Gioco
Pancotto e la Nazionale «La chiave? Condivisione»
Il decano dei coach: «Bene avere uomini da Nba ma serve il gruppo» Le Olimpiadi traguardo importante. «Il gruppo di Pianigiani può fare grandi cose»
di ELISA PACINI
Dodici anni tondi tondi. Tanto è passato dall'ultima partecipazione dell'Italbasket ad un'Olimpiade. Un periodo lungo, troppo lungo se si pensa che dopo il magnifico argento di Atene 2004 conquistato dalla squadra brillantemente "operaia" di Charlie Recalcati capitanata da Gek Galanda, tanti ottimi giocatori che hanno fatto la storia della nostra pallacanestro ma nessuna stella "esportata" all'estero come è successo dopo, l'Italia del basket si è guardata in tv i giochi di Pechino e Londra. Dopo dodici anni la chances di essere presente alla più importante competizione sportiva per storia e blasone c'è, con quel preolimpico organizzato in casa a Torino che Azzurra giocherà dal 4 al 9 luglio. Un percorso non facile per la squadra affidata a Ettore Messina, intorno alla qualche c'è "grande entusiasmo e fiducia" come dice Cesare Pancotto fresco di premio per miglior allenatore dell'ultima serie A.
Il decano dei tecnici italiani, legato alla Toscana dalle esperienze di Pistoia e Siena portate entrambe in serie A negli anni '90, quest'anno ha stupito con una Vanoli quarta in regular season.
Pancotto, come si avvicina la Nazionale al torneo Preolimpico?
«C'è grande entusiasmo e fiducia in tutto l'ambiente. Forse il gruppo forgiato da Simone Pianigiani può davvero conquistare qualcosa di importante. Per provarci ci siamo affidati al miglior coach italiano ed europeo, nonché uno dei migliori al mondo. L'importante sarà dar valore ad ogni singola partita, in tornei così ristretti con tre gare in pochi giorni, tutte le partite sono importanti».
Sarà l'Italia delle stelle con tutti i ragazzi dell'Nba (Gallinari, Belinelli e Bargnani) arrivati per concretizzare il sogno olimpico. Ma ci sono anche altri buoni giocatori...
«Penso che le parole chiave debbano essere consapevolezza e condivisione. La consapevolezza è quella di avere giocatori che fanno bene in Nba ma anche nei top team dell'Eurolega (da Melli che sta giocando la finale scudetto in Germania con il Bamberg a Hackett campione di Grecia con l'Olympiacos e Datome in lizza con il suo Fenerbahce per il titolo in Turchia, ndr). Ma deve esserci anche la condivisione in un gruppo con tanti buoni giocatori che possono aiutare e devono essere protagonisti».
Nell'ultimo campionato Pistoia e la sua Cremona sono state elette rivelazioni dell'anno per aver fatto molto bene in rapporto al budget messo nel piatto. Che estate sarà per il nostro basket oltre la Nazionale?
«Penso che ci aspetti un'altra estate di contraddizioni, tra desiderio e necessità. Desiderio dei giocatori che ognuno ambirebbe ad avere e budget a disposizione. Rimaniamo un campionato di sviluppo, dobbiamo scommettere su giocatori poco conosciuti e valorizzarli sapendo che se fanno bene probabilmente se ne andranno come succede al mio McGee e come probabilmente succederà a Pistoia (con Alex Kirk ad esempio, ndr). Ma dobbiamo fare in modo che questa caratteristica diventi la. nostra forza».
Non è la prima volta che Cremona vince uno dei premi riservato alle prime tre squadre che fanno giocare gli italiani. Allora puntare sui ragazzi cresciuti in Italia si può?
«Costruire giocatori è stata una delle cose che più mi stanno dando soddisfazione dell'esperienza a Cremona. E' vero che abbiamo due Nazionali (Luca Vitali e Marco Cusin che però in quest'estate lasceranno la Vanoli, ndr) ma abbiamo anche fatto crescere Gaspardo, Mian e Biligha, giocatori che abbiamo già sotto contratto per l'anno prossimo. In questo modo si può far bene anche con budget ristretti ma, come dico io, sostenibili».
Cosa significherebbe rivedere la Nazionale alle Olimpiadi per uno sport che soffre nonostante in Italia continui a muovere tante persone come si vede dall'enorme seguito della serie A e della finale per la promozione dall'A2 tra Brescia e la Fortitudo Bologna?
«Sarebbe importante perché parteciperemmo alle Olimpiadi con un altro sport di squadra ma questa chance va sfruttata, non tanto perché sia fine a sé stessa, per dirsi quanto siamo belli e bravi. Non dobbiamo cullarci sugli allori ma pensare già al futuro, alla prossima volta, per creare già nuovo lavoro e nuove idee. Il movimento ha bisogno di essere rinvigorito in continuazione».
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