Gioco
Volley, “Vincente” sottorete: tra panchina e fischi alla ricerca del mare
Livorno, Iannuzzi in Sudamerica ha allenato in serie A femminile Nel 1988 l’arrivo in Italia, ora guida le ragazze di Stagno
LIVORNO. «La pallavolo? Un po' per caso: a 13 anni un prete mi portò a giocare e feci un muro a rete. Lì mi si aprì il mondo e da allora non ho più smesso». Vicente Iannuzzi , allenatore ed ex arbitro internazionale di volley ci racconta la sua carriera partendo da un aneddoto della sua giovinezza, un semplice gesto che ti può legare a uno sport per la vita. Da giocatore ad allenatore e poi direttore di gara. Ruoli diversi per un unico amore, ma prima della carriera è la vita di Vicente ad affondare le sue radici dall'altra parte del mondo.
«Sono figlio di contadini campani emigrati come tanti altri italiani in Uruguay nel secondo dopo guerra. Era il 1955 e io nacqui a Montevideo sette mesi dopo l'arrivo dei miei genitori in Sudamerica. Ho fatto gli studi ai Salesiani e da quando un prete mi portò a giocare a pallavolo il mio rapporto con quello sport non è mai finito». Prima giocatore, poi allenatore ma a Vicente non bastava, voleva conoscere tutti i segreti di quello sport e per farlo doveva sedersi anche dalla parte opposta della panchina: «Mi sono diplomato all'Isef poi feci il corso per diventare arbitro per poter applicare le regole nel gioco».
A che livello è arrivato come allenatore e arbitro?
«In Uruguay ho allenato la serie A femminile poi le nazionali giovanili. Sono diventato arbitro internazionale e oltre alla massima serie ho arbitrato Coppa del mondo e World League».
A 33 anni poi la scoperta del Vecchio Continente...
«Ho vissuto un anno ad Amburgo, poi decisi di venire in Italia perché mi ero fissato con la Torre di Pisa: volevo assolutamente vederla e andare a stare lì».
Cosa le ha fatto cambiare idea?
«Pensavo Pisa fosse sul mare ma non è così, quindi mi trasferii a Viareggio, dove iniziai a insegnare aerobica sul mare. È una cosa molto in voga in Uruguay. In quanto arbitro internazionale potevo lavorare anche in Italia, fino al '99 ero nella federazione lucchese, a Viareggio conobbi Paolo Lavorenti, anche lui arbitro e mi propose di venire a Livorno. Accettai e mi trovai benissimo: ho trovato un'ottima accoglienza, mi hanno aiutato tantissimo all'inizio e mi sono ambientato alla perfezione. A Livorno facevo il secondo allenatore, perché essendo arbitro non potevo ricoprire ufficialmente la carica di primo allenatore. Ho continuato ad arbitrare in serie A e nelle gare internazionali fino al 2004 poi un infortunio al piede mi ha costretto a smettere. Il secondo arbitro deve muoversi, anche se poco, in campo e non potevo più farlo e da allora mi dedico al mio primo amore come tecnico».
Di lì l'esperienza a Stagno come allenatore, ma cosa ne pensa di Livorno dopo tutti questi anni?
«La considero la mia seconda patria, dove c'è il mare è sempre più bello. La pallavolo a Livorno mi ha accolto molto bene. Lavoro come impiegato in un'azienda che si occupa di servizi di lavaggio per l'industria al Picchianti».
Vicente, o Vincent come lo chiamano qui, un nome ben augurante, una mentalità che lui riversa in toto nel suo lavoro.
«La pallavolo è disciplina, puntualità, divertimento. Dò molta importanza al rapporto con i genitori delle giocatrici, hanno un ruolo chiave nella crescita e vanno coinvolti anche nella vita sportiva. Mi piace fare delle riunioni con loro e mando periodicamente dei fogli con i progressi fatti dalle figlie. La lingua? Sì ogni tanto mi piace usare espressioni spagnole colorite per motivare le mie giocatrici, lo faccio per farle divertire e funziona».
Dopo sei anni passati a allenare lo Stagno Iannuzzi è pronto per affrontare nuove sfide?
«Mi piacerebbe allenare una prima squadra, sono pronto per affrontare una nuova avventura anche se nel mio cuore in futuro c'è ancora l'Uruguay dove mi piacerebbe tornare, ma per ora sto bene qui e voglio continuare a coltivare il mio sogno».
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