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Livorno

Adelchi Virgili, quando la classe è nel Dna

Adelchi Virgili, quando la classe è nel Dna

Il nipote dell’attaccante della Fiorentina dello scudetto ’55/56 conquista il suo primo Future

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LIVORNO. La Toscana ha sempre avuto talenti e giocatori che hanno dato spettacolo. In questo momento Paolo Lorenzi, senese doc e livornese di adozione, grazie alla vittoria al Challenge di Caltanissetta ha conquistato la sua migliore posizione nella classifica Atp con il numero 48. Oltre a lui è entrato lo scorso anno tra i primi 100 l'aretino Luca Vanni ma chi nell'ultimo periodo ha rifatto vedere la sua classe è "Bobo" Adelchi Virgili nato il 10 marzo del 1990 e nipote di un certo Pecos Bill, Beppe Virgili attaccante della Fiorentina dello scudetto ’55/’56 recentemente scomparso.

Nell’ultimo mese ha vinto il torneo Open al Tc Taddei di Marina di Pietrasanta su Matteo Trevisan e per la prima volta ha conquistato un torneo Future a Bergamo battendo in finale il brasiliano Joao Pedro Sorgi (558 Atp) con il punteggio di 63 64. «Adelchi non arriva, appare» questa è solo una delle presentazioni di uno dei pochi giocatori che possiedono la capacità di illuminare un match, di elettrizzare il pubblico, di far appassionare al tennis con un unico, singolo colpo. Innamorato del tennis, troppo spesso frenato da gravi infortuni, Adelchi Virgili - come già accaduto tre volte in passato - ha partecipato per la quarta volta alle prequalificazioni degli Internazionali Bnl d’Italia 2016 e anche in questa occasione è stato molto applaudito. La sua storia tennistica è legata a papà Alessandro, ancora oggi suo coach, che gli mette la racchetta in mano a tre anni. Una famiglia che vive con le scarpe sporche di terra rossa, come dimostrano i suoi fratelli: Alexia, classe ’86, è stata n° 328 Wta e oggi allena i giovani; Augusto, 22 anni a giugno, è un habitué del circuito Itf. Notato subito dagli addetti ai lavori, accecati dal suo immenso talento, Adelchi non ha mai trovato continuità a causa di molti problemi fisici, in particolar modo alla schiena. A 14 anni, poco prima dell’inizio del connubio con Riccardo Piatti, sono arrivate le ernie discali lombari. Da quel momento gli infortuni si sono susseguiti e, di fatto, la sua carriera non è mai decollata. Ma quando sta bene sa regalare perle di puro tocco alternate ad accelerazioni letteralmente imprendibili. Blaz Kavcic, ex Top 70 Atp che nel 2013 sconfisse Virgili negli ottavi del challenger di San Marino, disse: “Non ho mai visto tirare così forte con diritto e rovescio”. Parola di uno che ha giocato anche con gente come Tomas Berdych. “La velocità di palla di Virgili - ha aggiunto - è da Top 10”. Nonostante non sia mai riuscito a giocare con continuità per più di 2-3 mesi, Virgili sa far innamorare del proprio tennis. Nel 2013 è stato Fabrizio Fanucci, coach di Filo Volandri, a prenderlo sotto la sua ala protettrice per alcuni mesi.

Il suo best ranking è stato 594 Atp il 20 luglio 2015, ma vuole ritornare a essere protagonista. «La motivazione è forte, il tennis è la mia vita - spiega Bobo - Che cosa sarei potuto diventare? Certe volte quando sono in campo percepisco che sarebbe potuto esserci qualcosa di grande. Non lo nego, non mi piace essere falso o ipocrita. Ma io ci provo sempre, ci credo molto. Gli infortuni? In un certo senso sono stati di grande aiuto: cerco sempre di cogliere il lato positivo delle cose, penso che la sofferenza faccia parte dell’uomo e che trarne una motivazione forte per migliorarsi costituisca l’aspetto più importante. Come un attore di teatro recita la propria parte al meglio delle proprie capacità, io allo stesso modo spero di riuscire ad entusiasmare chi mi guarda». Un legame con Camila Giorgi, l’amicizia con Folco Terziani.

«Con Camila ci siamo allenati insieme varie volte a Tirrenia ma poi era difficile coniugare tutto - dice Virgili - io invece sono molto social, vivo nella società. Scherzi a parte non mi interessa molto sinceramente. Avevo Facebook quando ero poco più che maggiorenne ma poi lo levai perché tanto non me ne facevo nulla. Spesso aiuta a far crescere il proprio ego quando sarebbe il caso di tenerlo un pochino più a bada. È una sorta di specchio della propria debolezza. L’amicizia con Folco Terziani è legata a Firenze e in qualche occasione vado a trovarlo a Orsigna, nel Pistoiese, per catturare il suo modo di essere. Ci dovrebbero andare in molti». (v.t.)

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