Il Tirreno

Livorno

L’Olimpiade, l’argento, e una gloria senza età

di Mario Orsini
L’Olimpiade, l’argento, e una gloria senza età

Franco Nenci premiato a Roma per i 100 anni della Federazione: «Mi sento nella storia»

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LIVORNO. L’ennesimo premio per Franco Nenci. A Roma, al Foro Italico, durante il gran Galà dei festeggiamenti per i 100 anni della FPI. Al suo fianco fuoriclasse del pugilato che hanno fatto sventolare la bandiera tricolore sul podio Olimpico e/o Mondiale.

Per il mitico Franco medaglia d’argento, nei welter leggeri, alle olimpiadi di Melbourne nel 1956, un tuffo a ritroso nei ricordi in uno sport che in quasi settant’anni gli ha regalato tante soddisfazioni. A fare gli onori di casa, al Foro Italico, il presidente del Coni Giovanni Malagò e i vertici federali al gran completo, cominciando dal presidente Alberto Brasca e proseguendo con tutti i consiglieri. E inoltre il presidente dell’Aiba Ching-Kuo Wu, il suo vice e responsabile europeo (Eubc) Franco Falcinelli e il presidente della Lega Pro Carlo Nori. Tra gli oltre trecento invitati, anche manager professionisti, maestri di pugilato e responsabili dei comitati regionali della Fpi tra cui Giuseppe Ghirlanda (Toscana) che ha fatto il viaggio insieme al suo vice Tancredi Gioia e a Franco Nenci.

A qualche giorno, dalla premiazione, Nenci ricorda alcuni flash indelebili della serata romana: «Ricevere un premio fa sempre piacere. E alla mia “veneranda” età lo fa ancora di più. E’ stata una giornata stupenda. Essere chiamato su quel palco è stato bello. Significa che ho fatto qualcosa di importante se dopo sessant’anni, sono ancora nel gruppo dei premiati».

Poi aggiunge: «È stata occasione per rivedere tanti pugili e scambiare qualche parola con alcuni di loro». Chi c’era? «Bella domanda. Campioni olimpici e mondiali come Bolognesi, Benvenuti, Cammarelle e Stecca. E inoltre Franco Falcinelli, Alberto Brasca, Malagò, Cherchi, Spagnoli, Loreni. Ma l’elenco è lungo e la memoria un po’ corta. Mi ha fatto piacere che siano stati dati anche premi alla memoria a campioni come Duilio Loi e Mario D’Agata».

Benché abbia già spento le candeline delle 81 primavere (27 gennaio), per Franco Nenci l’orologio biologico del pugilato non si è ancora fermato. Il fisico sembra refrattario agli acciacchi e la passione ancora viva e vegeta. Una molla, che giornalmente lo spinge a incamminarsi verso l’Accademia dello Sport per insegnare i segreti della noble art a giovani e meno giovani (amatori). Un ruolo, quello di maestro, che gli calza a pennello per averlo svolto anche in nazionale: dall’’87 al ‘92. Franco Nenci, lo ricordiamo è l’unico pugile livornese ad aver conquistato una medaglia olimpica in questo sport: «A Melbourne, sessant’anni fa mi giocai il titolo olimpico con Vladimir Yengibaryan, un pugile sovietico già campione d’Europa assoluto nel 1953. In Unione Sovietica a quel tempo era vietato il professionismo e lui era davvero un bel campione. Nonostante questo disputai un gran match. Al momento del verdetto però arrivò una super delusione. I giudici assegnarono la parità 56 a 56 e l’arbitro, dette la priorità al russo».

Poi aggiunge: «Tre anni fa ho saputo che Vladimir se n’è andato e mi è un po’ dispiaciuto». Infine un ricordo sull’amico fraterno Mario Sitri, con lui a Melbourne e scomparso 5 anni fa: «Una medaglia l’avrebbe meritata anche Mario. Invece, nei quarti, ebbe la sfortuna di trovarsi davanti un irlandese davvero forte. Il match fu di una crudezza e durezza inimmaginabile. E il verdetto impietoso con Mario. Peccato».

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