Il Tirreno

Livorno

UNO SCHIAFFO AI FACILI MORALISMI

di FABIO DEMI

di FABIO DEMI «Ma i moralisti han chiuso i bar, e le morali han chiuso i vostri cuori, e spento i vostri ardori...». Questi versi di una bellissima canzone di Francesco Guccini possono calzare a...

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di FABIO DEMI

«Ma i moralisti han chiuso i bar, e le morali han chiuso i vostri cuori, e spento i vostri ardori...». Questi versi di una bellissima canzone di Francesco Guccini possono calzare a pennello nella vicenda di Alex Schwazer. Si è dopato, ha commesso un errore madornale. Ha pagato con una sacrosanta squalifica. È tornato, ha vinto e nelle gambe ha la possibilità di regalare grandi soddisfazioni ai colori azzurri alle Olimpiadi di Rio. Quindi, ora basta. Nessuno ha il diritto di continuare a puntare il dito sul peccatore, di svalutare le sue imprese come inesorabilmente macchiate. Evitiamo, giust’appunto, il giudizio inquinato dal moralismo.

Il passato non potrà essere cancellato, e Alex si porterà sempre dietro l’onta di aver barato, di essersi lasciato abbindolare dalle sirene dei metodi proibiti. Ha preso in giro l’Italia, soprattutto chi, come me, lo aveva osannato come un eroe dell’antica Grecia. La 50 km. di marcia è una faticaccia pazzesca, gli allenamenti sono bestiali e vedere quel giovincello biondo accarezzare l’asfalto con un mix perfetto di potenza e agilità, madido di sudore e con la sofferenza stampata sul volto, causava automaticamente un tifo sfegatato. Certo, il ragazzo non era una simpatia, e lo spot pubblicitario per la cioccolata, con quel suo italiano improbabile, non contribuiva a sublimarne l’immagine. Ma insomma, era un grande atleta. A Pechino, nel 2008, vincendo l’oro olimpico, fu da delirio.

Poi il tonfo. Il viaggio all’inferno. Positivo all’Epo. Nessuno lo aveva obbligato. Se l’era andata a cercare. La sua mente, sotto pressione per la marcia olimpica di Londra, era andata in tilt, ossessionata dagli avversari, soprattutto dai russi. Aveva svalvolato.

La vergogna cucita addosso, come se avesse una lettera scarlatta. Una grande “D”: Dopato. Il marchio dell’infamia. In molti chiedevano di squalificarlo a vita, di non concedergli una seconda chance, perché troppo forte era stata la delusione, troppo grande era stato l’imbroglio. Invece una seconda chance l’avuta, e l’ha sfruttata, dopo tre anni e nove mesi di stop forzato.

La vittoria di Schwazer nella 50 chilometri di marcia mondiale a Roma, tra le immortali rovine di quella che fu la capitale del mondo, è una di quelle storie che devono unire lo sport in un applauso globale. Da uomo nero, Alex torna ad essere il biondino imprendibile di Pechino. «Penso che in Italia - ricorda - io sia uno dei pochi ad aver chiesto scusa. Ora cerco di ripartire». Ha leve e polmoni d’acciaio. Va incoraggiato nel suo cammino.

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