Gioco
Aurora volteggia in sella ai cavalli e vola al Mondiale
Livorno, Palagi, 20 anni, convocata dalla Nazionale italiana equestre: «Vengo da un periodo difficile, ora l’obiettivo è la finale»
LIVORNO. Peccato che il volteggio equestre non faccia parte del programma olimpico, altrimenti anche Aurora Palagi (classe 1996) avrebbe indossato l'uniforme del Coni; la portacolori del circolo Unicorno, infatti, dovrà “accontentarsi” - si fa per dire - della sua prima partecipazione a un campionato del mondo in programma a Le Mans (Francia) dal 18 al 21 agosto, rimarcando la strapotenza a livello sportivo di una comunità (quella labronica...) che vanta campioni (e campionesse) in qualsiasi disciplina, dalla voga alla scherma, passando per nuoto, atletica, basket, rugby e appunto per palcoscenici forse meno conosciuti, ma pur sempre prestigiosi.
Palagi, emozionata nel vedere il suo nome nella lista ufficiale della Fise?
«Beh sì, soddisfatta e allo stesso tempo rilassata. Finalmente. L'ultimo periodo non è stato semplice, facevo fatica a mantenere alta la concentrazione e, soprattutto, la lucidità durante le gare. Ma per fortuna a Vienna (ultima tappa di selezione, ndc) è filato tutto liscio e adesso starà a me limare i dettagli per compiere il definitivo salto di qualità. Magari a Le Mans...».
Il Mondiale è un punto d'arrivo, o una base di partenza?
«Un po' e un po', ho lavorato sodo per entrare nella squadra azzurra, soprattutto dopo un 2015 di transizione a causa dell'esame di maturità; nel 2016 siamo partiti con ben altre ambizioni, nonostante una prima qualifica - a Salisburgo - tutt'altro che brillante. Molto meglio a Portogruaro (marzo) e infine Vienna, dove sono riuscita a confermare la posizione nel ranking nazionale alle spalle di Anna Cavallaro (29), due volte campionessa in World Cup, e di Silvia Stopazzini, ex campionessa Europea Juniores (24). L'obiettivo di Le Mans? Centrare una finale, e farmi spazio fra le prime 15 al mondo».
Vuole spiegarci meglio in che modo si sviluppa una gara di volteggio equestre?
«Si basa su una parte obbligatoria, un esercizio tecnico e un esercizio libero "Freestyle"; la somma dei tre punteggi produce il totale da attribuire all'atleta, ma anche all'intero staff tecnico: allenatore e coreografo in primis...».
Quante volte si allena durante la settimana?
«Cinque - di cui 3 individuali e 2 di squadra - più l'attività fisica; fate conto di assistere a una gara di ginnastica artistica, ma in sella a un cavallo in movimento. Lascio immaginare a voi quanto la brillantezza fisica risulti fondamentale».
Ha un bel rapporto con il suo cavallo?
«Giovanni 164 è il mio partner storico, di proprietà del circolo Unicorno la cui sede agonistica è a Coltano. È là che mi alleno e ho costruito il legame con Giovanni dal 2010, anno in cui ho vinto gli italiani giovanili; non è un cavallo affettuoso, però quando siamo io e lui cambia atteggiamento e ci troviamo in totale sintonia».
E quanto incide la figura dell'allenatore?
«Molto, non a caso vorrei ringraziare Silvia Lucchesi (allenatrice e Longeur), la coreografa Lucrezia Piattelli e tutte le persone che hanno contribuito al raggiungimento di questa fantastica convocazione, dal preparatore atletico Ivan Gorbunov, la mia famiglia e principalmente a “Nanni”, così preferisco chiamare Giovanni 164».
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