Gioco
Ciao ciao cannonieri Miro, Diego e Totò 818 reti in tre: l’addio
Klose il mattatore, El principe Milito e super Di Natale lasciano il campo, ma già pensano agli ingaggi futuri
di GIORGIO BILLERI
Milito, Klose, Di Natale: ottocentodiciotto gol (818) imboccano la malinconica via della pensione. È la vita, è il calcio: la legge della carta d’identità, dell’invecchiamento agonistico non lascia scampo. Miro, Diego e Totò, tre favolosi ragazzi degli anni Settanta, decennio magico che - per dire - ha partorito Toni, Totti, Del Piero (tra gli altri), hanno incarnato, ognuno a suo modo, l’arte di fare gol: facile, quasi fisiologico per mostri del loro calibro, montagna da scalare per gli esseri normali. Klose, serioso figlio di Polonia, adottato da bambino dalla Germania, ha ricambiato diventando il cannoniere più prolifico nelle fasi finali dei campionati del mondo. Diego, detto El Principe per le doti di innata eleganza dietro a quella maschera da killer delle aree di rigore, resterà scolpito in . saecula saeculorum nella storia dell’Inter per la doppietta letale nella finale di Champions a Madrid contro il Bayern, porta spalancata verso il Nirvana del Triplete. Totò, irridente scugnizzo campano dai piedi di zucchero, fisico normale tra i superman, ma tecnica di grana finissima: 190 gol con la maglia dell’Udinese, mica del Barcellona, un prestigiatore di provincia che ha preferito la famiglia, gli affetti di una piccola città alle paillettes del grande calcio.
C’è un velo di tristezza, da ieri: una camionata di gol che camminano sul prato per l’ultima volta, celebrati come meritano. Le luci dell’Olimpico, ieri sera, si sono accese sul numero 11 più letale della storia moderna del football. Miroslav Klose dice addio alla sua Lazio, la partita contro la Fiorentina sarà l’ultima dell’attaccante tedesco con la maglia biancoceleste e forse della sua carriera. Il 30 giugno infatti scadrà il contratto della punta: dopo cinque anni a Roma non prolungherà ulteriormente, a fine stagione rifletterà su quale nuova avventura intraprendere. Prima di tutto dovrà decidere se continuare la sua carriera da calciatore o iniziarne una tutta nuova da tecnico: la MLS americana chiama insistentemente, alcuni club tedeschi anche, ma la Germania lo vorrebbe inserire subito nella federazione per iniziare ad allenare le nazionali giovanili. Insegnando, magari ai ragazzini, l’arte del taglio dietro le punte, o dello stacco di testa in anticipo sul difensore che per lui è diventato un marchio di fabbrica. Per lui l’età non conta affatto, in questa stagione ha messo il turbo nel finale siglando sei gol nelle ultime sei partite di campionato. Gli ultimi due con Inter e Carpi gli hanno permesso di centrare un nuovo record e di avvicinarsi a un altro: la Lazio è infatti diventata la squadra con cui ha segnato più gol in carriera, 63 reti, proprio come quelle siglate con il Werder Brema. Klose è stato abituato a centrare ogni obiettivo nella sua lunga carriera: infatti è il capocannoniere di sempre della Germania con 71 gol, il miglior marcatore nella storia dei Mondiali con 16 reti in quattro competizioni iridate.
Ad Avellaneda, ultima tappa della favolosa carriera di Diego Milito, si pensa addirittura di dedicare una strada al grande bomber di Inter ed Argentina. Dieguito, a 37 anni, pensa di partire proprio dal Racing per la sua carriera di allenatore, ma chissà quanti tifosi interisti vorrebbero, un giorno, vederlo sulla panchina del Meazza. Già, perché quella doppietta che valse la coppa dalle grandi orecchie non si dimentica, ma soprattutto è impossibile archiviare le 76 reti in 171 presenze con la maglia del Biscione, e senza mai una polemica, senza mai alzare la voce, costituendo con Zanetti e Cambiasso la spina dorsale di uno spogliatoio al titanio.
Al Friuli, invece, è andato in scena ieri sera l’ultimo tango d Totò Di Natale. «Sono stati dodici anni bellissimi - le sensazioni del campione diventato uomo all’Empoli - senza la società, i tifosi, i miei risultati sarebbero stati zero. Vorrei ringraziare anche i miei genitori, mia mamma e mio papà, e tutti coloro che hanno sempre creduto in me. Non scomparirò da Udine, perché i miei figli sono affezionati a questa città, soprattutto mio figlio Filippo. Ora penso a prendermi due mesi di vacanza, ma non ho fretta. Deciderò con calma, ma giocare lo escludo, perché non mi cambierebbe nulla giocare un altro anno».
Totò ha una sola spina nel cuore: l’ultimo anno è stato una Via Crucis più che una celebrazione. Ai margini del progetto e della squadra, un solo gol e tanta tribuna. Non importa Totò: la poesia nei tuoi piedi non conosce tramonto.
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