Il Tirreno

Livorno

Zebre “da spiaggia” alzano la Coppa Italia dopo mille emozioni

di Gabriele Noli
Zebre “da spiaggia” alzano la Coppa Italia dopo mille emozioni

Beach soccer: Viareggio supera in finale la Sambenedettese Un altro traguardo dopo la Euro Winners Cup. Gori decisivo

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Adesso potranno sedere al tavolo "da 100 euro" - rispolverando una massima di Antonio Conte -, però non si monteranno la testa, perché l'umiltà, corona di tutte le virtù, non la si impara nel cammino della vita: quella o ce l'hai o non ce l'hai. Il Viareggio non è lussurioso, né naif, non è un agglomerato di giocatori che indossano la stessa maglia ma un gruppo "dove finisci tu, arrivo io", apprezzeranno le fan di Alessandra Amoroso.

Non si vincono per caso due trofei in otto giorni, non basta la classe cristallina dei singoli e neppure la convinzione di ritenersi più forti degli altri. Anzi, spesso è proprio quella che frega. La squadra di Stefano Santini, dopo la Euro Winners Cup, ha alzato a quello stesso cielo (di Catania) pure la Coppa Italia al termine di una finale da infarto con la Sambenedettese. Mettetevi nei panni di Stefano Santini: complicato affrontare la undicesima partita in due settimane senza Ramacciotti (squalificato) e con "Jeky" Valenti in panchina giusto per onor di firma, non trovate? Certo, c'è differenza tra avere a disposizione o meno un fuoriclasse assoluto come Gabriele Gori: cinque gol nell'atto conclusivo del torneo, duecentocinque (205) in bianconero. Numeri spropositati, che "Tin-Tin" ritocca ogni volta, risolvendo situazioni ai limiti del drammatico.

Infatti il Viareggio è stato costretto ad inseguire perennemente la Sambenedettese: ha messo la testa fuori dall'acqua solo quando si è portato sul 6-5, vantaggio durato una manciata di secondi, e soprattutto nei minuti conclusivi dell'extratime, quelli successivi al timbro determinante proprio di Gori. E proprio nel tempo supplementare Lucas ha stampato due traverse. Eccola, la buona sorte. Che piaccia o meno, è un fattore determinante, che non sposta gli equilibri, ma i risultati sì. Ramacciotti e Valenti sono due giocatori di cui Santini ha bisogno come il pane, non poterli schierare per lui è stato un durissimo colpo. Ma chi si è alternato sul rettangolo di gioco, non li ha fatti rimpiangere. C'è Gori, d'accordo, ma anche Ozu e François, quest'ultimo a segno come il capitano Simone Marinai. Suo fratello Stefano si è metaforicamente messo l'elmetto e si è calato nella battaglia come Genovali e Remedi ed il portiere Carpita. Non ha vissuto la sua giornata migliore, ma è opportuno ricordare che era stato lui a scaraventare in rete il pallone del trionfo europeo, non più tardi di domenica scorsa.

Prima di questa doppia affermazione, nella bacheca dei versiliesi c'era appena un'altra Coppa Italia, datata 2012. Da lì in poi anni di digiuno e di delusioni, di finali perse e occasioni sfumate. E poi, tutto d'un tratto, il mondo bianconero si è capovolto. Un Viareggio che sa esprimere un beach soccer a tratti delizioso e che, quando necessario, sa privarsi del fioretto per utilizzare la sciabola. I ragazzi del Muraglione erano partiti il 22 maggio, direzione Catania, con tantissimi buoni propositi. Non pensavano che sarebbero saliti sul tetto d'Europa e che, in un batter di ciglia, avrebbero messo le mani pure sulla Coppa Italia.

A sostenerli, decine e decine di tifosi, fisicamente presenti alla DomusBet Arena e anche da casa, o nei pub, incollati alla tv. A qualcuno tutto questo non sembra vero, l'abitudine alle sconfitte in qualche caso fa dimenticare che lo sport offre continuamente occasioni per redimersi sportivamente. Dopo l'apoteosi nella Euro Winners Cup "Jeky" Valenti e suo padre Lirio si erano abbracciati. Ecco, quella è icona di ciò che meglio raffigura il senso di una squadra che pregusta già la Serie A e un "triplete" da leggenda.

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