Gioco
Pianto planetario per l’icona Alì Obama ai funerali
Le esequie del mito della boxe venerdì a Louisville I ricordi, da Mc Cartney a King: un uomo immenso
WASHINGTON. Il presidente Barack Obama, potrebbe partecipare ai funerali di Muhammad Ali che si svolgeranno venerdì a Louisville, in Kentucky. «So che lo sta prendendo in considerazione» ha detto il sindaco della cittadina americana Greg Fisher. La Casa Bianca non ha confermato l’eventualità. «Ali era una persona super che si è distinto in tutti i campi, dallo sport alle arti, alle attività umanitarie. Apparteneva al mondo intero». Louisville è la città natale di Cassius Clay. I funerali si terranno venerdì prossimo e l’elogio funebre è stato affidato per scelta della famiglia all’ex presidente Bill Clinton.
Da tutto il mondo continuano ad arrivare attestati di stima, se non di autentico amore, nei confronti del Più Grande. George Foreman, l'uomo che da Ali venne steso sul tappeto del ring di Kinshasa non smette di parlare del rivale-amico. «Dicono che Ali, Frazier, Foreman, Norton e Holmes siano stati fra i migliori di ogni tempo - è la sua ultima considerazione - e chiamano la nostra epoca l'Era d'oro dei pesi massimi. Ma non c'è alcun dubbio che il migliore di tutti noi è stato Ali». Non poteva mancare, dopo l'iniziale silenzio, la voce di colui che, grazie all'ex Cassius Clay, divenne l'organizzatore più celebre della boxe, oltre che un uomo ricco e potente. L'immagine di Don King nell'immaginario popolare è spesso associata a quella di Ali «il campione della gente che non morirà mai. Amavo quell'uomo, era un amico di tutta una vita». Don King organizzò fra gli 'Rumble in the Junglè, grazie ai soldi del dittatore Mobutu, e il contatto con la Madre Africa gli fece definitivamente capire che Ali era «un combattente per il popolo. Ha sempre dimostrato, pagando le conseguenze delle sue azioni, che tipo di carattere avesse, la propria forza interiore, ispirazione e motivazioni». Commosso, e commovente, anche il ricordo del più famoso arbitro di pugilato degli Usa, quel Richard Steele che con il tempo era diventato amico dell'ex campione, del quale assistette al tramonto pugilistico. «La prima e unica volta che ho pianto a un incontro - ha ricordato Steele - è stata quando lui affrontò Larry Holmes e io ero uno dei giudici. Si capiva chiaramente che Ali accusava i colpi e io soffrivo con lui: è stata una cosa difficile da vedere». Intanto davanti la casa rosa in cui l'uomo del sogno americano trascorse l'infanzia, in Grand Avenue a Louisville, e che ora è diventata il suo museo, si è formata una lunghissima fila di gente che depone fiori, palloncini, fogli con preghiere e guantoni da pugilato. «Caro Muhammad Ali...Ho amato quest'uomo.... È stato incredibile fin dal primo momento che lo incontrammo a Miami, e poi in tutte le innumerevoli occasioni in cui ci siamo incrociati nel corso degli anni». Anche Paul McCartney ha voluto commentare la scomparsa dell'icona planetaria, e posta una delle celebri foto, scattate nel campo di allenamento dell'ex campione, in cui Ali 'mette ko i 4 Beatles. «Oltre ad essere il miglior pugile di tutti i tempi - scrive ancora McCartney -, era un uomo gentile e con un grande senso dell'umorismo e che tirava sempre qualcosa fuori dalle tasche per fare qualche gioco di prestigio, a prescindere dalla situazione in cui si trovava. Il mondo ha perso una grande persona. Con amore, Paul».
Intanto sono state rese note le cifre relative all’eredità che si dovranno dividere i nove figli del più grande: si tratta di un valore intorno ai 50 milioni di dollari.
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