è un segnale importante, un ritorno che emoziona anche me».

Da Protti a Foscarini, che Spinelli ha paragonato proprio a lei.

«Lo ringrazio per il paragone, il presidente parla spesso di me e di quella squadra perchè è molto legato a quel periodo. Foscarini lo conosco bene, l’ho affrontato spesso: ai tempi dell’Alzano non c’era storia con il mio Livorno (ride, ndr), invece il suo Cittadella era tosto».

Ma anche questa è una scelta azzeccata?

«Sì, senza dubbio. Foscarini ha fatto benissimo proprio nel Cittadella, lì ha lavorato per una decina di anni. Immagino quindi che sia un allenatore aziendalista, un tecnico che lavora soprattutto per la società. E poi è umile, quindi i tifosi lo ameranno sicuramente».

Protti, Foscarini... Insomma, la stagione è ripartire nel miglior modo.

«Sì, sono d’accordo. Secondo me sono due mosse fatte con criterio, con intelligenza. Ora bisogna lasciarli lavorare in pace, senza criticare alla prima sconfitta e senza mettere troppa pressione. Serve tempo, quello che ci venne concesso una quindicina di anni fa».

Forse, vedendo queste due scelte, l’idea è proprio quella di ricostruire un progetto del genere...

«Lo spero, l’aria sembra quella giusta. L’inizio è promettente, ma ora la società deve continuare su questa squadra, inserendo chiaramente i giocatori giusti».

Già, i giocatori: il suo gruppo sarà per sempre un esempio di amore per la maglia, alcuni ragazzi visti l’anno scorso invece...

«Lo ripeterò fino alla morte: contano gli uomini, non i nomi. La strada per vincere è questa, non esistono alternative. Purtroppo la mancanza di attaccamento alla maglia è un problema sempre più diffuso, bisogna ricrearlo partendo dalle basi».

Cioè?

«Io credo che sia necessario lavorare nei vivai in un certo modo, dando i giusti insegnamenti ai bambini e ai ragazzi. Che un giorno, se saliranno in prima squadra, dovranno trasmettere certi valori ai giocatori presi da fuori. L’attaccamento alla maglia si crea così, non con i discorsi».

E in questo quadro è fondamentale anche il contributo della tifoseria.

«Senza dubbio. Io ricordo che noi vincevamo le partite nel tunnel dello stadio, ci bastava guardare la curva».

Ma oggi la passione è calata sensibilmente.

«È un problema generale, non solo di Livorno. Comunque io non ho mai sentito un livornese parlare di Milan, Inter o Juve, ecco perchè credo che il tifo amaranto sia ancora una componente importantissima».

Lei intanto continuerà ad allenare o è arrivato il momento di fermarsi?

«Dopo oltre cinquant’anni tra campo e panchina, mi piacerebbe cambiare strada e lavorare dietro le quinte, magari in un settore giovanile».

Magari a Livorno...

«Beh, ho ancora tanti amici lì... Per me sarebbe un sogno, mi vengono i brividi solo a pensarci». Anche a noi, Vodz.

 

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