La protesta
E Pinsoglio invia un altro certificato...
Il portiere doveva presentarsi ieri, ma non si è visto: salterà l’eventuale spareggio
LIVORNO. Altro giro, altra corsa, altro certificato medico. Carlo Pinsoglio anche ieri ha marcato visita e ormai è quasi certo che a queste latitudini non lo vedremo più. Certo, nessuno qui morirà di rimpianto o nostalgia, ma il dato - avulso da qualsiasi giudizio etico - è curioso.
STORIA MALEDETTA. Procediamo in ordine cronologico. Alle 2 del mattino di sabato 21 maggio, a poche ore dalla sua papera che è costata al Livorno la retrocessione in Lega Pro, il portiere amaranto viene aggredito da un tifoso che gli sferra un pugno in un occhio. Pinsoglio si reca all'ospedale di Cisanello dove gli vengono prescritti tre giorni di riposo e cure fino a tutto il 23 maggio. Spuntano però le classiche complicazioni. Così il giorno successivo ecco un nuovo certificato di 7 giorni che lo copre fino al 30 maggio. Ieri stessa musica. Altro documento firmato dal medico e via un'altra decina di giorni a casa. La società - per bocca del suo addetto stampa Paolo Nacarlo - non ha voluto precisare quanti giorni di 'malattia' sono stati concessi a Pinsoglio. Di sicuro però - come detto - siamo nell'ordine della decina di giorni se è vero che «non giocherebbe le due eventuali partite di playout» che sono in programma il 4 e l'8 giugno.
PAROLE AL VENTO. E dire che un paio di giorni dopo l'aggressione lo stesso Pinsoglio aveva dichiarato: «Sarei comunque pronto a giocare l’eventuale doppio spareggio con la Salernitana». Sembrava un'apertura, un segnale distensivo, e anche un'assunzione di responsabilità nei confronti dei compagni di squadra la cui porta stante la squalifica di Ricci sarebbe difesa, in sua assenza, dal baby Romboli. Poi, però, il numero uno piemontese è tornato sui suoi passi. D'altronde - per dirla con Manzoni - se uno il coraggio non ce l'ha non se lo può dare. Tutta questa spiacevole, ma anche grottesca situazione, merita una riflessione supplementare. La premessa è sempre la stessa: ogni forma di violenza merita di essere stigmatizzata. Nel calcio come nella vita ogni uomo ha diritto di sbagliare, di essere perdonato e riabilitato. Al netto di tutto questo Pinsoglio non ha rimediato una bella figura. Ci sarebbe piaciuto che le sue parole fossero state seguite dai fatti: il ritorno in campo, una pacca sulle spalle dei compagni e di nuovo in trincea. E invece niente di tutto questo. In campo, da portiere è stato - purtroppo - un ottimo incassatore di gol. Fuori, in versione pugile, pessimo incassatore di un pugno. A meno che, nella notte tra il 20 e il 21 maggio per le vie di Tirrenia non si sia aggirato - a nostra e sua insaputa - Mike Tyson, capace di sferrargli un cazzotto da 20 giorni di prognosi.
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