Gioco
Panatta, eroe al Roland Garrros di 40 anni fa
Il nostro mito della racchetta si racconta «In Francia mi sentivo come a casa mia...»
di VEZIO TRIFONI
Adriano Panatta dopo 40 anni da quel mitico 1976, con il grande tris Roma-Roland Garros-Coppa Davis, ancora nessun tennista italiano è stato in grado di far meglio di lui, ritorna in Toscana per inaugurare il campo centrale del Tc Taddei a lui intitolato. Tanti gli appassionati e i curiosi che hanno voluto esserci per applaudire chi ha fatto sognare tanti tennisti.
«Per me la Toscana, e soprattutto la Versilia, è come una seconda casa - dice Panatta - Ho passato momenti bellissimi sia in vacanza e anche prima di andare a vincere trofei che sono rimasti nella storia. È sempre stato un posto magico dove si potevano trovare energie impensabili e dove trovavi sempre momenti di gioia». Ora Panatta commenta i Grande Slam su Eurosport e gira l’Italia per fare stage di coaching nei circoli tennis del Paese per un ciclo di eventi. Sarà lui a premiare il vincitore del Roland Garros per ricordare quella sua magica stagione. «Il Roland Garros è stato il mio Grande Slam preferito perché mi sembrava di giocare in casa - continua Panatta - Tutti facevano il tifo per me ed era bellissimo poter giocare su quei campi. I francesi si legano a un giocatore e anche se ero italiano mi incitavano e mi davano una carica incredibile. Sarà bello poter consegnare al vincitore di quest’anno la coppa che io 40 anni fa ho vinto». Durante l’inaugurazione del campo Panatta ha giocato con i bambini dando consigli e sfottendo i malcapitati “allievi”.
Il tennis italiano ha avuto un 2015 da ricordare ?
«Per le donne sicuramente. Per loro la stagione è andata benissimo, con la finale Us open Pennetta-Vinci. Meglio di così non potevano fare. Tra gli uomini assolutamente no. Da loro nulla da ricordare, nulla che abbia lasciato il segno. Io da Fognini mi aspetto molto di più. È un giocatore che ha tutte le caratteristiche tecniche per fare molto meglio. Col bagaglio di colpi che ha potrebbe stare stabilmente tra i primi della classe».
Cosa gli manca?
«Sta sempre lì a un passo dal salto definitivo che non arriva mai, gli manca un po’ il resto, più che una questione di testa secondo me gli manca la determinazione».
Prima o poi un nuovo Panatta arriverà?
«Ad oggi l’unico che ha gran talento nel circuito è Fabio Fognini altri non ne vedo».
Quinzi, che ha vinto Wimbledon junior nel 2013?
«Sinceramente non saprei. Quinzi non lo sto più seguendo. Bisognerebbe chiederlo a chi lo allena e lo segue. Io l’ho visto la prima volta a San Benedetto del Tronto quando aveva 7 anni e fui il primo a dire al padre che doveva giocare a tennis. Poi non so bene il suo percorso ma evidentemente qualcosa non ha funzionato perché aveva tutte le caratteristiche per diventare un giocatore di un certo livello».
Gli italiani maturano sempre dopo?
«È proprio una caratteristica italiana quella di maturare più tardi rispetto ai tennisti di altri paesi. La storia ci dice questo. In Italia si comincia a maturare intorno ai 25 anni, non ci sono mai stati giocatori precoci da noi. E quella storia che i nostri non crescono velocemente perché non vengono mandati a fare tornei ed esperienza all’estero, non vale più. Ormai è tutto globalizzato».
Quello di oggi è tennis completamente diverso da quello che si giocava negli anni 70/80?
«Beh, il tennis moderno è diventato un’altra cosa. Ai miei tempi c’era bisogno di avere una buona dose di fantasia. Oggi se ne vede meno. Hai anche molto meno tempo per pensare. Ora il tennista perfetto è Nole Djokovic anche se il vero fenomeno è Roger Federer che ha una classe immensa e che gioca con la fantasia che riuscivamo a mettere noi».
Un altro capitolo da ricordare è la Coppa Davis...
« La nostra squadra era composta tutta da giocatori che stavano insieme e che grazie a un maestro come Mario Belardinelli che ci ha insegnato a giocare a tennis riusciva a compattarsi e vincere con squadr molto più forti. Eravamo un tutt'uno anche con Nicola Pietrangeli che era il capitano. La Davis è l'espressione massima per un giocatore italiano e sia da giocatore che poi da capitano l'ho sempre considerata come un grande slam e sono fiero di essere riuscito a vincerla insieme ai miei compagni nel 1976».
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