Il Tirreno

Livorno

L’annata super del basket a Livorno, ma solo insieme siamo grandi

Federico Lazzotti
L’annata super del basket a Livorno, ma solo insieme siamo grandi

Dalla promozione di Libertas e Pielle fino ai successi di Us e Labrronica in serie D, ma il prossimo anno la massima espressione della pallacanestro in città sarà la serie C

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LIVORNO.  Prima i complimenti a tutti. Perché nelle cosiddette minors di basket, Livorno quest’anno ha fatto la parte del cannibale, sia in termini di risultati che di seguito di tifosi. Oltre alle promozioni di Pielle e Libertas in serie C Gold, sono arrivate anche quelle di Us Livorno e Labronica dalla serie D alla Silver. Unico neo, dunque, resta la retrocessione del Don Bosco dalla B. Ma dentro al dramma sportivo dei rossoblù ci sono almeno due attenuanti: gli infortuni e la squalifica della stella Lucarelli, rimasto fuori per metà stagione a causa di una leggerezza.

Complimenti anche perché Pielle e Libertas, soprattutto nei tre derby giocati durante la stagione, hanno riportato la città al palazzetto come nei favolosi anni Ottanta: migliaia di persone sulle tribune, entusiasmo e sfottò sotto gli stessi colori che hanno segnato il passato.

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Ma non solo. Perché bastano altre due istantanee per misurare la fame di pallacanestro che si respira ancora a Livorno. La festa dell’Us al PalaCosmelli è stata un bel successo, mentre una marea giallonera ha accompagnato la Labronica fino alla palestra comunale di Poggibonsi (mica al Pianella di Cantù), per di più in un giorno infrasettimanale, per sostenere la squadra in una gara 2 di playoff di serie D, non proprio la finale scudetto.

Detto questo, il prossimo anno la Livorno dei canestri avrà come massima espressione cittadina, a meno di improbabili ripescaggi, la serie C. Un campionato che non rientra nemmeno tra quelli semi professionistici. Può bastare per una piazza che ha sfiorato lo scudetto, allevato campioni, ha uno dei palasport più belli d’Italia e migliaia di giovani che giocano a basket?

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Certo, se si trattasse di un punto di partenza potrebbe essere un’opportunità, uno stimolo a migliorarsi. Ma l’impressione è che a livello economico questo sia molto vicino al massimo sforzo per quei dirigenti che con passione e pochi soldi hanno tirato la carretta in questi anni. Allora le cose sono due: o una di queste realtà coinvolge un imprenditore o uno sponsor nel proprio progetto e prende il volo, o il rischio è battersi per anni per essere i primi nei palasport con i palloni sgonfi.

Eppure una proposta per una prospettiva diversa il sindaco l’aveva lanciata a tutte le società: una sola prima squadra e settori giovanili divisi. Ma il progetto, subito osteggiato dai tifosi, sembra essersi arenato. Un’occasione persa per fare canestro tutti insieme e diventare grandi.

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